Economia & Finanza

Italia capricciosa e la Grecia si prende il gas metano

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L’Italia può permettersi di abbandonare il possibile sviluppo dei giacimenti di gas metano lasciandolo ad altri Paesi? Il nostro fabbisogno energetico suggerirebbe di no. Invece abbiamo rinunciato a sfruttare il giacimento Fortuna Prospect nel Mar Ionio. Lo farà per noi la Grecia.

E’ una delle ricadute della “Contenomics” o meglio di una visione ideologica della green economy. Accordi già avviati da anni con GlobalMed, società americana che si occupa dell’esplorazione dei fondali marini, vengono interrotti bruscamente con l’insediamento del Governo giallorosso.

Non accade per la prima volta nel nostro Paese e purtroppo non sarà l’ultima. Tutto questo genera confusione nei nostri partner e tra gli investitori stranieri. Dura la reazione di FederPetroli: “Nelle riunioni all’estero le aziende dipingono l’Italia come una bambina capricciosa, un’eterna indecisa. Una pessima figura”.

Le esplorazioni avevano peraltro dato esito positivo in una zona dello Ionio a cavallo tra l’estremità meridionale della Puglia e l’isola greca di Corfù. Ma l’Italia indecisa resta ferma.

Un rifiuto frutto dei No ideologici della sinistra ambientalista: presunto deturpamento ambientale, presunti danni per la pesca ed il turismo, preferenza per le fonti rinnovabili.

Tuttavia, il giacimento di metano Fortuna Prospect non si estende soltanto in acque italiane; ecco che allora la Grecia ha avviato le procedure per trivellare l’area di proprio interesse.

Ciò significa che i pericoli temuti dall’Italia – i disastri ambientali evocati come se fossero noccioline – restano tali, visto che la Grecia farà le esplorazioni alla stessa distanza dalle nostre coste. I greci non hanno a cuore la loro sicurezza? In più, il gas che ci rifiutiamo di estrarre, dovremo importarlo da Atene.

Ma si può veramente fare a meno del gas metano? La risposta è no. I dati di Terna, gestore della rete per la trasmissione dell’energia elettrica in Italia, mostrano un trend di calo della produzione nazionale di energia, rispetto al nostro fabbisogno.

Questo significa comprare più energia da altri Paesi. Infatti nel 2018 il saldo import/export ha registrato un significativo aumento (+14%) rispetto all’anno precedente.

Considerando poi che la percentuale di energia proveniente da combustibili fossili (termoelettrica), seppur in calo, costituisce ancora circa i due terzi del totale, allora appare evidente che questa vicenda – oltre ad essere una beffa dal punto di vista ambientale – può costituire anche un serio danno economico.

Non siamo ancora in grado di fare a meno degli idrocarburi. Rinunciarvi, in nome di un inconcludente populismo ambientalista, rischia di rendere l’Italia più dipendente dall’estero dal punto di vista energetico.

Quello di Fortuna Prospect non è l’unico caso di scelte perlomeno discutibili fatte dai nostri Governi in campo energetico. Prendiamo il nucleare in Francia. Questo tipo di energia ha sempre alimentato accese polemiche nel nostro Paese. In particolar modo dopo il disastro di Chernobyl.

Ma la realtà dei fatti è che anche in questo caso eventuali incidenti negli impianti francesi non ci metterebbero al riparo dalle conseguenze. La centrale nucleare francese di Bugey, ad esempio, si trova a poco più di 100 km in linea d’aria da Bardonecchia.

Ragionare esclusivamente in una logica catastrofista del resto non aiuta. Abbiamo paura di quello che potrebbe accadere in caso di incidenti nucleari ma è una paura che rischia di essere ingiustificata: con le tecnologie per la sicurezza odierne, il gas e il nucleare risultano essere le due fonti energetiche più sicure.

La Francia lo ha capito da tempo e produce quasi l’80% del proprio fabbisogno energetico tramite centrali nucleari. Per non dire della intraprendenza di alcuni Paesi balcanici come la Croazia nell’Adriatico. Il premier croato Plenković ha da qualche anno avviato una massiccia campagna di sfruttamento dei giacimenti in mare, deciso a dare una spinta consistente al settore dell’offshore.

L’esempio più recente è il via libera concesso per la realizzazione di un rigassificatore nei pressi dell’isola di Veglia, che potrebbe essere ultimato entro il 2021. Anche in questo caso l’Italia lascia ai suoi dirimpettai lo sfruttamento di preziose risorse energetiche sul fondo dell’Adriatico.

Come per gli impianti per lo sfruttamento del metano nello Ionio, o per le centrali nucleari francesi, anche per l’offshore croato in Adriatico, aver rinunciato a fare gli impianti non ci metterà al riparo da eventuali danni ambientali. Nel frattempo non abbiamo una vera politica industriale. Per l’energia come per i rifiuti da smaltire e per altro ancora. La decrescita felice passa anche da qui.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 05/10/2019 at 12:41

Bravissimo. Giusto. Abbiamo governi composti di mmaggioranze contraddittorie e con componenti contrarie allo sviluppo, vedi la c.d. “decrescita felice”, infelice in realtà in un mondo globalizzato dove la concorrenza è la regola e se si resta indietro si perde, aumenta la miseria, chiudono le aziende, ecc., ecc.
Il guaio è che manca una visione strategica di medio/lungo periodo, non solo sull’energia ma a 360°

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