Speaker's Corner

Caro Dott. Calenda

Carlo Calenda presenta Azione

Caro dott. Calenda, Le scrivo queste righe dopo aver letto il manifesto di Azione. L’idea, se non erro, è quella di costituire un partito capace di riunire le forze liberali e progressiste del Paese, per contrastare l’avanzata del populismo.

Arrivo subito al punto: si eviti fatiche inutili. Vista la stima nei Suoi confronti, non voglio illuderLa, a costo di risultare brutalmente sincero. Avrei potuto scriverLe una lettera colma di entusiasmo e buoni auspici, ma sarebbe stata completamente falsa. Siamo una nazione in declino da più di 30 anni, praticamente irrecuperabile. Senza la Troika, non abbiamo la minima possibilità di salvarci.

Dott. Calenda, le ho sempre riconosciuto onestà cristallina, grande preparazione e coinvolgente passione per la gestione della cosa pubblica, per quanto, talvolta, alcune Sue dichiarazioni sulle presunte “cazzate del liberismo” abbiano mostrato, ai miei occhi di austero settentrionale, un lato del Suo carattere eccessivamente passionale.

Cazzate del liberismo” a parte, vorrei elencarLe una serie di motivi per cui il Suo pur nobile progetto politico avrà vita breve.

  • Anche se Azione dovesse raggiungere la doppia cifra, cosa molto ardua, dovrebbe pur sempre trovare alleati. Escludendo, per ovvi motivi, Lega e 5 stelle, rimangono Renzi, Forza Italia e il Pd. Il primo è finito, anche se finge di non capirlo. Forza Italia, docile e salivante cane da compagnia di Salvini, è un partito co-fondato da due pregiudicati e nel 2011 ci ha portato ad un passo dal baratro. In breve: è impresentabile. Il Pd ha l’enorme colpa di essersi alleato con i 5 stelle pur di andare al governo. Non è credibile. In sintesi: non avete alleati con cui governare. Allo stato degli atti, esiste una sola alternativa: prendere la maggioranza dei voti… A Roma, in questi casi, siete soliti affermare: “ciao core! “.
  • Fare politica richiede visibilità e denaro. Il Suo partito Azione non potrebbe contare né sui mezzi di comunicazione di Berlusconi né sui rubli di Putin. I programmi trash del Caimano e i pennivendoli di bassa Lega come Belpietro, Sallusti e Feltri spareranno ad alzo zero contro il Suo partito. Mutatis mutandis, sarete ricoperti di infamia come accadde con Monti. Parlando di denaro, non conterei più di tanto sui contributi volontari dei cittadini. Il crowdfunding ha vita breve se chi paga non vede finalizzato il suo impegno economico. Detto altrimenti: perché dovrei continuare a finanziare un partito irrilevante?
  • Non si può pensare di esistere solo a livello nazionale e non a livello locale. Anche in tal caso, si ripropone il rebus delle alleanze, sempre che non vogliate correre da soli ed avere percentuali da prefisso telefonico. Anche allearsi con le liste civiche non rappresenta una soluzione pienamente convincete. Troppo spesso, infatti, sono il paravento dei partiti tradizionali celati sotto mentite spoglie.
  • La maggioranza degli elettori italiani, purtroppo, odia la triste realtà dei fatti e ama folli promesse elettorali finanziate in deficit. I governi Berlusconi hanno utilizzato la spesa corrente ed il debito pubblico come nessun altro nella seconda Repubblica, eppure il mantra ripetuto a perdifiato dal padrone di Forza Italia e dai suoi sottoposti è sempre lo stesso: “meno Stato, meno tasse per tutti“. Renzi e Gentiloni hanno avuto circa 30 miliardi di euro di flessibilità, ovvero deficit, senza conseguire effetti di livello. La crescita di quegli anni, infatti, non è dovuta alle manovre del governo ma alle performance degli altri Paesi che hanno trainato il nostro export. In fin dei conti, nel 2017 il Pil italiano era il fanalino di coda dell’eurozona; superato da un colosso come la Grecia…
  • Parlando di populismo, Salvini e i 5 stelle non hanno rivali. Hanno stravinto le elezioni del 2018 con una serie di fesserie costosissime e dannose ma, come volevasi dimostrare, di grande presa sull’elettore medio. Dichiarare di voler togliere il reddito di cittadinanza La renderà impopolare in Meridione. La proposta di abolire quota 100, e lei dovrebbe saperlo Dott. Calenda, La esporrà al pubblico ludibrio come successo alla Fornero. In Lombardia e Veneto, qualunque proposta ragionevole sull’immigrazione sarebbe considerata, dalla maggioranza degli elettori, buonista e pericolosa per la sicurezza pubblica.

