Politica estera

Italia chiavi in mano, brindano Di Maio e Xi Jinping

Tra un bicchiere di prosecco e l’altro, Italia e Cina “mai così vicine” dice il ministro degli esteri Di Maio all’Expo di Shanghai.

Grande entusiasmo per la visita del presidente cinese Xi Jinping al padiglione italiano dell’Ice, e una bella maglia con il numero 10 della Nazionale con sopra il nome del segretario generale del Partito Comunista cinese. È l’Italia chiavi in mano.

Se almeno Macron ci prova a interpretare il ruolo del ministro degli esteri europeo, noi ci consegniamo senza problemi al gigante asiatico. Per Di Maio il memorandum sulla Via della Seta cinese firmato in Italia nel marzo scorso (siamo stati il primo Paese del G7 a farlo) è stato, per restare alle metafore sportive, solo il “calcio d’inizio”. La partita inizia ora.

Accordo tra il porto di Trieste e i colossi cinesi nel settore industriale, nei progetti infrastrutturali e portuali, e poi alimentazione, diritto d’autore, 5G, e-commerce, di tutto un po’. Ora non c’è mica da stupirsi che l’Italia coltivi le sue relazioni internazionali e il commercio estero. Ci mancherebbe altro.

Non si capire però cosa abbia in mente il ministro Di Maio quando, intervistato dal Tg1, dice che l’Italia resta alleato degli Usa ma guarda ai mercati cinesi. Di Maio pensa che tutto questo avviene semplicemente perché i cinesi vogliono fare affari con noi? No, la Cina ci sta usando come anello debole per entrare in Europa. Un po’ come la Grecia che ha già venduto il Pireo ai comunisti di Pechino.

Grazie alle divisioni tra i paesi della Ue e alla ormai proverbiale assenza di Trump, la Cina avanza come un caterpillar. E poi cos’è questo “interesse” di Pechino per Taranto, come dice in un inciso Di Maio? A che gioco giochiamo con i cinesi? Perché su Hong Kong l’Italia “non interferisce in vicende altrui”? La difesa dei diritti civili non ci interessa? L’impressione è che siamo diventati un Paese sempre più debole, ricattabile, sottomesso. E Di Maio prosegue alla grande le politiche già intraprese dai governi che lo hanno preceduto.

Roberto Santoro

Giornalista, ha scritto per la rivista Storie, il giornale online l'Occidentale, Fondazione Magna Carta, il Tempo, il Centro Studi Pens. Web Editor al Dipartimento Riforme Costituzionali durante il governo Letta, oggi segue la comunicazione digitale di Stefano Parisi. Ha pubblicato, tra gli altri, Natale che palle!, La vita privata dei fumetti, Googlecrazia, Italia Gratis, Trump Presidente.

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