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A un anno dalla tempesta Vaia non mancano le buone notizie

La ferita è ancora viva. Un anno fa – era la fine di ottobre – la tempesta Vaia ha devastato 42.500 ettari di foreste italiane, coinvolgendo il Triveneto e la Lombardia. Un danno ambientale ed economico enorme. Ben 494 comuni coinvolti, un’estensione delle foreste danneggiate sull’arco alpino di 42.500 ettari, 8,5 milioni di metri cubi di legname abbattuti, tanti quanti se ne taglierebbero normalmente i tra i cinque e i sette anni.

Va subito detto che tantissimo è stato fatto. Compresa l’adozione di ben 16.500 alberi da parte degli italiani. Ma sono ancora cinque milioni i metri cubi di legname da recuperare in bosco.

Tra le iniziative più rilevanti, il progetto “Filiera Solidale”, che porta la firma di Pefc, la più grande organizzazione di certificazione forestale. Il volume di certificazione di questa multinazionale interessa oltre 311 milioni di ettari nel mondo, di cui oltre 881mila in Italia, per un totale di 750mila proprietari e 20mila aziende nel mondo, di cui rispettivamente 24mila e 1.072 in Italia.

Il logo della “Filiera Solidale” accompagna con la tracciabilità il legname abbattuto nel Nord Italia attraverso le varie trasformazioni, garantendo così a tutta la filiera, fino ai consumatori e ai cittadini, che il legno utilizzato per il prodotto o il manufatto finale venga effettivamente dalle zone colpite dalla tempesta.

La situazione locale differisce, però, di zona in zona: in provincia di Bolzano si è sboscato il 50 per cento del legname schiantato, mentre in quella di Trento è stato venduto circa il 40 per cento del legname abbattuto e complessivamente ne è stato allestito e asportato circa il 25 per cento.

In Friuli-Venezia Giulia, nell’immediatezza dell’evento, sono state stanziate circa 140 somme per sistemare le situazioni più complicate. Poi il presidente della Regione è stato nominato commissario straordinario, rendendo subito disponibili i fondi dello Stato per l’emergenza, con un budget di circa 450 milioni spalmati in tre anni dei quali 160 nel 2019. In questo primo pacchetto sono stati inclusi i contributi a privati e imprese, ai quali sono stati assegnati circa 8 milioni, cifra di gran lunga inferiore a quanto preventivato, perché le domande sono state presentate solo da pochi e la ricognizione dei danni era decisamente più elevata. Lo Stato tuttavia ha deciso di finanziare solo le case di abitazione principale e le attività produttive e ciò ha limitato la platea, come evidenzia Amedeo Aristei, direttore della Protezione civile regionale. I cantieri friulani attivati in appena 300 giorni sono stati 608 cantieri e vanno dal ripristino della viabilità alle opere di prevenzione negli scenari più a rischio. In appena cinque mesi è stato possibile siglare ben il 98 per cento dei contratti previsti.

Ma gli esempi virtuosi coinvolgono l’intero Paese. Tanti enti, imprenditori, segherie, aziende di tutti i settori hanno investito in progetti da realizzare con il legname di Vaia.

Ad esempio, con l’obiettivo di ricreare le foreste abbattute, da gestire poi in maniera sostenibile mediante la certificazione forestale, “Rete Clima”, l’ente no profit che promuove azioni di Csr e di sostenibilità per le organizzazioni, ha dato il via al progetto “Ancora Natura”. Le operazioni forestali che si porteranno avanti permetteranno di mettere in sicurezza e rimboschire alcune delle aree montuose coinvolte dalla disastrosa tempesta. Ad oggi, grazie a “Rete Clima”, sono state avviate le attività nelle zone certificate del Consorzio Forestale dell’Alta Valtellina, in Lombardia, e del Bosco Artestenico in Trentino, in collaborazione con il gruppo Marrazzato e ABenergia.

In Val di Fiemme, come noto, la tempesta ha abbattuto i celebri “abeti di risonanza”. I loro tronchi perfetti, cresciuti per 150, 200, 250 anni con fibra sottile e dritta, potevano essere utilizzati per costruire strumenti musicali, tra cui i violini più famosi della storia, gli Stradivari. Proprio per questo l’azienda Enrico Ciresa srl di Tesero (Trento), produttrice di tavole armoniche per pianoforti e strumenti a corda, ha lanciato il crowdfunding “Salviamo il legno di Stradivari” per finanziare il recupero e l’acquisto del legno di abete per strumenti musicali (Abete di Fiemme). Il progetto, durato nove mesi, ha visto il contributo di oltre 600 adesioni tra Italia ed estero, raggiungendo 140mila euro. Il risultato finale: la ricerca, il ritrovamento, la selezione e l’esbosco dei tronchi di risonanza degli alberi abbattuti. L’obiettivo è quello di realizzare, nell’arco dei prossimi cinque-sette anni, circa 14mila pianoforti, 2.200 arpe da concerto, e circa 16mila fra violini e altri strumenti di liuteria.

