Politica interna

Ma il taglio dei parlamentari sarà bocciato di nuovo al referendum?

Passa alla Camera dei Deputati la riforma della costituzione che il taglia il numero dei parlamentari.

La riforma del Governo Conte, sostenuta anche oltre il perimetro di maggioranza, intende portare in tutto a 600 il numeri dei deputati e dei senatori.

Il provvedimento è stato voluto con forza dal Movimento 5 Stelle ma ha bisogno di quattro passaggi alle Camere, con il meccanismo della doppia conferma, per essere approvato.

Sul taglio dei parlamentari, un provvedimento che la Lega di Salvini condivide con M5S, i partiti espressione del politicamente corretto populista a quanto pare dettano legge.

Forza Italia e il Pd a loro volta si accodano. I partiti del centrodestra e del centrosinistra subiscono insomma la iniziativa dei populisti 5 Stelle.

Nel dibattito in aula ieri è stato ricordato che il Parlamento ha già votato in altre due occasioni e in modo definitivo (nel 2005 con Berlusconi e nel 2015 con Renzi) la riduzione dei parlamentari. A bloccare la legge i successivi referendum confermativi.

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio

Alan De Giorgio ha studiato filosofia a Napoli. Classe 1975, si occupa di internazionalizzazione delle aziende.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 09/10/2019 at 17:58

I sondaggi SWG confermano il gradimento assai vasto della gente a favore della riduzione dei parlamentari, tanto che hanno votato a favore anche per disciplina di partito dei parlamentari che sono contrari, salvo una sparuta minoranza di +Europa, che se si vuol pensare male, essendo 4 gatti e dopo la rottura con Tabacci sanno di non poter essere rieletti, almeno con grande probabilità.
Il discorso però è più preoccupante rispetto al dibattito sulla “rappresentanza del territorio” che verrà a scadere. Questa rappresentanza è stata minata e ridotta dalla prassi che si è accentuata nella c.d. Seconda Repubblica di candidare persone estreanee al territorio, vedasi la Boschi a Bolzano o Zanetti a Varese.
Inoltre, la lentezza del sistema bicamerale e il pallerggio dei provvedimenti legislativi tra Camera e Senato, e la scadente selezione della classe politica selezionata più col criterio della fedeltà al segretario o al capocorrente che sulla competenza, hanno spinto i governi ad usufruire sempre più del voto di fiducia, quindi di provvedimenti blindati dove il ruolo del singolo parlamentare si riduce al voto, SI o NO. E da questo punto di vista avere più o meno parlamentari cambia poco.
La scarsa qualità della classe politica, unitamente al reddito che assicura il fatto di essere parlamentare, credo 14.000,00€/mese, è anche un incentivo al trasormismo. Fa paura scendere da quel livello di reddito per riprendere il ruolo che si aveva prima.
Difficile uscire da questo sistema. Certo una fine del bicameralismo perfetto sarebbe positiva. Ma si dovrebbe veramente puntare ad una selezione della classe politica. Persone ricche di cultura ed esperienza possono portare un contributo positivo, non improvvisato e siolo ideologico/astratto alla conduzione del Paese. E la persona preparata è meno incline al trasformismo, magari proprio perché se è entrata in politica spesso viene a guadagnarec meno di quanto godeva prima nel lavoro quotidiano.

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