Tra l’altro, in una recente intervista, Lei ha dichiarato che il Sud “ ha bisogno di più Stato. Spero si sia trattato di un refuso. Non La capisco: il surplus fiscale del Nord Italia, c.ca 70 miliardi di euro, serve anche per finanziare il deficit fiscale di c.ca 60 miliardi di euro del Sud, e la soluzione a ciò sarebbe quella di garantire più Stato?

Dott. Calenda, non sarebbe meglio varare un federalismo fiscale serio, capace di responsabilizzare una volta per tutte il Mezzogiorno? L’ eccesso di dipendenti della regione Sicilia o l’evasione fiscale della Basilicata o della Calabria si curano con più Stato? Detto per inciso: in Italia, il personale pubblico preposto al controllo fiscale consta di 97.000 dipendenti; l’Inghilterra ne ha 60.000, con il 30% in più di Pil. Ha meno Stato, eppure la percentuale di evasione fiscale è minore di quella italiana. In Francia, il numero dei dipendenti è simile al nostro, ma il suo Pil supera quello italiano del 30%. Anche in questo caso perdiamo il confronto: i cugini d’oltralpe evadono meno. Le problematiche del Sud sono causate da uno Stato fenomenale nel chiudere un occhio davanti a questioni spinose per mero clientelismo politico. Punto.

Calenda, pensa davvero di diventare egemone in Meridione promettendo di combattere l’evasione fiscale e le spese allegre pagate dal Pantalone del Nord? È davvero convinto di non essere costretto ad allearsi con partiti intenzionati, una volta vinte le elezioni, a non cambiare di una virgola la situazione? Se si allea, perde credibilità. Se non lo fa e non asseconda il fastidioso piagnisteo di parte dei meridionali, diventa irrilevante.

Guardiamoci in faccia. Siamo un Paese in cui un numero troppo elevato di elettori è fermamente convinto di poter creare ricchezza grazie alla spesa pubblica pagata a debito; dove si pretende di aumentare la presenza statale senza aumentare le tasse e dove, con poche lodevoli eccezioni, partiti e sindacati difendono perinde ac cadaver un sistema pensionistico insostenibile.

La dura realtà dei fatti è agli antipodi delle favole narrate da Di Maio, Renzi e Salvini. Dobbiamo tagliare le pensioni per poter dare più soldi ai giovani. Gli 80 euro e il Reddito di cittadinanza vanno aboliti. La scuola va riformata, puntando molto di più sugli istituti tecnici, troppo spesso ingiustamente sottovalutati.

Dott. Calenda, giovani devono studiare prevalentemente materie scientifiche, l’informatica, l’inglese e, perché no, anche il cinese. Senza le skill necessari non riusciranno mai ad avere un lavoro ben retribuito.

Oltre a ciò, bisogna varare un federalismo fiscale serio e mettere le micro imprese, uno dei troppi talloni d’Achille della nostra economia, davanti ad un’alternativa secca: 1) investire per crescere, 2) rimanere piccole, ma a loro rischio e pericolo. Quelle veramente competitive sopravviveranno. Le altre saranno schiacciate dalla concorrenza, senza ricevere nessun tipo d’aiuto dallo Stato come, in primis, la patetica tolleranza, soprattutto al Sud, della loro evasione fiscale.

Non so quale partito sia talmente folle da presentarsi agli elettori con un programma contenente, in tutto o in parte, i punti sopra indicati. Al momento del voto, come è sempre accaduto, la maggioranza degli elettori si farà irretire dal pifferaio magico di turno, intento a promettere spesa pubblica a volontà finanziata in deficit.

