Speaker's Corner

Reddito di militanza

Ci voleva la rivelazione del quotidiano “La Verità”, titolo mai più profetico, per dimostrare una volta per tutte che lo strumento del reddito di cittadinanza, oltre che essere animato da logiche diseducative, ad esempio di mero assistenzialismo, o da cambiali elettorali di marca meridionale, nonché da norme contorte e lacunose, manchi soprattutto di buon senso. Davvero ci si aspettava di risolvere il problema della povertà con questa elemosina di Stato, frutto del sacrificio dei cittadini onesti?

I nodi stanno venendo finalmente al pettine. Ma, scappati i buoi, si tenta di chiudere la stalla.

I facili profeti, che con scarsa fantasia prevedevano furbetti di ogni sorta, dal classico disoccupato che in realtà lavora in nero fino all’universo nomade con cittadinanza italiana, ipotesi puntualmente confermate dalla realtà, non hanno però fatto lo sforzo di divinare i venditori di morte. In particolare quelli ideologizzati. Reddito di militanza. A cinque stelle. Tra l’altro incassato legalmente. Oltre al danno, la beffa.

Ecco allora che la beneficiaria Federica Saraceni, figlia di un illustre magistrato e parlamentare, condannata a 21 anni e sei mesi di carcere per il delitto D’Antona, dall’agosto scorso percepisce 623 euro al mese di reddito di cittadinanza. Dal 2005 sconta la pena ai domiciliari. Per cui, come s’è affrettato a precisare Pasquale Tridico, il presidente dell’Inps, manager d’importazione americana e di simpatie grilline, è tutto in regola. Perché la condanna è di dodici anni fa e il reddito è escluso solo per chi sia stato condannato entro i dieci anni. I delitti d’antan, compresi quelli del maggio 1999, sono perdonati dall’obolo mensile.

Olga D’Antona, la vedova del professore, già parlamentare del centrosinistra, è amaramente finita di nuovo sotto i riflettori per l’immancabile commento. Non c’è fine pena. Ha ragione. E soprattutto, come ha argutamente evidenziato, questo Stato, che i brigatisti volevano disarticolare, ha finito per comportarsi con i terroristi come un buon padre di famiglia. Buono e fregnone, aggiungiamo noi. Gigino, che genio.

Olga D’Antona, reddito di cittadinanza, tridico, INPS, brigate rosse


1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 03/10/2019 at 17:09

Sono sempre convinto che con il livello del ns. debito pubblico e il carico d’interessi relativo, priorità assoluta dovrebbe essere la CRESCITA e una strategia per averla, cosa che non vedo nei ns. governi.
Detto questo e se ne avessimo le risorse, una misura di supporto e assistenza per chi perde il lavoro sarebbe opportuna in un mondo che cambia rapidamente, tanti perdono il lavoro prima di avere l’età della pensione anche a causa delle delocalizzazioni e/o per i processi di automazione, tipo Industry 4.0.
Poi il provvedimento va formulato correttamente, ad evitare situazioni scorrette.
QWuando lavoravo a Copenhagen negli anni ’70 un licenziato godeva addirittura del 90% della retribuzione percepita in azienda, a condizione di sottoporsi ad un processo formativo serio e rigoroso. Vi erano certamente delle anomalie, e chi se ne approfittava, tanto che poi il beneficio è stato limitato a 3 anni. Ma se il DK il welfare è ricco, si pagano anche tante tasse sulla persona, non sull’azienda.

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