Speaker's Corner

In risposta a Michele Boldrin: il cambiamento deve avvenire da destra? A che prezzo?

Qualche settimana fa, Michele Boldrin sul suo canale YouTube ha parlato in una di quelle che chiama “Omelie inutili” della situazione politica italiana e di quali dovrebbero essere le priorità di chi ha in mente di fare politica al giorno d’oggi.

Riassumo in breve la posizione di Michele Boldrin: la sinistra è dominata da un neoguevarismo sempre più statalista, mentre la destra si sta facendo trascinare sempre di più dal Salvinismo e dalla Giorgia donna, madre e cristiana. Qual è la priorità secondo il parere dell’economista? Una “purificazione” della destra italiana dal sovranismo e quindi la costituzione di una destra moderna e favorevole al libero mercato, con cui poi cambiare il paese. I problemi sono di fatto due: ad oggi questa Destra esiste forse solo in Germania, in Gran Bretagna certo non siamo ancora arrivati a fare discorsi contro complotti gender o ebraici, ma comunque il Partito Conservatore, il partito che forse più ha rappresentato la destra migliore, ad oggi è estremamente cambiato e sicuramente non in senso positivo.

L’altra questione è forse la più grave: eliminare sentimenti così rabbiosi e intolleranti, è impossibile, al massimo si può cercare di moderarli. Per spiegare meglio la mia tesi, mi confronterò con una delle figure più controverse e ammirate allo stesso tempo: Margaret Thatcher. La lady di ferro non fu solo la paladina dei cosiddetti “liberisti”, fu anche una forte nazionalista inglese, una euroscettica e un leader mai disposto a grandi compromessi su ciò che riteneva importante. Le sue policy economiche in realtà non piacevano più di tanto nemmeno ai membri del suo partito, che teneva sotto il suo controllo grazie ad un grande carisma e al suo reazionarismo che sfoggiava ogni qualvolta la logica del consenso la costringesse a farlo.
Margaret Thatcher non sarebbe stata eletta nel 1979 se non avesse rubato elettori al National Front, promettendo di battersi contro i laburisti che “volevano riempire la Gran Bretagna di persone diverse da noi”, non avrebbe vinto nel 1983, se non avesse combattuto una guerra in mezzo all’Atlantico contro l’Argentina, facendo cantare agli inglesi “Rule Britannia, Britannia rule the waves”.
Non avrebbe rivinto nel 1987 se non avesse mandato in onda il political broadcast sulle note di “I vow to thee my country” con lo slogan “It’s Great to be great again” (non molto diverso dallo slogan di Donald Trump).
Il punto di questa digressione è: quanto reazionarismo saremmo disposti ad accettare? Quanta xenofobia? Quante volte saremmo disposti a sentire Margaret Thatcher dire che i bambini non hanno il diritto di essere gay, pur di vedere anche le riforme necessarie nel nostro paese per crescere?

Ripulire la destra italiana dal bigottismo e dalla xenofobia oggi è difficile, forse impossibile quindi chiedo: quanto di tutto questo siamo disposti ad accettare pur di cambiare il paese, sempre che debba essere la destra a farlo? Come potremmo moderare queste posizioni in modo che risultino a noi accettabili? 

Oggi per chi crede nella libertà, nella responsabilità individuale e sa che sono necessarie riforme difficili e impopolari, è tempo di fare compromessi a destra o a sinistra, oppure di ripartire dal centro? Sinceramente ho più dubbi che certezze in proposito.

Damien Hellier

Nato a Siena il 07/07/1999, studia Economia e Management alla Università Statale di Milano e milita politicamente nei Radicali Italiani e in +Europa.

5 comments

fabrizio bercelli 11/11/2019 at 10:40

Ripartire dal centro. Che tra l’altro ha governato dal ’48 ai primi anni ’90, e non così male nei primi venti.

