Politica estera

ISIS, l’operazione Siria e la offensiva di Trump nel mondo intero

presidente donald trump

Perché il presidente Donald Trump ha dato via libera alla Turchia ritirandosi dalla Siria e rischiando che ISIS rialzi la testa? È la domanda che si fanno in molti in queste ore.

Se la fanno i combattenti curdi che hanno pagato a caro prezzo la loro lotta contro i fascisti islamici e che ora si sentono traditi dagli Usa.

Se la fa il presidente della Turchia Erdogan che ieri annunciava operazioni militari in grande stile mentre il suo portavoce deve difendere Ankara dalla accusa di organizzare una sostituzione demografica in Siria.

Se la fanno non pochi osservatori Usa, ritwittati uno dopo l’altro da Max Boot, vecchia volpe dell’attuale deserto neocon, che al presidente Trump non ha mai risparmiato critiche ficcanti.

Trump viene accusato di aver commesso una serie di gravissimi errori. Primo. Perché gli Usa abbandonano la Siria dove la Coalizione dei volenterosi aveva schiacciato, o almeno così ci hanno raccontato, la testa dello Stato islamico? Ora i jihadisti ci riproveranno.

Trump sbaglia a pensare che gli Usa possano ritirarsi perché l’America è lontana dalla Siria. La storia degli ultimi 20 anni  insegna che la jihad si organizza e colpisce in Occidente partendo da paradisi del terrore a migliaia di chilometri di distanza.

Infine ci sono i curdi. Che hanno da sempre le loro rivendicazioni nazionalistiche. Che non vanno eroicizzati. Ma neppure colpiti alle spalle.

I curdi avevano abbassato le difese al confine con il loro avversario storico, la Turchia, perché c’era una garanzia americana di sicurezza con il campione dei diritti umani Erdogan.

“Noi non ci aspettiamo che gli Stati Uniti proteggano il nord-est della Siria. Ma la nostra gente merita una spiegazione a proposito dell’accordo sul meccanismo di sicurezza, della distruzione delle fortificazioni e della fuga degli Stati Uniti dalle proprie responsabilità”, dicono arrabbiatissimi ma non domi dal Kurdistan.

Dalle cancellerie europee ovviamente sempre il solito silenzio assordante. In Italia dei curdi si ricorda la sinistra che della loro causa ha tradizionalmente fatto una bandiera ideologica.

Ma allora degli Usa di Trump non solo in Siria ci si può fidare? Gli Stati Uniti nei desiderata della comunità internazionale dovrebbero coltivare relazioni e amicizie in Medio Oriente.

Ma per Trump la comunità internazionale è una superfetazione diplomatica e il presidente odia le astrazioni essendo un furioso pragmatico. E allora? L’impressione è che il Don stia scatenando una controffensiva globale in vista della nuova sfida alle presidenziali Usa 2020.

È una sfida che passa dai dazi alla Cina alla revisione dei trattati internazionali, costellata di scandali che a dire il vero non riguardano solo lui ma anche Biden, come in Ucraina.

È una sfida che passa dai Paesi alleati come la Gran Bretagna, la Australia e l’Italia. Qui da noi Trump ha ottenuto dal presidente del consiglio Conte che i nostri servizi segreti venissero chiamati a rapporto per spiegare se c’è stato un “gomblotto” antitrumpista nel 2016.

Questo è Donald Trump. Lo storico Mario Del Pero, fine americanista, ha ricordato però che lo stesso Trump che offre la Siria in pasto alla Turchia è il presidente che in un altro tweet minaccia apertamente Erdogan dicendo al Sultano di stare al suo posto se no saranno guai.

Sempre a suon di tweet Trump mette in guardia anche l’Unione Europea, che il presidente accusa non a torto di fare poco per la NATO e per la sicurezza collettiva del vecchio continente.

Questo è Trump, non puoi incasellarlo. Gioca il gioco a suo modo con avversari ed alleati. Come la scelta, mantenuta coerentemente dall’inizio del mandato, di usare il dialogo bilaterale, invece di vertici e consessi internazionali, quale  strumento principe della sua politica estera.

Un presidente fuori dagli schemi che però in Medio Oriente sta sbagliando. Trump ha appaltato la sicurezza dell’area a Israele Arabia Saudita Turchia. Ma nessuno di questi tre Paesi, per posizione geopolitica, per incapacità o per semplice  interesse ha davvero intenzione di esporsi per difendere l’interesse nazionale Usa.

Dunque? Washington non ha più una politica estera? Cosa vuole fare il Don, ormai completamente libero da pastoie come il Russiagate? Una offensiva Usa contro il resto del mondo? Niente è compromesso. Tutto è a rischio.

Roberto Santoro

Giornalista, ha scritto per la rivista Storie, il giornale online l'Occidentale, Fondazione Magna Carta, il Tempo, il Centro Studi Pens. Web Editor al Dipartimento Riforme Costituzionali durante il governo Letta, oggi segue la comunicazione digitale di Stefano Parisi. Ha pubblicato, tra gli altri, Natale che palle!, La vita privata dei fumetti, Googlecrazia, Italia Gratis, Trump Presidente.

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