Politica estera

Brexit: C’è l’accordo. Ma come voterà la Camera dei Comuni?

Nel corso della giornata di ieri, poco dopo l’ora di pranzo, la delegazione del Governo britannico e la Commissione europea hanno trovano un’accordo sulla Brexit. Successivamente, i 27 Stati membri UE hanno deciso di accettare questo nuovo accordo (accordo che, a parte il meccanismo relativo al “backstop”, è di fatto identico all’accordo raggiunto da Theresa May a fine 2018, e paradossalmente è molto simile alla prima proposta fatta dall’UE all’allora governo May, poi rifiutata in toto da molte fazioni del partito Conservatore). 

Ora, il processo per la ratifica del “Withdrawal Agreement” passa nelle mani della Camera dei Comuni di Londra. Qui il parlamento britannico dovrà decidere se accettare l’accordo raggiunto dal governo Johnson, oppure se bloccarlo. 

Questo importante voto è previsto svolgersi nel corso della giornata di domani, sabato 19 ottobre, giorno in cui, come previsto dal cosiddetto “Benn Bill”, il governo Johnson avrebbe dovuto inviare a Bruxelles una lettera per richiedere un rinvio della data di uscita. Il voto che si terrà domani sarà sotto molti punti di vista un voto storico, non da ultimo per il fatto che la Camera dei Comuni si ritroverà riunita per la prima volta dopo 37 anni. L’ultima volta in cui il Parlamento britannico si è riunito per una sessione che si è svolta nella giornata di sabato risale al 1982, durante la “guerra delle Falklands”.

Al momento la situazione parlamentare britannica risulta essere molto complicata ed il governo Johnson rischia, nonostante tutto, di perdere questo importante voto. 

Stando infatti alle prime dichiarazioni dei partiti, il fronte “pro-accordo governo Johnson-EU” è composto dall’intero Partito Conservatore (a parte qualche potenziale defezione dei deputati più favorevoli ad un’uscita senza accordo), da una decina di “Conservatori ribelli” (gruppo di ribelli espulsi dal partito ad inizio settembre) e da un numero ridotto di “Laburisti ribelli”. Realisticamente possiamo parlare di un fronte che al momento è composto da circa 307 deputati. Ricordiamo che per vincere questo voto, il governo Johnson ha bisogno del voto di (minimo) 320 deputati. Infatti, il totale dei deputati che possono votare (escludendo lo Speaker, i tre deputy speakers e i 7 deputati di Sinn Fein, che non hanno mai partecipato alla vita politica di Westminster) è 639. 

Per quanto riguarda il fronte “anti-accordo”, invece, le prime prese di posizione sono arrivate dal Partito Liberal Democratico, che è composto da 19 deputati. Al momento è importante ricordare che il Partito Liberal Democratico, guidato da Jo Swinson, ha già avanzato un’emendamento che richiede un voto referendario sull’accordo raggiunto dal governo. Questo emendamento potrebbe infatti risultare decisivo per vedere una maggioranza votare questo nuovo accordo. 

Oltre al Partito Liberal Democratico, il partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn, dovrebbe votare compatto contro l’accordo. Al momento, a parte la decina di ribelli che vengono inseriti nel gruppo di deputati che quasi certamente voteranno per l’approvazione dell’accordo, si stima che circa 230 Laburisti voteranno contro. Nel corso di queste ultime ore Jeremy Corbyn ha anche dichiarato di essere tendenzialmente favorevole all’idea di un referendum sull’accordo. 

Infine, il fronte anti-accordo è composto anche dai 35 deputati dello Scottish National Party (Partito Nazionalista Scozzese), dai 5 deputati di Change UK, dai 4 deputati del partito gallese Plaid Cymru, dal deputato dei Verdi, dai 10 deputati del Partito Unionista Democratico Nord-Irlandese (nonostante questo partito sia favorevole alla Brexit e faccia parte del governo Johnson) e da una decina di deputati appartenenti al gruppo degli “Indipendenti”. In questo ultimo gruppo, composto in totale da 36 parlamentari, si trovano anche i “Conservatori ribelli”.

A meno di 48 ore da questo voto cruciale, il fronte anti-accordo realisticamente composto da circa 314 parlamentari. 

Le domande che molti analisti britannici si stanno ponendo è la seguente: ce la farà il governo Johnson a sconfiggere le opposizioni? Cosa succederà nel caso in cui il governo Johnson dovesse perdere anche questo voto?

Giovanni Caccavello

È ricercatore PhD in Strategic and Organisation Management presso la University of Strathclyde. In precedenza ha lavorato come Google Fellow presso l'Istituto Bruno Leoni e come European Policy Fellow presso l'Institute of Economic Affairs. Ha studiato International Business alla University of Strathclyde, Otto Beisheim School of Management e London School of Economics. Ha ottenuto un Master (MSc) in economia dello sviluppo presso la University of Glasgow.

Leave a Comment