Speaker's Corner

Meno tasse per tutti (i gatti)

L’autunno caldo soprattutto per le attenzioni al clima, non ha fatto i conti con la categoria che in calore ci va per eccellenza: quella degli animali. “Ormai sono membri della famiglia e vanno riconosciuti come tali” ha tuonato la rossa ed eterna passionaria Michela Vittoria Brambilla in Berlusconi aprendo la manifestazione nazionale animalista a Milano. Non in un teatro, in un canile o in un parco zoologico, ma nientedimeno che in variopinto corteo nel cuore della metropoli meneghina. Dal ’68 ai 44 gatti. Addirittura con comizio conclusivo, manco fosse Luciano Lama, che nel ‘77, a proposito di desideri animaleschi, tanti arrabbiati etologi dall’università La Sapienza volevano rispedire direttamente in Tibet.

Dopo le giovanili attenzioni per la flora, ecco quelle più canute o mesciate per la fauna. 

Negli eleganti salotti meneghini del centro – location tra piazza Cordusio, piazza Duomo, piazza San Carlo – si sono rinnovate monocrome onde verdi. Dopo quelle padane con gli adepti (solo di nome) di Ezra Pound e quelle ambientaliste senza libretto delle giustificazioni ecco la novità gattara e canina  rappresentata da 24 assassociazioni provenienti da tutta Italia in difesa delle quattro zampe, ma anche delle due dell’importante comparto ornitologico. Sulle note della colonna sonora di “Momenti di  gloria”,  tutto vero, accompagnate dal volo di colombe, una solare passeggiata per rivendicare maggiori diritti a Fuffi e Fido, nomi ormai più simbolici che reali. 

Immancabile, per l’occasione, la promozione della proposta di legge, in discussione alla commissione Giustizia della Camera, per inserire gli animali domestici nello stato di famiglia. Tra le altre richieste: mutua per chi non ha i soldi per pagare le amorevoli ma esose cure veterinarie, abolizione degli ultimi divieti (quali, la guida di un autobus?) e soprattutto abbattimento dell’Iva dal 22 al 10 per cento per le spese per gli alimenti e veterinarie. “Sarebbe ragionevole” chiosa il Brambilla-pensiero.

Il partito degli animali, del resto, è il primo nel Belpaese, l’unico che sia con il proporzionale sia con il maggioritario manderebbe all’opposizione tutti gli altri. Perché conta trenta milioni di italiani in tenerissima compagnia. Ma se le bestie venissero inserite nello stato di famiglia dalla coppia M5S-Pd, chissà che  non ci scappi, di conseguenza, una tassa anche per copiosa immondizia dei nostri sempre più umani amici a quattro gambe.

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