Economia & Finanza

“Contrario alla Plastic tax? Non vuoi salvare il pianeta!”

La legge di bilancio stima il costo per i contribuenti delle nuove tasse, tra cui su tutte plastic tax e auto aziendali, in 2 miliardi per il 2020 ed oltre 4 per l’anno successivo. 

Ma attenzione, queste tasse, ed in particolar modo quella sulla plastica, sono diverse dalle altre perché avrebbero un contenuto etico. Qui non si tratta di tassare i cittadini tout court ma semplicemente di incoraggiare in loro un comportamento virtuoso per un fine giustissimo. Così è se vi pare… 

Quale folle o menefreghista non può considerare, oggi, l’impatto della plastica monouso sull’ambiente quanto meno dannoso se non catastrofico. Eppure siamo sicuri che questa ennesima tassa possa essere una soluzione anche parziale al problema? Per capirlo cerchiamo di simulare un ipotetico dialogo tra il Governo ed i consumatori.

–       Governo: “Siete a favore della riduzione del consumo della plastica?”

–       Consumatori: “Sì!”

–       Governo: “Bene anche noi! Infatti da oggi lanciamo la plastic tax che ridurrà drasticamente il consumo di plastica in Italia ;)”

–       Consumatori: “Ottimo, ma… aspetta un attimo questa tassa dovremmo pagarla noi?!”

–       Governo: “Non avete appena detto che eravate a favore della riduzione del consumo di plastica?!”

–       Consumatori: “Sì, ma così saremo sempre noi a dover pagare di più…”

–       Governo: “Allora significa che tutti i problemi legati all’ambiente e al cambiamento climatico non vi sono poi così cari se non siete disposti a dare il vostro contributo per superarli”

–       Consumatori: “No, no, aspetta vogliamo dare il nostro contributo ma deve essere per forza con altre tasse?”

–       Governo: “Ridurre l’impatto disastroso della plastica sull’ambiente è responsabilità di tutti. Chi è contrario alla Plastic tax non vuole salvare il pianeta!”

–       Consumatori: “No ma noi avevamo solo espresso un dubbio circa il modo con cui si persegue un giustissimo fine. Comunque non vogliamo sentirci in colpa. Faremo anche noi la nostra parte”

–       Governo: “Allora vi potremmo dare la medaglia di bravi su… eh pardon cittadini che si impegnano veramente per fermare il cambiamento climatico. Bravi tutti!”

–       Consumatori: “Grazie, che bello ma…” 

–       Governo: “Ma cosa?”

–       Consumatori: “Potresti dirci concretamente a cosa serviranno i nostri soldi o come contribuiranno alla riduzione della plastica?”

–       Governo: “Error 404: not found”

Siamo onesti con noi stessi e cerchiamo di chiamare le cose con il loro nome. Questa è, ancora una volta, una spoliazione legalizzata dei nostri beni. E qualsiasi cosa abbiamo da obiettare il Governo sarà lì a cercare di colpevolizzarci. Se sei contrario alle tasse per salvare l’ambiente allora non vuoi salvare l’ambiente. Non vuoi pagare la Plastic tax ? Non ti interessa delle microplastiche in mare. Sei contrario alla sugar tax ? Non ti interessa dei problemi di salute dei bambini italiani e così via… 

Ricordo come quest’estate anche con altri amici abbiamo cercato di dare il nostro piccolo contributo per pulire le spiagge e i fondali dalle plastiche lasciate dagli incivili. Ci sono associazioni che si occupano di questo ogni giorno con dedizione e vero interesse. Sono piccoli gesti ma vorrei vedere ogni singolo esponente del governo fare la stessa cosa invece di andare a prelevare fondi dai consumatori su pretesto di farlo per un fine tanto nobile. Anche perché quello di cui ci privano non serve in nessun modo a limitare l’uso della plastica ma serve solo a pagare gli eccessi di spesa, le porcate di quota 100 e del reddito di cittadinanza.

Vogliamo più iniziative concrete come Figli Costituenti per promuovere lo sviluppo sostenibile e l’equità generazionale altro che Plastic tax.

Ricordiamo inoltre che l’Unione Europea, con la Direttiva 2019/904, ha recentemente adottato delle misure volte a vietare nel giro di due anni la commercializzazione di prodotti di plastica monouso dalle cannucce, ai cotton fioc, fino alle posate e piatti di plastica, bicchieri e recipienti per alimenti. Pertanto, se il Governo fosse stato davvero interessato al problema avrebbe anticipato la trasposizione in diritto interno della Direttiva piuttosto che imporre questa tassa!

Il Governo non vuole risolvere il problema. Vuole solo i tuoi soldi per risolvere i suoi problemi.

Ma cerchiamo di essere più furbi questa volta ed orientiamo il mercato verso delle alternative alla plastica monouso. Così facendo non solo perseguiremmo autonomamente un giusto fine ma eviteremmo di finanziare ancora gli eccessi di questi governi.

