Economia & Finanza

Caso Ilva: l’ideologia (elettorale) che affama il paese!

E’ ufficiale, Arcelor Mittal Italia comunica di voler recedere dal contratto di affitto e successivo acquisto di Ilva. A motivare tale decisione è stato il rifiuto da parte del Governo giallorosso di confermare lo scudo penale. 

Cos’è lo scudo penale?

Si tratta della garanzia per l’investitore, che rispetta pienamente le disposizioni del piano ambientale, di non essere penalmente responsabile per reati ambientali. Scudo penale vuol dire anche non essere responsabile per i danni causati dai predecessori. Insomma nulla di scandaloso, si tratta semplicemente di chiedere certezza giuridica in una situazione economica, ambientale e sociale tra le più complesse. 

Ideologia elettorale 

Ed invece siamo dinanzi ad uno scontato quanto tragico epilogo di una ideologia che potremmo definire “elettorale”. Ideologia che vede nel M5S di Di Maio la sua massima espressione e si concretizza in una incompetente ed arrogante noncuranza delle conseguenze delle proprie azioni – a patto che i propri elettori siano comunque verosimilmente soddisfatti. 

Per un pugno di voti si affossa un’industria, si rischiano più di 10.000 posti di lavoro, si blocca l’economia di un paese e si lancia un chiaro messaggio agli investitori stranieri: “lasciate ogni speranza voi che entrate”!

Il caso Ilva, o meglio il caos Ilva è forse l’opera più rappresentativa di questa ideologia. “Chiuderemo l’Ilva”, “Non vogliamo far chiudere l’azienda”, mentire pubblicamente sui termini del contratto, queste sono solo alcune delle fesserie dette e fatte da Di Maio, per altro smantellando quanto di buona aveva fatto Calenda. Ed ora, con l’incredibile complicità del PD e di Renzi, niente più scudo penale. Di conseguenza Ilva (Arcelor Mittal) è costretta a chiudere da sola…

Ilva e l’Europa   

Cerchiamo di capire anche sul piano europeo come si è svolta la vicenda. la Commissione ha aperto nell’ottobre del 2014 una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia che “non ha provveduto a far sì che l’ILVA funzioni in conformità alla normativa UE in materia di emissioni industriali, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute umana e per l’ambiente”. Pertanto, ciò dimostra come il problema ambientale sia serio e meriti di essere trattato con piena competenza e cognizione di causa e non a suon annunci roboanti e menzogne. 

Successivamente, a gennaio 2016 la Commissione apre un’indagine approfondita circa l’eventuale sostengo fiscale accordato dall’Italia ad Ilva non conforme alla normativa europea sugli aiuti di Stato. Tale indagine si esaurisce nel dicembre 2017 con il riscontro della non conformità alla normativa UE di due delle cinque misure oggetto dell’indagine. In particolare vengono esclusi gli aiuti volti a risanare la questione ambientale.

Infine, a maggio 2018 la Commissione, conformemente alla normativa sulle concentrazioni, autorizza l’acquisizione di Ilva da parte Arcelor Mittal, a determinate condizioni. A tal riguardo, la commissaria Vestagher aveva dichiarato “la vendita ad ArcelorMittal delle attività di Ilva dovrebbe anche contribuire ad imprimere un’accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto. Per proteggere la salute degli abitanti di Taranto, è opportuno che tali essenziali interventi di bonifica proseguano senza indugi“.

Il conto amaro di questa scellerata gestione

Dovrebbe, appunto perché non si erano ancora fatti i conti con la banda di scellerati Di Maio e co. che così facendo mettono ancora di più a rischio la salute degli abitanti di Taranto e frenano la strada, già avviata, di bonifica e sviluppo sostenibile dell’area. 

Ricapitolando, gli effetti dell’ideologia elettorale applicata al caso Ilva rischiano di essere almeno i seguenti: 

  1. perdita di almeno 10.000 posti di lavoro
  2. chiusura della più grande impresa siderurgica d’Europa;
  3. chiusura di uno dei più importanti poli industriali del Meridione, 
  4. drastico freno alla riqualificazione ambientale;
  5. allontanare sempre di più gli investitori stranieri;

Scusate ma quanto ancora vogliamo restare ostaggio di questi “signori” che pensano che la politica sia solo un gioco a punti ? Qui ci vuole una rivoluzione immoderata per rimettere al centro la competenza, la responsabilità e soprattutto un minimo di credibilità che è ormai un ricordo lontano lontano…

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

2 comments

Dario Greggio 05/11/2019 at 18:32

godo.

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Umberto Di Francia 06/11/2019 at 11:10

Scusi ma lei per caso è un sadico ? Che vuol dire godo quando siamo di fronte ad un disastro occupazionale, ambientale, sociale e giuridico ? Gode forse per il fallimento di Di Maio, anche in quel caso ci sarebbe solo da piangere altro che godere, veda un po’ lei…

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