Politica interna

La memoria corta di Salvini su M5S

Matteo Salvini non si capacita di come sia possibile che PD e 5 Stelle litighino “tutti i giorni sulla pelle degli italiani”. “Poi dicono che l’Italia non deve correre il rischio di finire nelle mani di Salvini,”  dice l’ex vicepremier a margine della visita alla November pork di Polesine Parmense

“I pericolosi al governo li abbiamo adesso. Quelli che sono al governo adesso sono davvero pericolosi per l’Italia”. Salvini come è noto è un abile propagandista che però dimostra di avere la memoria corta. Lui al Governo con 5 Stelle ci è andato tradendo il voto degli elettori del Centrodestra.

Subito dopo, sempre litigando a giorni alterni  con i 5 Stelle, la Lega ha capito che la TAV era l’occasione buona per staccare la spina al Conte 1. Intanto però i gialloverdi avevano approvato tanti bei provvedimenti che hanno aumentato il debito mentre il Paese restava bloccato.

La madre di tutte le mungiture di Stato, il reddito di cittadinanza, cioè lo stipendio a chi non lavora, diventato legge proprio mentre Salvini governava con Di Maio. Quota 100 e cioè l’idea che si possa tranquillamente scaricare altro debito sulle nuove generazioni con una valanga di prepensionamenti. I tecnici nella loro asetticità lo chiamano disequilibrio generazionale.

Per non dire delle sbandate sulla collocazione internazionale del nostro Paese, da Putin a Xi, dalla amica Russia alla sorella Cina, due Paesi interessati solo a usarci come argano per scardinare la Ue. Ma che importa, tanto ormai in Europa siamo isolati e i regimi autoritari sono j benvenuti se almeno con loro riusciamo a farci qualche affare.  

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio ha studiato filosofia a Napoli. Classe 1975, si occupa di internazionalizzazione delle aziende.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 10/11/2019 at 11:50

Infatti, è facile ottenere il consenso promettendo di tutto a tutti. Quota 100, ma anche flat tax com’è oggi o più estesa, mantenere in piedi aziende decotte come Alitalia, temo presto ILVA con una probabile nazionalizzazione, magari attraverso il trucchetto con la Cassa Depositi e Prestiti.
A mio avviso i problemi sono 2:
1) E’ vero che il disagio sociale è grande, chi perde il posto di lavoro magari causa la chiusura e/o la delocalizzazione dell’azienda soffre un dramma molto pesante e con lui l’intera famiglia, la sanità è critica, anziani e disabili non sono sufficientemente supportati, ecc., ecc.
2) Ma è altrettanto vero che il welfare è un costo che va coperto con entrate di bilancio, non con aumento del deficit, dato il macigno del ns. debito pubblico. Salvini ha, assieme alla banda der vtre, Bagnai, Borghi e Rinaldi, urlato contro l’Euro e l’Europa accusandoli come la causa di tutti i ns. mali causa gli stretti parametri sulla gestione dei bilanci. Ma, possiamo anche ammettere in teoria di poter aumentare defiucit e debito, ma con causa una maggiore spesa corrente ma per investimenti mirati allo sviluppo e con un ROI sicuro

Il male dell’Italia è il mancato sviluppo. Siamo fermi da oltre 20 anni. Con la Grecia, siamo gli unici con una popolazione dove la percentuale di chi lavora è inferiore a quella di chi vive a cariuco di questi.
Io non sono critico vs. un aumento e un miglioramento della sfera del welfare ma, ripeto, si tratta di costi che vanno coperti. Ho lavorato e vissuto in Danimarca negli anni ’70. Chi veniva licenziato era cioperto col 90% dello stipendio che riceveva lavorando, dall’uomo di fatica all’amministratore delegato, a condizione di sottoporti a processi di riciclo, re.training. Vi erano ovviamente degli abusi, quindi successivamente il beneficio è stato poi limitato a tre anni. Il welfare era ed è altissimo, ma l’azienda viveva in un quadro competitivo con poche tasse e una burocrazia edfficiente e rapida.

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