Politica estera

Iran sempre più minaccioso ma per Di Maio è tempo di incontrare Zarif

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Iran sempre più minaccioso ma per il nostro ministro degli esteri Di Maio è tempo di incontrare il suo omologo Zarif. Una serie di documenti diffusi dal New York Times dimostrerebbero come Teheran lavori alacremente per diventare il nuovo Stato guida del Medio Oriente. Iran punterebbe al boccone più prelibato, l’Iraq ormai sguarnito dalla presenza Usa. Ma anche verso nuovi lidi come la Turchia, con Erdogan che avrebbe favorito la apertura del dialogo fra gli Ayatollah e la potente Fratellanza Musulmana.

Il quotidiano americano cita fonti dei servizi iraniani e in Italia è stato meritoriamente ripreso da Rights Reporter. L’Iran senza colpo ferire sta prendendo il controllo dello stato iracheno, della politica, dei servizi segreti, delle leve economiche della antica Mesopotamia. Questo secondo i documenti diffusi da NYT. Il quotidiano Usa ricorda che in occasione delle rivolte recenti scoppiate in Iraq il generale delle Forze Qods iraniane, Suleimani, è stato a Baghdad per capire come contenere le spinte antiraniane delle proteste.

Ancora più preoccupante la notizia riportata dal NYT di un incontro avvenuto in Turchia sotto la regia di Erdogan tra iraniani e Fratelli Musulmani. L’incontro prefigurerebbe una saldatura tra mondo sciita e un pezzo fondamentale dell’islam sunnita in funzione antisaudita. Una mossa destinata a rafforzare anche i legami già esistenti fra Teheran e Hamas a Gaza in funzione anti-israeliana.  

Intanto in Iran le forze della polizia fanno sapere che la protesta scoppiata contro il carovita domenica scorsa è rientrata. Il quotidiano ultraconservatore Kayhan, vicino alla Guida della Repubblica Islamica Khamenei, annuncia che i leader della rivolta saranno impiccati. Il ministro degli esteri Zarif e i Pasdaran della Rivoluzione iraniana accusano gli Usa di aver tramato per far scoppiare la rivolta.

Oggi un gruppo di giovani iraniani a Roma si è riunito chiedendo al nostro governo di non restare indifferente di fronte alla protesta e alla repressione delle autorità iraniane. I giovani avevano il viso coperto per non farsi identificare. Hanno denunciato il fatto che sarebbero decine le persone uccise durante la repressione dei moti di protesta ordinata dagli ayatollah.

Anche le Nazioni Unite parlano di “numero significativo di morti” in Iran. Nulla si può sapere dalle fonti iraniane perché da domenica sera oltre al coprifuoco il regime ha anche messo il bavaglio a Internet. Del resto i giovani iraniani che hanno protestato in Italia possono tranquillamente tornarsene a casa.

L’ambasciatore iraniano a Roma ha assicurato che torneremo presto ad essere il primo Paese partner economico della Repubblica islamica. Hamid Bayat, l’ambasciatore, sprona il nostro governo a dare “un segnale per riavviare il dialogo”. Dialogo che non si è mai interrotto ma raffreddato sì, visto che l’Iran ha fatto carta straccia degli accordi presi con Usa e Ue sullo stop al suo programma nucleare.

Non finisce qui. Abbiamo un ministro degli esteri, Luigi Di Maio, che quando si occupa di relazioni internazionali si limita a dire che l’Italia non interferisce nelle questioni interne degli altri Paesi. Come ha fatto parlando della Cina e della repressione di Pechino a Hong Kong. Figuriamoci allora se disturberemo i Pasdaran nella repressione delle rivolte interne. Tanto più che a dicembre Di Maio si prepara ad incontrare in Italia il ministro degli esteri iraniano Zarif.

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio ha studiato filosofia a Napoli. Classe 1975, si occupa di internazionalizzazione delle aziende.

1 comment

Dario Greggio 20/11/2019 at 20:32

😀 #finedellafecciaumana

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