Economia & Finanza

Economia circolare, ricerca della Scuola Sant’Anna

Di economia circolare si parla con sempre più insistenza. E si moltiplicano le ricerche. Nei giorni scorsi, a Palazzo Turati, sede della Camera di commercio di Milano, è stata presentata quella della Scuola Sant’Anna, incentrata sull’economia circolare a sostegno delle piccole e medie imprese.

Il concetto che emerge è che l’economia circolare non è né una moda né un’opportunità per sole grandi imprese e nemmeno una questione legata esclusivamente ai rifiuti. Può, invece, essere applicata nei singoli casi secondo differenti chiavi di lettura. Ad esempio, da un modello di “codesign” che vede il concepimento di un prodotto secondo la facile agibilità e separabilità delle sue parti e componenti (quindi maggiormente adatto al riciclo), all’approvvigionamento con materie prime con specifici fornitori per ridurre il consumo di materia inutile o sovrabbondante, fino all’efficientamento dei processi, alla vendita di un servizio (anziché lo specifico prodotto) e ad una collaborazione simbiotica con altre aziende per valorizzare i materiali reciprocamente.

Partendo dal concetto di Michael Porter secondo il quale produrre rifiuti conduce ad una perdita del valore economico, e viceversa ottimizzare anche gli scarti è indice di recupero dell’efficienza economica di un’impresa, Fabio Iraldo della Scuola Sant’Anna ha illustrato le linee di ricerca perseguite sul tema, tra cui una sua indagine che fa riferimento a un “indicatore di circolarità” applicato a circa 300 aziende, la maggioranza delle quali piccole e medie imprese.

Se sulla circolarità i dati sulle Pmi sono abbastanza confortanti, ma comparativamente non tra i migliori nell’Unione europea, il livello di circolarità delle piccole e medie imprese è quasi lo stesso delle grandi aziende, se non migliore rispetto alla media nazionale effettiva.

Fattori di “circolarità” utilizzati da tutte le tipologie di aziende italiane sono legati per il 40 per cento al packaging, con imballaggi composti da materiale riciclato, per il 70 per cento a prodotti che contengono materiale riciclato, per il 25 per cento a strategie per continuare a far vivere dopo l’uso il prodotto e per il 30 per cento a speciali design per ottimizzare gli involucri dei prodotti.

Secondo la Fonte dati Conai (Consorzio nazionale imballaggi), uno dei risultati più interessanti è stata l’analisi delle barriere, al fine di offrire spunti per il loro superamento. Le aziende trovano difficoltà per la mancanza di adeguati incentivi, per elevati costi di investimento e/o trasformazione, come anche delle materie prime e per il limitato apprezzamento della clientela sugli sforzi intrapresi da un’azienda in materia di economia circolare.

Esistono, poi, questioni legate alla scarsa consapevolezza dei benefici economici ed ambientali e all’assenza di attori e cooperazione degli stessi nella filiera, come anche problematicità nel reperire finanziamenti sul mercato di capitali, nel sostituire le materie prime con altre riciclabili (la normativa è decisamente vincolante in questo), e sui brevi termini nei quali possono essere intraprese strategie aziendali in materia.

In pratica vige una grande assenza di fiducia nell’impegno in relazioni di lungo termine e si reputano insufficienti abilità e conoscenze di esperti per identificare nuove soluzioni in fase di design che faciliterebbero il disassemblaggio in caso di moduli composti.

Le complessità emerse in un caso specifico – il progetto “Riecco” della Camera di commercio di Milano – evidenziando ostacoli tanto nella produzione manifatturiera (per tipologie contrattualistiche o scarsa conoscenza dell’argomento), quanto nei servizi (per mancanza di luoghi fisici e virtuali di scambio di sottoprodotti) e nelle cave ed asfalti.

Ciononostante, secondo la ricerca pubblicata sul Journal of Cleaner Production 230, esiste in maniera abbastanza inaspettata una reale correlazione tra il livello di circolarità e le performance competitive: secondo un metodo statistico computo con la “cluster analysis”, i peggiori performer sono le imprese lineari; a seguire, i semplici informatori di circolarità, mentre a salire ci sono le aziende che si preoccupano solo dei propri processi produttivi (“house keepers”), i “circular designers” che coinvolgono in maniera attiva i propri clienti, e i “completi” che seguono il processo eco-compatibile nelle sue cinque fasi, dall’inizio alla fine (e dopo), contando profitti in assoluta crescita negli ultimi tre anni. Per quanto siano “migliori” gli ultimi tre modelli, però, minore è la loro percentuale di presenza nello schema complessivo delle imprese.

Sul fronte dell’economia circolare, contemporaneamente a Roma è stato presentato alla Camera dei deputati un innovativo modello di partenariato pubblico-privato finalizzato all’utilizzo di Gnl (gas naturale liquefatto) e Gnc (gas naturale compresso) per l’alimentazione della flotta per la raccolta dei rifiuti urbani. Il progetto prevede la riconversione a gas del 60 per cento degli automezzi di Contarina, società pubblica per la gestione dei rifiuti nei 49 Comuni in provincia di Treviso, attualmente per la maggior parte a gasolio, resa possibile dalla realizzazione e approvvigionamento da parte di Liquigas di un impianto di stoccaggio ed erogazione di Gnl e Gnc.

L’utilizzo del gas comporta infatti rilevanti vantaggi ambientali, riducendo l’inquinamento e quindi i rischi per la salute. Rispetto al gasolio, ad esempio, il Gnl produce oltre il 20 per cento in meno di emissioni di CO2eq, minimizzando quelle di SO2 e di PM10 (oltre il 95 per cento in meno).

Il progetto che a regime consentirà a Contarina di valorizzare ulteriormente il rifiuto raccolto e correttamente differenziato dai cittadini, generando valore per il territorio in un’ottica di economia circolare.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

Leave a Comment