Continueremo a galleggiare finché il risparmio privato potrà essere tassato per pagare le promesse da libro dei sogni del politicante di turno. Dopodiché, —e voglio essere sincero con Lei, Dott. Calenda— spero arrivi la Troika. Diversamente, dovremo prepararci ad un drastico impatto con la realtà.

Concludo la lettera riprendendone l’incipit. Caro dott. Calenda, Lei è una persona onesta e preparata. Non perda tempo a voler raddrizzare un Paese felicemente e stupidamente lanciato a velocità massima verso l’autodistruzione. Torni a fare il manager. Abbandoni l’Italia al suo destino.

Se invece decidesse di buttarsi nell’agone politico, Le auguro ogni bene.

Spero proprio che le mie previsioni si rivelino del tutto sbagliate.

Con stima. Giangiacomo Aliprandi.

Giangiacomo Aliprandi

Nato a Brescia. Diplomato al Liceo classico. Laureato in giurisprudenza, opero nel settore immobiliare. Nel tempo libero scrivo corrosivi pamphlet.

4 comments

Dario Greggio 24/11/2019 at 21:34

dolcissimo 🙂

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Fabrizio 25/11/2019 at 12:15

Carissimo Dottor Aliprandi, da professionista, da emigrato e da cittadino del sud complimenti. HA ASSOLUTAMENTE RAGIONE e l’ultima sua riflessione è ciò di cui sono convinto da tempo.

Ciononostante un briciolino di speranza all’italiana vuole credere che l’ambizione che pare più come un opera titanica di Calenda possa funzionare. Altrimenti….. Tanto vale cambiare cittadinanza

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Aldo Mariconda - Venezia 25/11/2019 at 12:54

L’articolo è purtroppo molto concreto nel suo pessimismo. Io non so se veramente esista un’area liberaldemocratica, di fatto ancor più ristretta rispetto al c.d. centro “moderato” che si è sfaldato come neve al sole causa l’estremizzazione e polarizzazione della politica e il trasformismo seguito alla caduta delle ideologie.
Io stimo Calenda come uno dei personaggi più preparati, sicuramente con una cultura industriale e del Mercato. Spero che l’uscita dell’Italia dalla crisi non debba essere solo condizionata dallo shock di un fallimento che preluda alla Troika.
Spero che Calenda sappia e possa tessere la sua tela. In fondo viene da una valida esperienza aziendale ed è stato un ottimo ministro. Credo abbia anche lavorato in Cionfindustria.
Vediamo e speriamo!
Io ho rivolto una qualche critica al suo Manifesto: vorrei il nascere un PARTITO DELLO SVILUPPO, imperniato sulla proposta di quelle riforme atte a rilanciare l’economia italiana (mi riferisco per rapidità a Cottarelli) anche come base per re-inventare il welfare. Aumentare la ricchezza, non sempre lottare per dividerla e distribuirla meglio, magari per sfondare il macigno del debito pubblico sempre per aumentarlo!
Il tutto imperniato su Merito, Concorrenza e Mercato.
Difficile in Italia, ma se cominciamo a condannare alche quel poco che nasce, diamo già per persa la partita di un Paese oggi decisamente in declino.

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Rocco 29/11/2019 at 12:07

L’unica possibilità è che tutti coloro che hanno formato micro-movimenti politici “liberal-democratici” (pragmatico-realisti, meglio) si uniscano. Più Europa, Azione, e altri che non ricordo devono abbandonare le proprie ambizioni personali e di carriera politica e dimostrare che se veramente hanno a cuore il paese si devono aggregare. Insieme alla gente di LiberiOltre e altri think tanks che facciano da substrato culturale, bisogna cambiare rotta nel modo di fare politica.
Calenda si fa eleggere nel PD e poi fa il suo partito con il culo parato e molla il PD…
Più Europa attira profughi di qua e di là, non solo, gli affida il partito…
Insomma non sono queste le premesse per fare “qualcosa di nuovo”.

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