Politica interna

The Vast of Night, a Roma il degrado preme e taxi manco a parlarne!

Esco a mezzanotte da un film della Festa del Cinema di Roma, The Vast of Night.

Le luci della ribalta che brillavano quando sono entrato sono quasi tutte spente, i bar,  i ristoranti, gli stand promozionali, sono chiusi o in chiusura.

E’ mezzanotte e mentre fiumi di persone escono dalle varie sale, alla Festa del Cinema 2019 c’è già aria di sgombero. Camerieri portano via i sacchi neri della spazzatura, altri rigovernano o ammucchiano silenziosi sedie e tavolini.

E’ mezzanotte e piove e sono in motorino. Cazzo, dico, dovrò prendere un taxi, poi rido e mi ricordo che sono a Roma.

Fuori dall’area dell’Auditorium ci sono già una cinquantina di persone, raccolte in gruppi di due o tre sotto gli ombrellini rossi con il  logo del Festival di Roma, sembrano naufraghi intirizziti mentre cercano di evocare un taxi from The Vast of Night.

Ma ai tassisti romani non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di sbattersi in una mezzanotte fredda e piovosa.

Preferiscono starsene sotto le pezze con sul comodino le loro belle licenze, eterne, intoccabili, tramandate di padre in figlio; e guai a metterne in circolo qualcuna in più, “siamo già troppi”, si lamentano. Tutti a dormire.

Non fossimo a Roma, tutto intorno ci sarebbe un ronzio di Uber elettriche, pronte ad essere chiamate con un tocco di schermo.

Un esercito di Yaris, Altima, Accord, Elantra o simili, con al volante qualcuno che a mezzanotte cerca di arrotondare lo stipendio o farsi una vacanza.

Ma a Roma non si può, i tassisti dormono e non vogliono che qualcuno sia in giro al loro posto, sia mai che perdono il posto.

E la giunta dei 5 cosi, quelli della Rete, del futuro, degli orti aerei, della grafite che fa miracoli e delle sfide a venire, è muta; coi tassisti non si scherza, so’ voti, eppoi Uber è pure una multinazionale, o no? Meglio proibire.

Ci sono anche i più ingenui o i più speranzosi o i più disperati che si aggrumano sotto le pensiline dei bus.

Magari uno di quelli nuovi ha finito il suo tour promozionale e passa di qui a mezzanotte, col suo cartellino sorridente “Hey, sono il tuo nuovo bus!”, ma sotto le pensiline piove e non c’è molto da sorridere. Pochissimi si avventurano a piedi.

Fuori dai confini del compound festivaliero, tenacemente difesi per i giorni dei tappeti rossi, il degrado preme.

Ci sono le macchine rimaste: i parcheggi fantasiosi della mezza sera, nel mucchio, si dissimulavano, ora a mezzanotte diventano surreali.

Auto in mezzo al nulla, sopra a un’aiuola, in bilico sul marciapiede, per dritto in curva. Sole, senza la compagnia delle altre migliaia ormai partite, sembrano cadute dal cielo.

Eppure il Villaggio Olimpico è luogo semideserto e semidisabitato, ci vengono da mezza Roma a fare scuola guida per quanto le sue strade sono sgombre e silenziose.

Un parcheggio normale lo si poteva trovare, magari con l’aiuto di uno o due vigili a dire no col ditino a chi provava ad arrampicarsi  tra le frasche. Ma anche i vigili mica fanno mezzanotte sotto la pioggia, neppure per la Festa del Cinema, e i romani quando prendono la macchina mica vogliono camminare no? Sarebbe da stupidi.

Eppoi panchine divelte, vecchie lavatrici abbandonate, segnali stradali sdraiati in un angolo, i soliti materassi.

Le auto delle poche star rimaste filano via con i loro vetri oscurati, indispensabili non per impedire che si guardi dentro ma per nascondere il fuori. Poi spariscono in the vast of night.

Giancarlo Loquenzi

Giancarlo Loquenzi

Giornalista italiano. Conduco Zapping su RAI Radio 1. Ho diretto Radio Radicale. Ho scritto per L'Indipendente, Il Foglio, Liberal, Il Tempo. Tra 2003 e 2007 sono stato capo ufficio stampa del Senato della Repubblica. Ho creato e diretto per 5 anni il quotidiano online l'Occidentale, uno dei primi giornali online in Italia.

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