Economia & Finanza

“Cresci al Sud”, nella legge di Bilancio il nuovo fondo per il Mezzogiorno

Da “Resto al Sud” a “Cresci al Sud”. In tema di incentivi a sostegno dell’attività imprenditoriale nelle regioni del Mezzogiorno, ecco il nuovo fondo per la competitività e la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese con sede legale e attività produttiva in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La legge di Bilancio, con il nuovo fondo “Cresci al Sud”, che avrà una durata di 12 anni e servirà appunto a supportare le aziende meridionali, mira a rispondere alla situazione drammatica che sta vivendo il nostro meridione, certificata – tra l’altro – soltanto qualche giorno fa dallo Svimez. Il nuovo fondo ha una dotazione iniziale di 150 milioni per il 2020 e di 100 milioni per il 2021, a valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione per la programmazione 2014-2020. La gestione è affidata ad Invitalia.

La nuova misura, contenuta all’articolo 39 del Ddl, sarà destinata ad investire nel capitale delle piccole e medie imprese per sostenerne la competitività. L’obiettivo del fondo, infatti, è proprio quello di rafforzare e ampliare il sostegno al tessuto economico-produttivo, la competitività e la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese, come si legge nel testo.

Il senatore Fabrizio Ortis, componente della Commissione Finanze a Palazzo Madama, riassume le ragioni del provvedimento. “La legge di Bilancio prevede un piano per il Sud articolato in una serie di disposizioni importanti. Si va dalla proroga del credito di d’imposta al 31 dicembre 2020 per sostenere economicamente particolari aree territoriali svantaggiate del Mezzogiorno attraverso l’acquisto di beni strumentali, al fondo ‘Cresci al Sud’, strumento che servirà a sostenere e rilanciare l’economia, l’occupazione e la produttività del Mezzogiorno”.

“Materialmente le risorse disponibili sono ricomprese in una contabilità appositamente prevista e intestata alla Banca del Mezzogiorno, presso la Tesoreria dello Stato – continua Ortis. “Ci sarà anche la possibilità che si aggiungano quote supplementari, provenienti da investitori pubblici e privati appositamente segnalati. Scopo del governo, infatti, sarà quello di fare in modo che le piccole e medie imprese beneficiare non vadano più via dalle regioni meridionali, ma si consolidino proprio in quelle aree, anche per dare nuova linfa all’economia locale”.

Il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, attualmente vigente per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2019, trova un anno di operatività in più grazie alla manovra per il 2020. L’agevolazione è destinata alle aziende che effettuano l’acquisizione dei beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, ammissibili alle deroghe previste dall’articolo 107, paragrafo 3, lettera A del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e nelle zone assistite di Molise, Sardegna e Abruzzo ammissibili alle deroghe previste all’articolo 107, paragrafo 3, lettera C del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Supporta l’acquisto, anche attraverso contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie, destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio. Il credito d’imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni, nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, pari a 1,5 milioni di euro per le piccole imprese, a 5 milioni di euro per le medie imprese e a 15 milioni di euro per le grandi imprese. L’agevolazione prevede un credito d’imposta nella misura massima del 45 per cento per le piccole imprese, del 35 per cento per le medie imprese e del 25 per cento per le grandi imprese per le cinque regioni ammesse alla deroga 107.3a; è ridotto, invece, al 30 per cento per le piccole imprese, al 20 per cento per le medie imprese e al 10 per cento per le grandi imprese per le aree delle tre regioni ammesse alla deroga 107.3c.

Continuerà la sua attività nel corso del 2020 anche la legge Sabatini, grazie al rifinanziamento della misura contenuta nella manovra per il 2020. Oltre a ciò, viene introdotta una maggiorazione dell’incentivo per le aree del Mezzogiorno. Nel dettaglio, per rafforzare il supporto agli investimenti innovativi realizzati dalle micro e piccole imprese nel Sud Italia, è prevista una maggiorazione al 100 per cento per le micro e piccole imprese che effettuano investimenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Tale maggiorazione opererà nel limite di 12 milioni di euro per il 2020, di 11 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2024 e di 4 milioni di euro per il 2025.

Infine, sempre in ambito Mezzogiorno, il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, previsto dall’articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, sarà concesso nella misura del 50 per cento delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuati fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020. Interessate le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 15/11/2019 at 11:18

Concordo e mi sembra ovvio che bisogna fare qualcosa per il Mezzogiorno la cui situazione si sta divaricando a forbile rispetto al Nord e in particolare alla “Padania” per usare un termine geografico improprio.
Ma, attenzione a quanto scrive uno studio pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni, MORIRE DI AIUTI, – I FALLIMENTI DELLE POLITICHE PER IL DUD (e come evitarli), a cura di Antonio Accetturo e Guido Di Biasio. Solo 2v citazioni:
Pag. 31: “I risultati mostrano cghe i Patti territoriali non hanno avuto alcun effetto. Hanno quindi finanziato iniziative imprenditoriali che sarebbero state in ogni caso portate a termine, anche in assenza del programma”.
Pag. 35: “I finanziamenti alle aree in crisi non sembra abbiano granché funzionato: anche in questo caso, l’effetto del programma risulta pari a zero su alcuni indicatori di performance d’impresa, come gli investimenti, l’occupazione e il fatturato”.
E sempre a pag 33 conclude: ” … i governi locali in carica al momento dell’approvazione del Contratto d’area HANNO SIGNIFICATIVAMENTE AUMENTATO LE LORO CHANCE DI RI-ELEZIONE al turno elettorale successivo..
Non sono un esperto e non saptrei come si possa evitare tutto questo, ma il problema si pone.

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