Politica estera

Usa 2020, Bloomberg più che Trump vuole fermare l’America “de sinistra”

Perché il miliardario Michael Bloomberg ha deciso di correre alle primarie del partito democratico per la Casa Bianca? Semplice, i Democratici negli Usa rischiano di schiantarsi, scegliendo come candidato alla presidenza la socialista Elizabeth Warren.

Un sondaggio sulle primarie nello Iowa dà Warren al 20 per cento, mentre quello che doveva essere il favorito nel partito dell’Asinello, l’ex vicepresidente Joe Biden, è fermo al palo al 15. Ma soprattutto il pericolo è un altro.

Se Warren vincesse le primarie democratiche, perderebbe senza ombra di dubbio la sfida con il presidente Trump. I sondaggi la danno già sotto nei battleground states, gli “stati ballerini” dove di solito di decidono le presidenziali Usa.

L’elite economica americana è “terrorizzata” dalla Warren, come ha scritto il consigliere di Obama Steve Rattner. Il Big Government di Franklin Roosevelt sarà un pallido ricordo davanti alla estensione dello Stato federale che ha in mente Lady Warren.

Warren intende creare “un sistema dirigista come in Europa”, ha scritto Rattner. Il piano sanitario della candidata socialista mira a spendere decine e decine di miliardi di dollari in un decennio.

Pezzi del sistema industriale e finanziario, banche e Big Web, e naturalmente settori come lo “shale & fracking tracking”, sarebbero smantellati. I debiti degli universitari azzerati. Verrebbero introdotte le riparazioni per le minoranze che conobbero la schiavitù.

Tutto questo dovrà essere pagato con un aumento delle tasse senza precendenti nella storia moderna degli Usa. Le tasse sulla grande industria salirebbero dal 21 al 35 per cento, e fino al 40 per cento per le aziende che delocalizzano.

Tasse e mano pubblica per finanziare la rifondazione socialista dell’America. Da qui la decisione di Bloomberg che però non è ancora stata confermata e che ogni giorno che passa lo indebolisce come sfidante.

Lo staff di Bloomberg ha fatto sapere che se il miliardario si candiderà salterebbe la corsa elettorale nei primi stati dove a febbraio partiranno le primarie democratiche. Bloomberg non correrebbe in Iowa, New Hampshire, South Carolina, Nevada, puntando tutto sul Super Tuesday del 3 marzo.

Trump, inguaiato con l’Ucrainagate, ha già affibbiato un nickname sprezzante a Bloomberg, “il piccolo Michael”, ma il timore di un terzo incomodo c’è sia tra Repubblicani che Democratici.

“Benvenuto nella gara Mike Bloomberg! Se stai cercando piani politici che facciano una grande differenza per la gente che lavora e che sono molto popolari, comincia da qui”, ha cinquettato su Twitter la Warren. 

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio ha studiato filosofia a Napoli. Classe 1975, si occupa di internazionalizzazione delle aziende.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 09/11/2019 at 11:47

Anche al di là del quadro specifico U.S. vale un discorso generale: se il candidato è troppo schierato ai due estremi, di destra o di sinistra, se è in competizione con chi è più al centro, in genere vince quest’ultimo, anche per una considerazione di MKTG prima ancora che politica. A Venezia, dove vivo, quando si è candidato Casson, certo integerrimo magistrato con precedenti anti-terrorismo ma molto polarizzato a sinistra, ha perso con Brugnaro. Nelle elezioni precedenti, la sinistra aveva rivinto con Orsoni, uomo di centro, rinunciando a un candidato più schierato a sinistra. Nel lontano 1993 io stesso ho avuto inaspettatamente l’avventura di andare al ballottaggio con Massimo Cacciari, da indipendente con la Lega, perdendo col 47% dei voti quando la volta successiva, sempre in concorrenza con Cacciari, Renato Brunetta, parlamentare, radicato in città fin dai tempi del PSI e De Michelis, con tutta la forza di Berlusconi( e non da cane sciolto come me su posizioni liberaldemocratiche e già al ballottaggio in contrasto con la Lega dato che avevo proposto degli assessori indipendenti ma molto validi) ha perso col 42%.

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