Economia & Finanza

Schizofrenia Italica: Cianciare di Innovazione e Proibire Uber

A Bologna, è praticamente impossibile trovare un taxi in strada. Persino ai parcheggi dedicati ai taxi nelle zone centrali, tipo Piazza Maggiore, soprattutto di sera, sono una rarità. Alla Stazione Centrale, passata l’ora di cena o quando piove è preferibile mettersi in cammino, come i viandanti del medioevo, che attendere il proprio turno in una fila interminabile. Insomma a Bologna se vi serve un taxi sarete costretti a prenotarlo a telefono. Quando arriva ha già caricato sei o sette euro sul tassametro, perché in Italia, al contrario del mondo civile, si paga anche il percorso del tassista per raggiungere il cliente, peraltro senza poter controllare da dove è iniziato il suddetto percorso. Tralasciamo, per non infierire ulteriormente, i balzelli sotto forma di maggiorazioni per il servizio notturno o durante i giorni festivi.

I taxi razionati

A Milano e Roma la situazione è meno grave, ma comunque il servizio taxi è di fatto razionato a causa dell’indegno trattamento di favore che la lobby dei tassisti riesce invariabilmente a strappare agli amministratori comunali (di qualsiasi colore) a caccia di voti e di consenso senza un minimo di dignità e di considerazione per gli interessi dei cittadini. Per inciso, anche i grillini autoproclamatisi “honesti” hanno baciato la pantofola (e il resto) a tutte le caste più rapaci, dai tassisti ai sindacalisti dell’ATAC, a testimonianza che il voto di scambio non ha colore politico. Detta brutalmente i voti non puzzano mai nemmeno per i casaleggesi.

Pertanto appena la domanda di trasporto urbano aumenta, anche di poco, il taxi diventa un miraggio: ad esempio durante ore di punta. Oppure se il tempo è inclemente, oppure è in corso un evento tipo la Settimana della Moda o una fiera. In parole povere, nonostante le tariffe da mercato nero imposte dai politici locali come misura clientelare, i taxi nelle zone centrali sono rari, nelle zone periferiche semplicemente non si inoltrano neanche nei giorni di magra, alle stazioni o agli aeroporti trovarli è un terno al lotto.

Uber colpisce le lobby, pertanto viene proibito

Nei paesi civili dove i tassisti erano abituati a spadroneggiare, forti delle protezioni politiche, taglieggiando i clienti, la situazione scandalosa è stata debellata da Uber e dagli altri analoghi servizi on line. Persino i paesi del terzo mondo si sono adeguati al progresso. La diffusione di Uber nel mondo civile è stata spinta dal servizio scadente dei taxi ordinari, che non garantiscono il servizio quando serve agli utenti, vedono la concorrenza come una forma di peste bubbonica, non accettano pagamenti con carte di credito, e si fanno scudo delle protezioni di politicanti maneggioni ed incapaci.

Ostaggi di caste agguerrite e coese

L’Italia ovviamente quando si tratta di innovazione che tagli le unghie ai taglieggiatori è peggio dell’Africa sub-sahariana, nonostante i discorsi (rigorosamente al vento) sull’innovazione e sulla modernizzazione. In Italia le rendite indebite sono sacre. Anzi più sono indebite più sono sacre perché al mercato delle vacche politico rappresentano capi pregiati. Quelli cioè che portano più consenso nelle urne. In soldoni più una casta è agguerrita e coesa, più è in grado di strappare vantaggi insensati e onerosi per la collettività. Cosa è cambiato dall’avvento al governo della setta dei Vaffa i cui para-guru promettevano la rivoluzione digitale e il CAMBIAMENTO1!1!!!? Beh dal nuovo anno nei negozi si potranno comprare derrate alimentari e bevande sfuse come nelle campagne meridionali degli anni 50, in ossequio al gretinismo straccione e al pauperismo retrogrado che tanto titillano la materia insaccata nei crani grillo-sinistroidi. Insomma un altro passo per agguantare il duplice obiettivo della decrescita infelice e della difesa delle categorie potenti, salmodiando il peana al “fotti e chiagne”.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

Leave a Comment