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Grande sorella. La religione di Greta nell’Occidente senza più religione

A San Francisco un enorme murales di Greta, opera di Cobra, ci guarda. Sembra proprio che ci stia osservando mentre alimenta paure, allarmismi, catastrofismo, in nome di un nuovo culto politicamente corretto: il climatismo.

Dimenticate il Grande Fratello. Oggi il romanzo sulla società del controllo ha una nuova protagonista. La Grande Sorella: Greta Thunberg.

Più passa il tempo, più la sedicenne svedese diventa il simbolo della nuova religione di un Occidente senza più religione.

In una postmodernità che ha espunto il sacro e va in cerca di nuovi idoli, la ribellione sul clima assume i contorni medievali di una crociata dei ragazzini.

Greta, Friday For Futures, Extinction Rebellion: si ripudia il modello di sviluppo della società occidentale fondato su progresso, razionalità e benessere per le comunità.

Il climatismo ha il suo catechismo, quello in cui dobbiamo credere, la religione del Riscaldamento globale.

Ha la sua escatologia, il mondo finirà presto, quindi convertitevi prima che sia troppo tardi.

Ha suoi simboli religiosi, come l’enorme murales di Greta che ci guarda.

Come nella Germania a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, non c’è alcuna base scientifica per questa mistica ambientale che penetra nella società.

Anzi è proprio la scienza che viene piegata a una visione apocalittica, anticapitalista, irrazionalista.

Allora, dopo la sbornia ‘ambientalista’, il profeta, il Grande Fratello, arrivò, con i suoi simboli e il suo bel faccione sui muri delle città.

E oggi? Oggi è legittimo battersi per un ambiente migliore. Per difenderlo, tutelarlo. L’ambiente è la nostra casa. È il mondo che viviamo.

Ma tutto questo non può e non deve degenerare in mera propaganda contro lo sviluppo, la crescita, il benessere. La cura non può trasformarsi in un male peggiore di quello che voleva risolvere.

Roberto Santoro

Giornalista, ha scritto per la rivista Storie, il giornale online l'Occidentale, Fondazione Magna Carta, il Tempo, il Centro Studi Pens. Web Editor al Dipartimento Riforme Costituzionali durante il governo Letta, oggi segue la comunicazione digitale di Stefano Parisi. Ha pubblicato, tra gli altri, Natale che palle!, La vita privata dei fumetti, Googlecrazia, Italia Gratis, Trump Presidente.

2 comments

Aldo Mariconda - Venezia 11/11/2019 at 18:04

Non sono d’accordo. Trovo che vanno evitate posizionio estreme. In particolare le esagerazioni verdi, gli estremismi grillini della non credibile crescita felice, della cultura anti-industriale tipo no ILVA, no TAV ecc.. Ma credo anche si possa e si debba fare di più per vivere in un ambiente più pulito e con un’aria più respirabile.
Per esempio, l’incertezza sulle grandi navi a Venezia (dove debbono arrivare, se a Marghera o in Marittima) crea inquinamento, perché tengono i motori di servizio accesi in porto. A Stoccolma, tutte le navi traghetto sono alimentate da elettricità da terra quando sono ferme. E’ un costo predisporre le relative attrezzature, ma qui siamo cun un tasso d’inquinamento dell’aria pari a Padova o peggio, pur non avendo traffico automobilistico. E Padova è una delle città più inquinate nel chiuso della valle padana.
Non so quanto siano valide le previsioni di aumento del livello dei mari, ma le nostre. coste sono in pericolo. in Olanda stanno già pensando a come difendersi. Il riualzo termico è sotto gli occvhi di tutti, Ogni anno raggiungiamo temperature da primato. Ad ogni inizio autunno abbiamo temporali violenti, come quello che ha distrutto migliaia di alberi sulle ns. Alpi. I ghiacciai e i poli si sciolgono. Le precipitazioni hanno spesso caratteristiche tropicali, molto intense. Semplicemente, semprev a Venezia, i pluviali dei palazzi sono ora spesso inadeguati allo smaltimento dell’acqia piovana. E alla pioggia seguono intensi periodi di siccità.
Ora, facciamo un esame freddo e obiettivo, distinguendo i cicli naturali da quanto è vero decadimento climatico. Si dice che Annibale non avrebbe potuto attraversare le Alpi con le temperature del XX secolo. Intorno al 1000 o 1100/1200 vi sarebbero anche state punte di caldo. Le previsioni catadstrofiche di Peccei dei recenti anni ’70 per fortuna non si sono avverate.
Ma vi è un forte aumento della popolazione mondiale, Paesi in via di sviluppo che inquinano alla grande, già in Italia il ciclo dei rifiuti non è sempre ottimale.
Non possiamo certo raggiungere New York in barca a vela o rinunziare all’aereo, ma negare tutto e disprezzare la giovane Greta vuol dire anche scivolare in un opposto estremismo.

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Rocco 12/11/2019 at 15:58

Aldo, lei dice di non essere d’accordo. Snocciolo il solito esempio di fatti e miti mescolati, mescolando anche crescita, inquinamento, clima… Lei fa un discorso generalista che assume tratti molto politico/ideologici e alla fine va a confermare la tesi di Santoro.
Purtroppo mi sono reso conto che Santoro ha ragione, le maestre di mia figlia, gli amici, persone con le quali si parla… tutti tendono a dare per scontato le notizie sui giornali di derivazione scientifica. La ricerca viene ridotta a strumento per rafforzare una visione politica. Anno per anno escono migliaia di lavori e sappiamo, noi che li leggiamo, che non tutti vanno nella stessa direzione. Sappiamo il grado di incertezza dei modelli, le mancanze, etc. Eppure tutto questo non deve emergere. Sappiamo anche bene che gran parte della ricerca tende ad essere confermativa rispetto a scenari e ipotesi. E più è grande il consenso più é difficile stimolare il dibattito vs mission accomplished.
Ora, io dico, la visione politica ecologista non è sbagliata a priori, per definizione è sottoposta al giudizio degli elettori e non è mia intenzione discuterla. Non credo neanche dovrebbe essere il messaggio principale di una formazione politica che abbia velleità di governo. Sicuramente merita di esistere alla pari con altri messaggi.
Dico solo che bisognerebbe smettere di tirare la ricerca per la giacchetta, che bisogna riconoscere i grandi progressi in tema ambientale e bisogna riconoscere che probabilmente i paesi in via di sviluppo, come hanno bruciato le tappe dello sviluppo bruceranno anche quelle della tutela ambientale grazie al fatto che tanti concetti sono già assodati e che tanta ricerca è stata fatta in “occidente”. Quindi smettiamola dire che non è stato fatto niente, le serie storiche sono disponibili e dicono un’altra storia, vuoi per deindustrializzazione, vuoi per politiche ambientali, per innovazioni tecnologiche tante cose sono già meglio di 30 anni fa. Continuiamo così. Tutto è migliorabile.

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