I progetti interessano anche le spiagge italiane. Grazie a “Legnolandia” di Forni di Sopra (Udine), dalla passerella in legno del litorale di Caorle (Venezia) alle aree dedicate ai fumatori nei pressi della prima spiaggia smoke-free d’Italia a Bibione, passando per le rastrelliere per le biciclette a Lignano, l’intento è quello di creare una rete di solidarietà che consenta a tutti i gestori degli stabilimenti balneari di fare una scelta sostenibile. “Legnolandia” sta anche lavorando alla costruzione dello stadio del ghiaccio di Forni di Sopra (Udine): gli elementi strutturali e secondari e i rivestimenti saranno realizzati in abete bianco solidale, proveniente dalla foresta di Ampezzo, trasformato a Sauris.

La “Filiera Solidale” è arrivata anche nelle classi del Centro di formazione professionale Enaip di Tesero (Trento): nella primavera 2019 i ragazzi hanno lavorato e valorizzato il legno abbattuto, attraverso realizzazioni da esterno per un percorso didattico, composto anche da un orto e da un arboreto, e arredi per l’interno dell’aula magna del centro di formazione, utilizzando legno certificato 100 per cento Pefc e proveniente da alberi schiantati in Val di Fiemme.

La tempesta Vaia è addirittura salita su un palco. Da un progetto di Stefano Boeri per la Fondazione Inda, il Consorzio Boschi Carnici ha coadiuvato la realizzazione della scenografia per le “Troiane di Euripide”, andato in scena al Teatro Greco di Siracusa. L’incredibile “foresta immota” ricreata con i tronchi feriti, segnati, sbucciati, e rigorosamente certificati “Filiera solidale Pefc”, ha assunto il forte valore simbolico della rinascita: alberi sradicati che, una volta eretti in scena, sono tornati protagonisti.

A Trento “La notte di Vaia” è diventata una mostra, al Palazzo Roccabruna (titolo: “La notte di Vaia, dalla tempesta alla rinascita”). In occasione della manifestazione “A…come Legno” della Camera di commercio di Trento. Visitabile fino al 9 novembre l’esposizione. Una testimonianza non solo dei terribili avvenimenti che hanno caratterizzato la notte di Vaia, durante la quale sono stati devastati 20mila ettari di foreste trentine, ma anche dell’impegno di enti, istituzioni e privati che all’indomani di quella catastrofe hanno saputo reagire prontamente per restituire un futuro al bosco e alla sua economia.

“L’Italia ha un settore di trasformazione del legno rilevante, che importa l’80 per cento della materia prima”, spiega Maria Cristina D’Orlando, presidente di Pefc Italia. “Con questo progetto chiediamo alle imprese, alle pubbliche amministrazioni, alle associazioni e alle organizzazioni di utilizzare il legno abbattuto dalla tempesta Vaia nella costruzione e manutenzione di opere pubbliche e private, come edifici, ponti, staccionate, manufatti in legno, inserendo nei capitolati di appalto premialità per chi utilizza il legno di Vaia certificato ‘Filiera Solidale’ Pefc. Infine, vale la pena ricordare che in Italia gli Acquisti verdi pubblici (Gpp) sono obbligatori: inserire il legno di Vaia nei Criteri Ambientali Minimi rappresenterebbe un’iniziativa di grande impatto sociale ed economico”.

Secondo Pefc Italia, l’andamento stagionale del 2019 è stato favorevole: “Il legname abbattuto ha sofferto poco e le piante utilizzate tra settembre e ottobre presentano ancora un’ottima qualità, che si manterrà almeno fino alla prossima primavera: la previsione è che anche nel 2020 si potrà produrre legname di qualità”, evidenzia il vicepresidente di Pefc Italia, Francesco Dellagiacoma.

Sotto controllo anche la presenza dell’insetto chiamato bostrico (Ips typographus): “I monitoraggi hanno confermato che non c’è stato un aumento consistente della sua presenza. Un altro elemento positivo per affrontare il prossimo anno, che sarà quello decisivo per il recupero del legname schiantato”, conclude Dellagiacoma.

L’ultima proposta lanciata da Pefc è di utilizzare questo legname nei lavori necessari per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Sottoscriviamo.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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