Speaker's Corner

Disturbo della quiete: c’è chi chiede che diventi “peccato veniale”…

Ne sa qualcosa chi ha la sventura di vivere sopra una cornetteria aperta di notte o nei pressi di un locale che “spara” musica a tutto volume: pur non soffrendo di nervi, queste eventualità possono trasformare una comune esistenza in un inferno. Eppure, tra le battaglie che sta portando avanti la Federazione italiana dei pubblici esercizi, c’è quella di “depenalizzare il reato di disturbo della quiete e del riposo delle persone”, come recita un comunicato che sembra una burla di Carnevale o un pesce d’aprile.

D’accordo, ognuno deve portare acqua al proprio mulino, tanto più un’associazione di categoria che deve tutelare proprio chi “rumore” lo fa per professione. Non a caso tra le proposte avanzate dal consigliere delegato di Fipe, Rodolfo Citterio, nel corso dell’incontro “Come valorizzare i locali e la musica dal vivo” a Milano ci sono anche gli sgravi fiscali per i locali che intendono adeguarsi alla normativa sull’impatto acustico, la riduzione dei costi della Siae per i giovani artisti e la sottrazione della disciplina sugli spettacoli al controllo del ministero degli Interni. Ognuno fa il suo mestiere, insomma. Ma trasformare il disturbo della quiete pubblica in una sorta di “peccato veniale”, specie in città ad altissimi tassi di stress, secondo chi scrive ha poco senso. E illogica mi appare anche la giustificazione della proposta che, per il solerte consigliere, “mira a consolidare un settore fondamentale che complessivamente muove un volume d’affari di un miliardo di euro l’anno”. Il movimento economico dovrebbe giustificare gli assalti ai filamenti nervosi altrui.

La dichiarazione testuale di Citterio, riportata nel comunicato Fipe, si commenta da sola: “Negli ultimissimi anni sono spuntati troppi paletti che rendono impossibile, per chi gestisce un bar o un ristorante, organizzare spettacoli dal vivo: basta che ci sia un piccolo palco o che sia previsto un sovrapprezzo per la prima consumazione ed ecco che una performance live in un locale da 150 persone viene equiparato a un vero e proprio concerto in piazza. Un’assurdità che penalizza anche i giovani talenti che spesso vedono in queste serate un trampolino di lancio per carriere prestigiose”.

Non soffocate i futuri Vasco, insomma. Il grido di battaglia sarà quello di Adriano Pappalardo: “E lasciami gridare, lasciami sfogare, io senza amore non so stare…”.

E Citterio insiste: “bisogna spostare la disciplina degli spettacoli in un altro ministero che non sia quello degli Interni altrimenti questi eventi continueranno ad essere vissuti solo come un tema di ordine pubblico”. Perché, si sa, tante di queste performance da strada polarizzano congreghe di vergini. Con vocine bianche.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

1 comment

Dario Greggio 22/11/2019 at 20:45

dovete morire, umani di merda 😉

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