Speaker's Corner

Cinesi, russi, americani, gli ultimi trend del turismo

Il lusso non va in crisi, anzi. Il mercato globale dei beni di lusso è aumentato mediamente del 6 per cento nel 2018, con punte fino al 20 per cento in Asia, dove i cinesi continuano a rappresentare il bacino più florido, con rilevante crescita di coreani, filippini, indonesiani, malesiani e vietnamiti, nicchie che lievitano fino al 12 per cento. A fronte di queste percentuali, la crescita media del 3 per cento di Stati Uniti (dove i nuovi clienti sono i messicani e i brasiliani più facoltosi) e Giappone avviene nell’ombra, peggio ancora l’Europa tra l’uno e il 3 per cento, mentre il Medio Oriente è stagnante.

Del resto se New York vanta 85 ultramiliardari, Mosca 71 e Londra 55, Hong Kong ha il primato mondiale con 91 e Pechino ne ha 61.

Sono i dati diffusi da Chiara Beghelli, giornalista del Sole 24 Ore, nell’ambito dell’incontro su “Russia, numeri, strumenti e previsioni del turismo di lusso in Italia” all’hotel Plaza di Roma. L’iniziativa ha aperto la terza edizione della “Vendemmia di Roma”, kermesse di eventi sui global luxury brand che animeranno il centro storico della Capitale fino al 20 ottobre 2019.

La giornalista della testata economica Confindustriale ha illustrato i dati sui trend del settore del lusso, relativi a settembre 2019, acquisiti dalla società “Statista” di Amburgo ed elaborati con quelli della World Bank.

Riguardo ai consumi interni nel comparto luxury, restano in testa gli Usa con 62,4 miliardi di dollari, seguiti dalla Cina a 41,5 miliardi, poi il Giappone a 28,5, quindi la Francia a 16, il Regno Unito a 14,9 e la Russia a 5,4. Le previsioni, però, vedono la Cina in fortissima crescita, destinata a raggiungere il vertice della classifica.

Riguardo alla Russia, che nel 2019 dovrebbe registrare una crescita del Pil dell’1,3 per cento e nel 2020 dell’1,7 per cento (per il 2021 valgono i timori di una recessione globale), la tendenza per i consumi interni dei beni di lusso è alla crescita per almeno i prossimi cinque anni, segno di come questo segmento di mercato sia esente dalla crisi. Il mercato interno è passato da 76 miliardi di dollari di giro d’affari nel 1996 a 260 miliardi nel 2018. Tra l’altro ben il 70 per cento del lusso del Paese di Putin è concentrato a Mosca. Un segnale in tal senso è offerto dalla nota e prestigiosa catena Mandarin Oriental, che aprirà il suo primo hotel nella capitale nel 2021.

Riguardo alla tipologia di beni più apprezzati dai russi, dominano cosmetici e profumi, mentre soffrono di più gli orologi ed i gioielli, più o meno al contrario dei cinesi. Tra le multinazionali settoriali maggiormente presenti in Russia dominano Estee Lauder con il 18,9 per cento della quota totale di mercato e l’Oreal con il 15,1. Luxottica ha una ragguardevole quota del 3,5 per cento.

Questo scenario dinamico viene confermato da Elisabetta Latini, responsabile dell’attività retail degli Aeroporti di Roma, che con 43 milioni di passeggeri nel 2018 restano i leader in Italia.

L’esperienza dello scalo romano è particolarmente significativa perché l’area dello shopping, che occupa ben 29mila metri quadrati con oltre duecento punti vendita, è caratterizzata da marchi d’eccellenza, come Armani, Bulgari, Damiani, Diesel, Dolce&Gabbana, Fendi, Furla, Gucci, Prada, Valentino, Zegna. Le superfici commerciali riunite in un’unica area e divise unicamente tra zona Schengen (est) ed extra Schengen (ovest), sono tutte beauty free, quindi con un risparmio del 22 per cento per il consumatore.

“Nel 2018 abbiamo raggiunto 28 milioni di scontrini e costituiamo un esempio virtuoso internazionale – racconta Latini. “Lo scontrino medio ha raggiunto i 900 euro, l’aumento in un anno è stato del 37 per cento e l’incremento del traffico aereo non è stato determinante così come si può credere. Merito principalmente della mall progettata considerando il retail come esperienza. E ciò sta pagando”.

Il “made in Italy”, in sostanza, continua a tirare. Il prodotto più acquistato dai russi – sono 470mila ogni anno quelli che transitano a Fiumicino – è il Parmigiano Reggiano. A seguire il Limoncello. Bene anche i Baci Perugina. Tra i vini, dominano nettamente i bianchi rispetto ai rossi. Tra i profumi primeggiano Chanel e Dior.

“L’extra Schengel spende mediamente il 50 per cento in più nell’acquisto dei prodotti di lusso – continua Latini. “In testa abbiamo nettamente i cinesi, circa il 35 per cento del totale. Poi gli arabi con il 12 per cento. Quindi gli statunitensi con il 10, i coreani con il 9 e i russi con il 7 per cento.

Veronica Sheymina, nata a San Pietroburgo, è una delle più note consulenti di fashion per il mercato russo. Spiega che dopo un calo delle presenze negli anni 2014 e 2015 e un “raffreddamento” nel 2017, i flussi sono ripresi alla grande.

“Il consumatore russo ha caratteristiche precise – racconta. “In genere si documenta molto, specie su Instagram, punta sui nomi emergenti della moda e sa già quello che vuole. Il fenomeno del momento sono i personal shopper che acquistano prodotti conto terzi: di fatto sono dei buyer che prendono gli ordinativi in Russia e vengono a spendere tanto in Italia, che resta la prima destinazione dei russi. Tra i migliori acquirenti ci sono i ragazzi, che pianificano molto puntando all’assoluta qualità”.

Ma quali sono le mete preferite dei russi in Italia? Risponde Alessandro Bonincontro di Global Blue, società che rimborsa l’Iva a 12 milioni di turisti. “Milano, Roma, Firenze sono le mete principali, con la Sicilia, la Sardegna, Capri e Sorrento in netta crescita”. 

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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