Speaker's Corner

Mafia capitale, avemo scherzato

Per circa sette anni la città più ricca di storia e di fascino del nostro paese ha visto associare al suo celebrato nome la locuzione non proprio esaltante – tanto per la sua dignità quanto per il suo congenito marketing – di “Mafia Capitale”. Un’etichetta utilissima, specie per le semplificazioni mediatiche, per accompagnare l’evidente e inarrestabile degrado di uno degli abitati più belli del mondo.

Ora, un po’ a sorpresa, la Cassazione ha di fatto escluso quel sostantivo nella geografia capitolina. Lo ha relegato per sempre, come sempre, a latitudini più meridionali. “Mafia Capitale”, rafforzata da una sentenza d’appello che aveva riconosciuto l’articolo 416 bis nel più celebre processo degli ultimi anni, torna semplicemente “Mondo di mezzo”. Si ritorna all’esito di primo grado, in queste altalene a cui la giustizia italiana c’ha abituato. Sembra quasi un “avemo scherzato”, un fatale passaggio dai toni rigorosi e profeticamente masochisti del sindaco in bicicletta alle atmosfere un po’ guascone dell’inaspettata e assuefacente epopea pentastellata. L’onestà gridata è contagiosa.

Così anche il simbolo del brutto polverone romano, quel Salvatore Buzzi che eppure per anni è stato l’icona istituzionale della “redenzione carceraria”, fruttuosissima per alimentare stagioni di assoluto buonismo, sembra risuscitare come l’Araba fenice. Quel personaggio a lungo conosciutissimo e apprezzatissimo in mezza città, che tante volte ha solcato gli imponente portoni nei Palazzi più vissuti e “scaciati” dell’amministrare e dell’amminestrare la Città Eterna. Tra una battuta postdomenicale sulla Magica (Roma) e l’immancabile giro di pelo offerto da “posti fissi” femminili.

Il Buzzi demafiosizzato – e un po’ beatificato – è stato anche assolto da due delle accuse contestategli, turbativa d’asta e corruzione. Ora ci sarà un nuovo processo d’appello per ricalcolare le pene di sua competenza, insieme a quelle dell’altro “eccellente” imputato, Massimo Carminati, al quale è caduta l’accusa di intestazione fittizia di beni.

Ma è soprattutto l’associazione a delinquere di stampo mafioso, un po’ come in una commissione Inps per valutare l’invalidità, ad essere finire declassata in associazione a delinquere “semplice”. Dall’etimo mondializzato di Corleone a quello, più local, della banda della Magliana.

Tra gli imputati per i quali dovrà essere ricalcolata la pena ci sono anche Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, e Franco Panzironi, ex ad dell’Ama. Ce l’eravamo quasi dimenticati: il primo, figlio di un senatore che ha fatto la storia della sanità romana, celebre per le Befane distribuite annualmente a “pipinare” di fanciulli del quartiere Appio, feudo nerissimo di piazza Tuscolo; il secondo, con due anni e sette mesi dentro una cella e una celebre dichiarazione glaciale: “Le docce d’inverno fredde a uno di 70 anni fanno male. Però te le devi fare. O muori di freddo o muori per la puzza”.

A Roma resta il sistema marcio, se nessuno se ne fosse accorto ci sono comunque le carte delle sentenze a confermarcelo. Anche quelle della Cassazione. Ma non chiamatela mafia, per favore. L’avvocato Giosuè Naso, ex difensore di Massimo Carminati, oggi di Riccardo Brugia e Matteo Calvio, è lapidario: “Questo è stato un processetto, cioè un processo nel quale si è voluto enfatizzare, gonfiare, esagerare, dopare una realtà criminosa di margine per fare un processo nel quale si riconoscesse la mafiosità”. Capito?

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 23/10/2019 at 11:15

Non sono un giurista ma ho letto il libro di Vincenzo Sabella: Capitale Infetta, Rizzoli Editore. Sabella oltre akll’esperienza di magistrato antimafia è stato assessore alla legalità nel breve periodo della giunta Marino. Ha descritto molto chiaramente sia la prassi amministrativa per l’assegnazione degli appalti a Rioma, sia la situazione di Ostia che apparentemente a me sembra tipica di una situazione mafiosa. Poi le sottigliezze giuridiche consentono di arrampicarsi sugli specchi con tanti distinguo, ma la sostanza è quella.

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