Economia & Finanza

Ricerca Randstad: due italiani su tre disponibili a trasferirsi all’estero per migliori carriere e stipendi

I lavoratori italiani sono primi in Europa nel sognare un’occupazione all’estero, disponibili quindi a lasciare il proprio Paese in cerca di migliore carriera, stipendi più elevati e un lavoro più soddisfacente. E’ quanto emerge da una ricerca di Randstad, la multinazionale olandese attiva dal 1960 nella ricerca, selezione, formazione di risorse umane e somministrazione di lavoro (presente in 38 Paesi con 4.826 filiali e 38.820 dipendenti per un fatturato complessivo che ha raggiunto 23,8 miliardi di euro).

Le mete più ambite sono Germania, Francia, Svizzera, Spagna e Regno Unito. Mentre l’Italia è scelta solo dal 3 per cento dei lavoratori mondiali come meta di trasferimento.

Nel dettaglio, oltre due lavoratori su tre sarebbero pronti a emigrare se potessero ottenere un avanzamento di carriera e un miglior equilibrio fra lavoro e vita privata (67 per cento), il 3 per cento in più della media globale e il 12 per cento in più di quella europea. Il 64 per cento si trasferirebbe a fronte di un notevole aumento di stipendio (sei punti in più della media complessiva), mentre il 57 per cento alla ricerca di una carriera più soddisfacente (più 4 per cento sulla media mondiale).

Il dato più sorprendente, in un certo senso, è che a ben l’80 per cento degli italiani, sempre secondo la ricerca di Randstad, piace lavorare con culture diverse. La consapevolezza di un mondo del lavoro sempre più globale si riflette nell’apertura ai lavoratori stranieri.  A supporto di questa “apertura mentale”, che stride con certi risultati elettorali, per il 74 per cento del campione è positivo assumere personale dall’estero per colmare competenze e per il 60 per cento per mancanza di manodopera. I giovani under 25, però, risultano essere i meno aperti verso i lavoratori stranieri.

Analizzando più nel dettaglio le mete di destinazione, quasi un italiano su due si trasferirebbe in un Paese europeo: in cima alle preferenze c’è la Germania (9 per cento), seguita da Francia, Svizzera e Spagna (8 per cento), Regno Unito (7 per cento), Austria (4 per cento), Belgio (3 per cento), mentre al di fuori del continente le mete più ambite sono Stati Uniti (6 per cento), Australia (5 per cento) e Canada (3 per cento). A livello globale sono gli Stati Uniti a raccogliere più preferenze, con il 10 per cento delle scelte, seguiti da Germania (8 per cento), Regno Unito (7 per cento), Australia (7 per cento), Canada (6 per cento), mentre soltanto il 3 per cento dei lavoratori mondiali, appunto, emigrerebbe in Italia.

Il “Randstad Workmonitor” è un’indagine trimestrale sul mondo del lavoro condotta in 34 Paesi su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività.

Tuttavia l’elevata propensione degli italiani a spostarsi all’estero per dare una spinta alla propria carriera si contrappone alla realtà che ci vede desiderosi di trovare un impiego vicino casa. Nella stessa ricerca, ben il 72 per cento vorrebbe comunque trovare impiego in un’azienda facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta, quattro punti sopra la media globale. Un risultato in parziale controtendenza con le altre risposte, che si spiega sia con una scarsa coerenza nelle scelte sia con una crescente attenzione alla sostenibilità.

Leave a Comment