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Vittorio Feltri e gli omosessuali

Vittorio Feltri ha una caratteristica peculiare nel panorama del giornalismo italiano: con le sue intemerate riesce a mandare fuori dai gangheri chiunque non la pensi come lui.

Succede sovente; è accaduto anche a me sabato scorso, leggendo su Libero una sua articolessa.

Recensendo l’ultimo libro di Antonio Polito, a un certo punto il nostro se nesce con una riflessione turpe delle sue, che oltre a essere totalmente avulsa dall’argomento trattato, è, nel merito, sconcertante: “Mi permetto una constatazione – scrive Feltri -. In Italia non si può più dire che l’omosessualità è una malattia, perché altrimenti sei denunciato per omofobia ed espulso dall’ordine dei medici e dei giornalisti, in compenso si può dire che è una malattia essere salviniani, meloniani o grillini. Qualcuno mi spiega questo arcano? Da quando in qua un pensiero che ha maestri insigni, e non certo nazisti, dev’essere trattato come una specie di peste che annichila la capacità di essere pienamente uomini?

Armandoci di pazienza, proviamo a spiegare al vegliardo direttore di Libero “l’arcano”.

In primis, l’omosessualità non è una malattia, ma una diversa forma in cui si esplica la sessualità umana; non è più considerata tale da quasi un trentennio, cioè da quando l’OMS nel 1990 depennò l’omofilia dalla lista delle malattie mentali. Su questo c’è un consenso unanime da parte della comunità scientifica.

Quindi, ricapitalondo, non si può più asserire che l’omosessualità è una malattia non perché vige una supposta ditturatura del politicamente corretto, come sembra suggerire Feltri, ma perché è un fatto scientificamente acclarato.

E veniamo agli elettori leghisti, grillini ecc. La iattanza e il complesso di superiorità della sinistra non sono certo una scoperta di Feltri, ma credo che nessuno, tranne forse qualche militante invasato, pensi davvero che chi vota quei partiti sia un malato o un decerebrato. Sono banalmente elettori che pongono, in maniera semplicistica, istanze che alcuni politici sono bravi a politicizzare e recepire. Negli ultimi 20 anni, l’italiano medio è passato, con non curanza e senza soluzione di continuità, da Berlusconi a Renzi, passando per il partito di Grillo e infine Salvini. È una triste realtà ma gli elettori non votano consultando i programmi o secondo ragioni ideologiche, ma per criteri di simpatia/antipatia o di opportunismo politico (quale partito pensate che voti chi percepisce il reddito di cittadinanza?). Non saranno “malati” quindi; ma neppure esenti da responsabilità: gli elettori sono parte in causa del declino irredimibile del paese.

Continuando nella disamina delle elucubrazioni contorte e assai sbracate di Feltri, egli disvela appieno la sua visione degli omosessuali, che è larvatamente omofobia, quando li definisce spregiativamente “non pienamente uomini”. Come se la virilità si misurasse a seconda dell’orientamento sessuale! Feltri non è nuovo a vituperevoli sortite come questa (e non è l’unico a destra: pensate, tanto per fare un esempio fra i tanti, a Sgarbi, che è aduso a chiamarli finocchi, froci ecc). Libero, non si sa se per assecondare i propri lettori retrivi oppure perché i suoi giornalisti ci credono davvero, da sempre instilla odio nei confronti di minoranze sociali o categorie “deboli”: non solo gay ma anche donne, immigrati, meridionali, ebrei, islamici ecc.

Se tante persone perbene si rifiutano o si vergognano a definirsi di destra, è anche perché la destra italica è rappresentata da giornalisti come Vittorio Feltri e i suoi emuli.

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Elia Dall'Aglio

Milanese, sono liberalconservatore in politica, ma liberista (di sinistra) in economia; e soprattutto anticonformista. Aspirante giornalista. Discetto prevalentemente di giornalismo, politica, economia. Ma anche di argomenti meno noiosi come cinema, musica, sport su afterclap.it

2 comments

Lorenzo Colovini 16/10/2019 at 12:31

condivido la ripugnanza per l’uomo e le tue considerazioni però, solo per precisione, non è “tecnicamente” vero che Feltri dice di non considerare gli omosessuali pienamente uomini. La frase incriminata è

Da quando in qua un pensiero che ha maestri insigni, e non certo nazisti, dev’essere trattato come una specie di peste che annichila la capacità di essere pienamente uomini?

Ora il soggetto della frase è “il pensiero” che ritiene l’omosessualità una malattia. Quindi letteralmente Veltri si chiede: “perché coloro che pensano che l’omosessualità è malattia devono essere trattati come non pienamente uomini?”. Attenzione quindi, coloro che secondo Feltri non sono pienamente uomini non sono i gay (ma lui si lamenta che siano considerati tali quelli che pensano che i gay siano malati).

Ora, la frase di Feltri non ha senso e probabilmente lui pensava proprio quello che gli attribuisci, ma non dice questo.
In ogni caso, proprio la frase sconclusionata dimostra che con gli anni, oltre ad essersi radicalizzato su posizioni retrive, si è anche semplicemente rincoglionito

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Elia Dall'Aglio 17/10/2019 at 13:44

Lei ha ragione. Anche a me è venuto il dubbio più volte rileggendola. La frase in sé è criptica, volutamente ambigua.
Ma la prima parte non si presta ad interpretazioni: ‘non si può più dire che l’omosessualità è una malattia altrimenti ti cacciano’ ecc ecc implica che dovrebbe essere consentito sostenerlo senza ripercussioni. Mentre, il sequitur logico sottostante, è che non lo si può fare per via della dittatura del politicamente corretto. Un ragionamento balzano e/o inaccettabile a seconda dei punti di vista. Io opto per la seconda.
Cari saluti, e grazie di leggerci.

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