Politica estera

Russiagate, Conte al Copasir ma la sorpresa è che ci si sorprenda

Conte al Copasir dirà qualcosa in più di quello che sapevamo sul Russiagate in salsa italica? E già, perché ormai sono trascorsi un paio d’anni da quando saltò fuori la storia di George Papadopoulos e del professor Mifsud.

Il primo, Papadopoulos, all’epoca consigliere elettorale in politica estera di Trump, poi condannato a un paio di settimane di carcere federale per aver mentito alla Fbi, ora torna alla carica e si conquista articoloni sui giornali, una manna, perché nel frattempo sta promuovendo il suo libro sul “deep state”.

Il secondo, l’ubiquo professor Mifsud, “agente provocatore” come lo definisce oggi Repubblica, avrebbe cercato di rifilare una polpetta avvelenata a Papadopoulos durante le presidenziali Usa del 2016.

La patata in questione dovrebbero essere da quanto si apprende le proverbiali ‘migliaia di email’ capaci, da sole, di inguaiare la allora candidata democratica Hillary Clinton.

Email che invece, grazie al gioco di Mifsud, sarebbero diventate esca e trappola per screditare The Donald. Tutte cose che sapevamo già da tempo (ma le email non dovevano essere sul cloud della NSA come denunciato dal furbacchione Kim Dotcom?).

Sono già trascorsi due anni da quando saltò fuori il nome del Senatore del PD Pittella che ieri, ripetendo che non sa nulla di Russiagate, ha confermato di aver presentato a Mifsud la moglie di Papadopoulos, Silvia Mangiante, avvocato con esperienza a Bruxelles e ora modella.

Sono già trascorsi due anni da quando saltò fuori la Link Campus University, che, sempre ieri, ha denunciato per diffamazione Papadopoulos. Così come aveva già fatto nelle ventiquattrore precedenti anche il senatore Renzi, liquidando i tweet del trumpista come fake news.

Le accuse di Papadopoulos sono state ripetute dalla Mangiante nella intervista a Repubblica di sabato: il governo italiano, in combutta con altre cancellerie europee e, nientemeno, con la Cia, avrebbe cercato di mascariare Trump per favorire Hillary alle elezioni. Questo dice la Mangiante, la nostra nuova Mata Hari!

La vicenda si arricchisce quindi di altri colpi di scena anche se il succo era già noto. Ma allora come oggi, la sorpresa non riguarda tanto la piuttosto improbabile spy-story fra Mifsud e Papadopoulos.

Non riguarda neanche Renzi. Né il presidente del consiglio Conte che adesso dovrà spiegare come mai, avendo conservato la delega sui servizi nel passaggio da gialloverdi a giallorossi, abbia consentito la doppia incursione dell’attorney general Will Barr e del procuratore Durham in Italia, ad agosto e poi nei giorni scorsi, con i vertici dei nostri servizi segreti al tavolo con gli americani a Roma.

I ben informati dicono per fare i conti su Mifsud uccel di bosco, conti su cui però c’è poco da raccontare se non che adesso la Casa Bianca vuol togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Ma davvero c’è ancora qualcuno che si sorprende dell’epilogo, amaro per chi ci teneva tanto, del Russiagate? La inchiesta del superprocuratore Mueller doveva essere  l”arma finale in grado di disarcionare il Don aprendo la strada per l’impeachment di Trump, del più odiato tra i presidenti Usa degli ultimi anni, ma già due anni fa si era rivelata un boomerang per i Democratici Usa e la stampa amica!

Il Russiagate doveva essere la prova del nove delle relazioni pericolose fra Trump e Putin durante le presidenziali del 2016, doveva fare luce, li ricorderete, sui presunti hacker russi capaci di orientare il risultato delle elezioni Usa (sic), eccetera eccetera.

E invece, dopo aver virato in mancanza d’altro sui guai fiscali di Trump, la indagine si è arenata, concludendosi in un buco nell’acqua.

Così il presidente americano ha deciso di rovesciare la frittata a suo favore. Scatenando la controffensiva. E Conte, l’amico “Giuseppi”, almeno a seguire i retroscena della stampa italiana, questa estate ci avrebbe messo del suo.

Ecco le incursioni di Barr, che vuol far tornare il Dipartimento di Giustizia una istituzione fedele alla Casa Bianca. Ecco le indagini di Durham sulle origini della inchiesta di Mueller.

Vedremo quali spiegazioni darà Conte al Copasir ma il giro di vite c’è già stato due anni fa. Quando il partito di Obama e dei Clinton da grande accusatore si è trovato di colpo sommerso dai detriti del Russiagate. Intanto, da qualche parte, il professor Mifsud se la ride sotto i baffi. 

Leave a Comment