Economia & Finanza

Tasso di povertà, Italia sesta in Europa

L’Italia è il sesto Paese europeo a maggiore rischio di povertà con il 27,3 per cento di indigenti. Peggio di noi solo Bulgaria (32,8 per cento), Romania (32,5), Grecia (31,8), Lettonia (28,4) e Lituania (28,3). Appena meglio la Spagna (26,1). È quanto emerge dal Report 2019 della Caritas su povertà ed esclusione sociale, secondo cui in Italia risulterebbero in uno stato di povertà assoluta 1,8 milioni di famiglie (il 7 per cento dei nuclei familiari) per un totale di oltre cinque milioni di individui (l’8,4 per cento della popolazione). Il dato è lo stesso dell’Istat, diffuso a giugno scorso.

I numeri sono più o meno stabili negli ultimi tre anni, mentre dall’inizio della crisi, anno 2007, l’incremento sarebbe stato del 181%. Nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole l’incidenza della povertà assoluta sugli individui raggiunge rispettivamente l’11,1 e il 12 per cento a fronte di valori molto più contenuti registrati nel Centro (6,6) e nel Nord (6,8).

Ad incidere in modo particolare sulla povertà assoluta risultano per lo più la cittadinanza, l’ampiezza dei nuclei familiari e l’eventuale presenza di figli minori, il livello di istruzione, l’età, lo stato di disoccupazione e, in caso di occupazione, il tipo di lavoro svolto.

Emblematica l’incidenza del livello di istruzione: la diffusione della povertà è strettamente correlata al titolo di studio. Gli ultimi dati Istat dicono che nelle famiglie il cui capofamiglia non possiede alcun titolo di studio, o al massimo la licenza di scuola media inferiore, i livelli di povertà superano il valore medio, collocandosi rispettivamente all’11 e al 9,8 per cento rispetto al 3,8 per cento di diplomati o laureati.

In tutto questo, il reddito di cittadinanza non sembra essere la risposta adeguata ad un problema di questa dimensione, quantomeno nei modi in cui è stato proposto. Quindi, che fare?

povertà assoluta, dati Istat

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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