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Franco Puglia 11/11/2019 at 10:51

I soli pesci che io conosca che nuotano contro corrente sono i salmoni.
Se cadi in un fiume, cercare di nuotare contrastando la corrente è un modo sicuro per affogare.
Meglio assecondarla e cercare di spostarsi gradualmente verso una sponda.
Non è diverso nella politica attuale.
Oggi la politica europea è dominata da una grande corrente che io chiamo neo ecologista, che coincide con la vecchia sinistra europea, ed una coerente contrapposta che è sovranista, non europeista, anti immigrazionista.
In entrambi i casi la corrente ci porta verso una cascata di proporzioni impressionanti, che ci farebbe sfracellare.
Fuor di metafora, qual’è la sponda meno rischiosa verso cui dirigersi ?
Effettivamente è difficile rispondere.
La prima corrente stimola nuove fonti di sviluppo economico, ma a termine, perché suscettibile di produrre una fiammata di alcuni anni, destinata ad esaurirsi, dopo aver soddisfatto grandi interessi economici ed impoverito alcune generazioni di europei.
La seconda rischia di frantumare la fragile costruzione europea incompiuta, indebolendo l’Europa nel complesso scacchiere internazionale.
Queste due correnti, tuttavia, si coniugano anche con statalismo e liberismo in economia, ma non in maniera così netta. Questo complica lo scenario.
La mia percezione è che la sponda destra sia più facilmente raggiungibile, intendendo con questo che sia più facile modificare cammin facendo il percorso politico di quest’area.
Infatti la destra è meno ideologica della sinistra : l’ideologia rende rigidi ed è più difficile da scalfire. Quindi la mia risposta è : cavalcare le onde della destra, alla ricerca di un approdo prima della cascata distruttiva finale.

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Luca Celati 12/11/2019 at 12:00

Condivido completamente il fatto che vi siano molti più dubbi che certezze. Personalmente, rimango scettico sull’affidabilita di un centralismo esasperato come quello che ha portato il nostro paese ad impoverirsi negli ultimi 50 anni come base di partenza per una rinascita. Piuttosto, nelle famiglie come nelle aziende, quando vi sono problemi occorre spezzettati in pezzi più gestibili. Nel caso italiano, questi pezzi potrebbero essere regioni e comuni SE (ed è un grossissimo se) si rimuovono le reti di sicurezza di Pantalone ammantateda convenienti scuse di solidarietà Per farla semplice: se tu regione o comune provochi buchi di bilancio, rimane tua la responsabilità di ripianarli. Al tempo stesso, si dovrebbero ridurre drasticamente competenze e tasse incassate dal centro, modificando l’art 81 della costituzione per introdurre l’obbligo del PAREGGIO (invece dell’attuale vago termine ‘equilibrio’) di bilancio. Si tratterebbe insomma di un passaggio al federalismo ad impatto fiscale zero per i cittadini. Questo sposterebbe la responsabilità verso il basso e ridurrebbe l’immensa opacità dei costi che si annida nel mare magnum del bilancio statale. Non sarebbe affatto una strada indolore ma, prima o poi, questa chirurgia è disperatamente necessaria.

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Rocco 13/11/2019 at 10:25

Sono più d’accordo con l’approccio razionale di Luca piuttosto che quello del buon politichese di Franco. Poca gente si appassiona al dibattito ideologico e al posizionamento sx/dx/centro. Sono discorsi che valevano nel passato quando esistevano quei blocchi. In un mondo post-ideologico reintrodurre un’ideologia è folle. È vero, i “sovranisti” sono cresciuti e le sx ridimensionate, ma in ogni paese ormai gli equilibri politici viaggiano sul filo del rasoio con divagazioni del corpo elettorale.
Oggi, soprattutto in Italia, bisogna avere il coraggio di analizzare la nostra storia e dire la verità; dire cosa comporta tutto ciò e dire cosa bisogna fare per rimediare. Se ci sono ancora persone credibili e ascoltate in questo paese devono unirsi e farlo. Sx, dx o centro, poco importa.

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Luca 13/11/2019 at 22:42

Non credo che fosse quello che intendeva Boldrin… Seppure nelle forme la sinistra e la destra populiste appaiano diverse, mi sembra che gli errori che commettono siano gli stessi, cosa che le porta a dire sostanzialmente le stesse cose. Comunque anche io sono di Siena e anche io del 99, se ti va ne facciamo due chiacchiere una volta 😉

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