Speaker's Corner

La riforma della prescrizione è liberticida

Il problema dell’Italia non è un debito mastodontico, un Pil incapace di performance decenti o la disoccupazione giovanile. No! Il nostro paese ha un problema maggiore: la prescrizione, ovvero, secondo i troppi manettari in circolazione, quel mezzo diabolico utilizzato dall’avvocato per consentire al cliente di farla franca.

Fortunatamente, il Ministro Bonafede ha trovato la soluzione al problema: bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, tra gli applausi scroscianti del prode Travaglio. Se qualcuno dovesse permettersi di avanzare delle critiche, il cd giornalista replicherebbe stizzito: ” La sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio esiste anche in altri paesi“. Quindi: basta togliere la prescrizione e tutto andrà per il verso giusto, vero?

Non esattamente. Al di là della stomachevole retorica giustizialista, infatti, la prescrizione è uno strumento di civiltà giuridica. E’ una causa estintiva del reato legata al decorso del tempo. La ratio è quella di evitare all’imputato, non colpevole fino a sentenza DEFINITIVA di condanna, processi dalla durata infinita.

Nonostante l’indubbia utilità, la prescrizione è invisa alla pancia del paese, ovvero all’elettorato di riferimento dei 5 stelle, perché sarebbe un mezzo perverso, usato dall’avvocato per consentire all’imputato di farla franca. Insomma: la pancia del paese vuole vedere l’untore in galera, basta prescrizione!!!

A questa narrazione contribuisce non poco la vulgata del dott. Piercamillo Davigo, celebre per l’indole giansenista e la strenua difesa della categoria d’appartenenza. Ha infatti recentemente sostenuto, rimanendo serio: “i magistrati vengono sottoposti a procedimento penale da altri magistrati; in Parlamento in genere si perdonano vicendevolmente“.

Nella sua ottica, la giustizia italiana funziona male nonostante l’efficienza dei magistrati. Le colpe sono principalmente del Parlamento.

Prima di stabilire se le affermazioni care ai Davigo boys siano vere, ritengo opportuna una precisazione: non esiste alternativa alla giustizia civile. La magistratura, al netto delle sue gravi pecche, è formata da persone serie, preparate e dedite al lavoro. Lo stesso discorso vale per gli avvocati.

Tanto premesso, i soliti freddi numeri ci aiutano ad avere un quadro più nitido della situazione. Con buona pace dei Davigo boys, infatti, nel 55% dei casi la prescrizione interviene durante le indagini preliminari, ovvero quella fase del procedimento penale il cui dominus è il pubblico ministero.

In Italia, il primo grado di un processo penale viene definito con una media di 310 giorni, contro una media Ue di 138. Un primo grado civile dura 532 giorni, contro una media Ue di 266 giorni. Dal 1959 al 2016, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per violazione del diritto a un processo in tempo ragionevole 1190 volte, contro le 282 volte della Francia, le 102 della Germania, le 16 della Spagna e le 8 volte dell’Olanda. Allo stato degli atti, la riforma di Bonafede rischia di dilatare ulteriormente la durata dei processi, incancrenendo una situazione già patologica.

Ai grillini, evidentemente, poco importa. Per loro l’imputato è un untore da condannare ad ogni costo. Non può farla franca.

Se volessimo trovare delle soluzioni valide, potremmo seguire il vangelo secondo Piercamillo e puntare il dito contro il Parlamento, senza dimenticare di lanciare strali contro i terribili avvocati perché, come disse Davigo: “alcuni comportamenti che ridurrebbero la durata dei dibattimenti non sono attuati, perché per gli imputati e i loro avvocati è più conveniente puntare sulla prescrizione del reato.”

A riguardo avrei una domanda: i magistrati sono esenti da critiche? I problemi della giustizia dipendono sempre e solo dal Parlamento e/o dalle astuzie degli avvocati? Quando Davigo afferma: “i magistrati sono sottoposti a procedimento penale mentre in Parlamento, in genere, si perdonano vicendevolmente” perché non ricorda che dal 1999 al 2006 i magistrati licenziati per procedimento disciplinare sono stati lo 0,065%? Sono solo i parlamentari, dunque, a perdonarsi “ vicendevolmente“?

Parlando di meritocrazia: la carriera di un magistrato dipende dall’esito di verifiche effettuate dal Csm. Le “bocciature” del cd organo di autogoverno sono lo 0,4 %. Niente da dire, la selezione è rigidissima… Tra l’altro: se il magistrato da giudicare è iscritto ad una corrente del Csm sarà giudicato, guarda caso, da un collega iscritto alla stessa corrente. Non ve l’ha detto questo, Davigo? Ma non era il Parlamento l’unica casta presente in Italia?

Un ministro della giustizia serio avrebbe attuato, in collaborazione con le migliori menti del mondo giuridico, una riforma della giustizia capace di migliorare la drammatica situazione attuale e garantire piena applicazione all’art 111 della Costituzione, quello sul giusto processo. Bonafede sta facendo l’inverso, ma ai 5 stelle poco importa. Come ha detto il buon Giggino al meeting di Napoli: ” La nuova prescrizione è legge. Non c’è niente da discutere.”

Per la Casaleggio e Associati, evidentemente, ogni mezzo è buono pur di ridurre l’emorragia di voti. Anche a costo di dare l’untore in pasto alla pancia del paese.

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Giangiacomo Aliprandi

Nato a Brescia. Diplomato al Liceo classico. Laureato in giurisprudenza, opero nel settore immobiliare. Nel tempo libero scrivo corrosivi pamphlet.

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