Umberto Di Francia

Classe 1991, studente di Giurisprudenza italiana e francese tra l'Università degli studi di Firenze e l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Appassionato dunque di diritto, politica, ma anche di sport, cucina, cultura e soprattutto di liberalismo. Un passato nella Gioventù Liberale Italiana e un presente parigino a sostegno di un gruppo di giovani liberali francesi :Les jeunes libéraux. Audace e immoderato sognatore, fiero combattente a difesa delle libertà individuali sono pronto a qualsivoglia sfida, che sia in Italia, in Francia o in Europa seguendo due massime che nel tempo ho fatto mie "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude a canoscenza" di Dante e "Vivere ardendo e non bruciarsi mai" di G. d'Annunzio.

3 comments

Aldo Mariconda - Venezia 03/11/2019 at 13:43

Come sempre, sopratutto da noi in Italia, i problemi non vengono affrontati nella loro complessità, ma con un tira e molla delle varie componenti governative ognuna delle quali vuole dare un segnale sensibile al proprio segmento elettorale.
E’ indubbio che siamo invasi dalla plastica non riciclabile. Le conseguenze le vediamo tutti, dalle bottiglie d’acqua abbandonate o spiaggiate, le discariche irregolari, la carenza dei sistemi di raccolta differenziata e di smaltimento, le microplastiche trovate nell’intestino dei pesci, l’isola del Pacifico pare più grande della Francia dove le plastiche si concentrano.
E la mia impressione è anche che, comodità indubbia a parte, vi sia un abuso da parte della grande distribuzione nel presentare e confezionare molti prodotti.
Detto questo, dopo anni di “laissez faire”, non si può improvvisamente far credere ad un’inversione di rotta quando una platic tax non avrebbe altra conseguenza se non quella di far salire i prezzi di alcuni prodotti, tipo latte, frutta e verdura, acque minerali, forse con una piccola riduzione dei consumi. E intanto, subito, si infierirebbe un colpo basso all’industria, come sta lamentando in questi giorni il Governatore dell’Emilia Romagna, con i pericoli che sta correndo causa la ventata pro-Salvini.
Perché non elaborare un progetto, a livello europeo o vcomunque con gli Stati che intendono partecipare, la collaborazione di Università e Ricerca e una SWOT analysis relativa ad ogni proposta. Un progetto organico e graduale con incentivi alla riconversione industriale, al cambio dei metodi di confezionamento dei prodotti e delle abitudini dei consumatori, ecc.
(SWOT ANALYSIS = valutazione dei punti di Forza, Debolezza, Opportunità e Rischi)

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Umberto Di Francia 05/11/2019 at 19:56

Buonasera Aldo,

convengo con lei su tutta la prima parte. Quanto al progetto condiviso in effetti ci sono già più strade che si possono seguire. Si tratta di circa 11 progetti nel mondo volti a ridurre o ri-orientrare la plastica . In particolare si studiano dei catamarani che possano funzionare a plastica e che recuperi la plastica ad ogni sua tappa. Nello stessa direzione vanno tutte i progetti volti al recupero della plastica in mare. Quanto alla questione meramente terrestre la prima cosa da sottolineare è l’invenzione in Cile di una plastica che al contatto con l’acqua si dissolve lasciando solo carbonio. Esiste anche una versione più resistente che si dissolve in acqua calda. Inoltre, c’è il progetto di costruire le strade a partire dalla plastica il che potrebbe portare ad una durata 3 volte superiore a quella dell’asfalto e chissà che non possa in parte risolvere tutti i problemi di buche in Italia.

Ora si può partire sostenendo queste iniziative tanto a livello di Unione Europea che di Stati membri. Si può fare anche di più, è stata recentemente depositata un’ICE – iniziativa dei cittadini europei – che chiede la modifica della direttiva 2019/904 nel senso di vietare tutti gli articoli di plastica monouso e non solo quelli indicati nel testo della direttiva. https://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/open/details/2019/000013 questo il testo della proposta che si può sostenere.

L’idea che lancio però è quella di poter lanciare il progetto cui lei allude mediante una nuova ICE. Bisognerebbe studiare una formula adeguata per renderla ammissibile alla Commissione e poi ci sarebbe da fare un maxi lavoro da raccolta firme. Possiamo provarci, è utile ricordare come anche nel caso in cui non si arrivi al milione di firme si riesce spesso a persuadere il parlamento dell’importanza della proposta.

Cordialmente,

Umberto Di Francia

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Rocco 04/11/2019 at 12:22

L’aumento della tassazione aumenta il prezzo e scoraggia l’acquisto. L’aumento non serve a finanziarsi. Non serve quando lo si effettua sulle merendine e non serve sulla plastica. Non comprare il monouso plastico è l’obiettivo che si prefigge il governo con l’aumento delle tasse. Se raggiunge l’obiettivo vuol dire che gli acquisti diminuiranno e non ci saranno maggiori entrate.
Diciamo che a voler essere maligni potremmo pensare che, consapevole del trend di diminuzione di vendita di un bene, posso decidere di tassalo di più per compensare, ma non penso che arrivino a tanta malignità…

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