Economia & Finanza

Rai, il canone in bolletta è “mangiato” dal personale

A parlare sono i numeri. Il canone Rai imposto in bolletta ha allargato la platea dei “tassati” passati da sedici a ventuno milioni di utenti. Cinque milioni di persone in più, recuperate per lo più nel folto esercito degli evasori. Ciò ha permesso di abbassare il canone annuo da 100 a 90 euro. Nonostante ciò, il gettito per la TV di Stato resta altissimo: 634,1 milioni di euro nel 2018, poco meno di un milione in più rispetto all’anno precedente.

Tuttavia questa montagna di soldi non basta a garantire sostanziosi utili a questa società per azioni controllata quasi interamente dal MEF (99,56 per cento): lo scorso 5 novembre l’amministratore delegato Fabrizio Salini è stato autorizzato ad emettere un bond da 300 milioni da quotare sulla borsa di Dublino. Soldi che secondo rumors provenienti da viale Mazzini, serviranno più che altro per ripagare un precedente prestito obbligazionario da 350 milioni datato 2015 (era Gubitosi) e in scadenza a maggio 2020.

Insomma, i conti della Rai non navigano in buone acque. Una conferma in tal senso viene dall’agenzia internazionale Moody’s, che nei giorni scorsi ha declassato la Rai assegnandole un rating “negativo”, mentre il precedente voto era “stabile”.

“La variazione delle prospettive in negativo”, commenta Víctor García Capdevila, analista di Moodys che si occupa di Rai, ” riflette il sostanziale deterioramento delle principali metriche di credito della Rai rispetto alle nostre aspettative precedenti, a seguito di un’assegnazione inferiore al previsto —alla Rai — dei proventi fuori budget del canone, e a seguito anche degli ingenti investimenti nella digitalizzazione aziendale. A seguito infine dei costi crescenti per i prossimi eventi sportivi”. E l’analista continua: “di conseguenza, prevediamo che la Rai genererà un flusso di cassa negativo nei prossimi due anni, con un aumento del debito. Tutto questo posiziona la società debolmente nella categoria di rating Baa3″ .

Nel lungo intervento, in sostanza, l’agenzia internazionale bacchetta la tv di Stato perché non starebbe adattando la sua offerta agli spostamenti delle preferenze dei consumatori. Inoltre rileva come gli obiettivi non siano orientati “alla generazione di profitto e, come tale, la sua redditività, le metriche e la gestione della liquidità sono più deboli di quelle delle emittenti commerciali”. Inoltre, “il coinvolgimento attivo del governo nelle operazioni quotidiane di Rai può avere un impatto negativo sull’attività, come le decisioni sulla destinazione delle entrate”.

Moody’s prevede che Rai genererà flussi di cassa negativi per circa 170 milioni di euro nel 2019 e per 90 milioni di euro nel 2020.

Ma la vera nota dolente sono le spese per il personale che continuano ad aumentare vertiginosamente, a causa anche dei notevoli privilegi. In Rai lavorano 12mila persone, con ben 300 dirigenti e una vera e propria “cittadella” abitata da 1.700 giornalisti, moltissimi “graduati”. Così le spese per il personale sono passate dagli 805 milioni del 2017 agli 862,2 del 2018. Quasi sessanta milioni in più. Mentre la pubblicità delle reti generaliste si è ridotta di quasi 40 milioni. E c’è il saldo di bilancio che parla di una perdita di 33,8 milioni contro l’utile di 5,5 milioni del 2017. Con una gestione migliore, sicuramente l’odioso importo del canone potrebbe calare ancora. Specie a fronte di un’offerta sempre meno qualitativa.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

3 comments

Franco Puglia 13/11/2019 at 11:27

La RAI è sempre stata, e resta, una grande mangiatoia di stato con cui foraggiare chi direttamente o indirettamente fa parte delle cerchie legate alla politica.
La privatizzazione della RAI, con la cancellazione del canone TV,sarebbe la più grande rivoluzione culturale che possa verificarsi nel nostro paese.
Io vorrei avere un canale televisivo DI STATO, ma dedicato esclusivamente a fare INFORMAZIONE, non disinformazione, OBIETTIVA, non di parte, senza fare spettacolo, da lasciare ai canali privati.
Vorrei un canale TV in cui TUTTA la politica italiana (non solo i maggiori partiti) abbiano modo di esprimersi, e dove i grandi temi vengano trattati prima di tutto giornalisticamente, non politicamente. Insomma io voglio l’IMPOSSIBILE !

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Aldo Mariconda - Venezia 13/11/2019 at 11:37

Mi associo, certamente invano, al commento di Franco Puglia. Ha senso avere una emittente di Stato come la RAI? Basterebbe veramente un unico canale di INFORMAZIONE, garantito come la BBC quanto a indipendenza, non lottizzato dalla politica.
Questo senza parlare della gestione certamente non oculata e caratterizzata da un costo del personale esorbitante, e dovuto a troppi privilegi. Ma, ricordo anche particolare meno rilevanti ma sempre sintomo di una gestione non ottimale: nei lontani anni 1980-82 sono stato Segretario Generale della Fondazione Angelo Rizzoli che si occupava di madss media. Allora, e non so se ancora oggi, una troupe TV RAI per un servizio fuori sede era di 4 persone, contro quella di Mediaset di 2.

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Dario Greggio 14/11/2019 at 00:43

😀 sdm

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