Speaker's Corner

Tu quoque, Linkiesta?

Christian Rocca, direttore editoriale de Linkiesta, ha recentemente scritto un articolo contro i cd liberali rigorosi (qualunque cosa significhi questa espressione). A suo avviso, i sostenitori, ex mulits, dell’austerity, delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni non si renderebbero conto del cambiamento epocale cui andiamo incontro.

Comportandosi come dei “nuovi comunisti del XXI secolo“, ignorerebbero la necessità di ammodernare e/o cambiare le loro dottrine, perché “sta saltando tutto“. L’accusa è chiara: “i liberali rigorosi” sono dei dogmatici al pari del nipotini di Stalin. Vogliono adeguare la realtà al loro pensiero. No matter what.

Non pago, Christian Rocca mescola nello stesso articolo tematiche sociali —sottolineando la necessità di aiutare “chi non si sente garantito e protetto, perché altrimenti salta la società aperta“— e ambientali, stigmatizzando i liberali “inflessibili“, perché “si prendono gioco di Greta e delle nuove generazioni in piazza“. Infine critica i liberali pronti “a sostenere Salvini, Putin, Trump“.

La chiusa dell’articolo riguarda la Brexit, la secessione catalana e i disordini cileni.

Benché la carne messa sul fuoco sia troppa, tenterei di fare un pò di ordine.

  • 1. Quando Rocca afferma: ” sta saltando tutto”, dovrebbe ricordare un dato: dal 1995 al 2017, l’Unione europea è cresciuta come gli Usa. Avete letto bene: la terribile Ue, quella fissata con la stabilità monetaria e il pareggio di bilancio, è cresciuta come gli Stati Uniti. Ma non stava “saltando tutto“?

Parlando di tutelare “chi non si sente garantito“, sarebbe opportuno ricordare a Christian Rocca due numeri:1) grazie agli accordi commerciali stipulati dalla perfida Commissione europea con, ad esempio, Giappone, Canada, Vietnam e Singapore, il 76 % delle merci importate in Europa entra senza dazi, con un risparmio per i consumatori di circa 60 miliardi di euro all’anno a partire dagli anni Novanta. 2) Prima delle liberalizzazioni volute dalla Ue, una famiglia di 4 persone volava da Milano a Parigi spendendo 16 volte in più rispetto ad ora. Questa forma di tutela del risparmio è garantita dall’abolizione dei dazi e dalle liberalizzazioni tanto care ai liberali rigorosi. I sussidi di disoccupazione non sono parimenti una tutela? Quale paese “infettato” dai liberali rigorosi non li eroga? A quanto ammonta tale sussidio in Venezuela? E in Boliva, Corea del Nord e Argentina?

  • 2. Il problema ambientale è serissimo, per tale motivo dev’essere affrontato da persone competenti. Non da una ragazza senza un’adeguata preparazione. By the way, se gli studenti hanno così tanto a cuore le sorti del pianeta perché non manifestano dopo l’orario scolastico?
  • 3. I liberali pro Salvini, Putin e Trump non sanno di cosa parlano. Essere “liberale per Salvini” equivale a dirsi “vegano per Francesco Amadori”.

Attribuire il successo di Salvini alla rabbia sociale causata dalle presunte politiche liberiste attecchite anche nel Bel paese non ha senso. L’Italia non ha MAI tagliato la spesa pubblica. Il Truce è il degno successore di Craxi e Berlusconi. E’ l’emblema di un paese di presunti furbi, convinti di poter crescere a colpi di debito, svalutazioni e di cassa integrazione. La causa della Brexit è stata la demagogia di Farage sull’immigrazione. Non certo l’austerity di Cameron, visti i buoni risultati in termini di crescita del Pil ottenuti dal suo governo. Lo stesso discorso vale per la protesta catalana. E’ legata principalmente a questioni politiche, non all’austerity. A proposito, perché mai nessun critico dei “liberali rigorosi” ricorda la buona crescita del Pil spagnolo dal 2015 ad oggi grazie anche ai tagli alla spesa pubblica? I disordini cileni sono scoppiati in un paese governato negli ultimi 20 anni dai socialisti/socialdemocratici. Period.

In definitiva: sparare a palle incatenate contro i terribili liberali rigorosi è facilissimo. Trovare un’alternativa al loro “vangelo” un po’ meno.

L’ editoriale del direttore de Linkiesta, a tal riguardo, invoca un nuovo Roosvelt e l’intervento pubblico. Allo stato degli atti, tuttavia, in Europa la spesa pubblica è pari al 46,8% del Pil e negli Usa è poco meno del 40%. A quanto sembra, le dottrine dei “liberali rigorosi” non hanno cancellato la presenza dello Stato.

Diceva giustamente Cameron: “Il deficit va ridotto perché se non controlliamo il disavanzo, il disavanzo controlla noi“.

La stabilità dei conti pubblici non mira ad abolire lo Stato o azzerare il welfare state. Al contrario, essa garantisce una corretta gestione dei soldi dei contribuenti per rinforzare lo Stato ed evitare di ritrovarsi nelle situazioni disastrose di certi paesi sud americani. L’ alternativa al rigore di bilancio si chiama Venezuela. Allettante come idea, vero?

Giangiacomo Aliprandi

Nato a Brescia. Diplomato al Liceo classico. Laureato in giurisprudenza, opero nel settore immobiliare. Nel tempo libero scrivo corrosivi pamphlet.

1 comment

Dario 14/11/2019 at 14:04

Bravissimo dott. Aliprandi!
Quelle di Rocca sono veramente delle fesserie, è incomprensibile come l’incarico di direttore de Linkiesta abbia potuto ridurlo così.

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