Speaker's Corner

Aridatece i ghiacciai

Diciamoci la verità, finora i ghiacciai non se l’era mai filati nessuno. Al limite qualche puntiglioso geologo alla vigilia di un imperdibile congresso o il solito gruppetto di alpinisti. Già imparare a scuola i metri d’altitudine di un Monte Bianco o di un Monte Rosa era una tragedia, figuriamoci interessarsi a questa montagna di gelo, che tutt’al più può solo stimolare la voglia di qualche granatina. Abbiamo mai trovato la voce “ghiacciaio”, tra i termini “mare” e “città d’arte” nell’elenco delle mete preferite dagli italiani per le vacanze estive? Della serie: quest’anno mi faccio quindici giorni in tenda al Fornisull’Ortles-Cevedale o al Miage sul Monte Bianco in compagnia degli stambecchi. Mah.

Certo, nel corso di qualche settimana bianca l’occhio nascosto dietro un paio di Tom Ford da montagna è potuto pure finire su quell’ammasso congelato dalle eccentriche geometrie. Ma l’interesse per quell’elemento sfarzoso è stato pari a quello per il museo alpino Duca degli Abruzzi: non abbiamo mai trovato il tempo per visitarlo. Chissà se ne avrà a male Luigi Amedeo di Savoia che quella raccolta espositiva l’ha strenuamente voluta.

Isolati, algidi, concentrati nelle zone più appartate del Paese, utili al limite per qualche cartolina o per rendere più suggestive le immagini delle sgambettate di Fausto Coppi, razionalmente che ci si va a fare uno su un ghiacciaio? A morire di freddo? Ad ammirare le marmotte al posto delle pantegane di città? A rischiare di cadere e far arricchire qualche fisioterapista?

Eppure, grazie alla solita animatrice Greta da Stoccolma, 17 anni a gennaio, è scoppiata la “ghiacciaiomania” globalizzata. Tutti sensibili alla glaciologia, grandi esperti di masse nevosi perenni, provetti di crepacci, pratici di morene, fans di bacini collettori. E l’Italia, figuriamoci, non ne poteva rimanere indenne. Se in genere sono frotte di degenti a recarsi in pellegrinaggio per una grazia, ad esempio alla Madonna della Salute o del Sasso, qui sono caterve di abili camminatori e salutisti a raggiungere il Grande Malato Naturale per una visita di tipo ospedaliero che confermi la diagnosi: decisamente malconcio.

E allora via con le veglie funebri anticipate, con i requiem, con gli epitaffi. Ci manca solo il flash mob ed il quadro ideale per il radicalchic di turno è completo.

Mentre l’Onu, con tempismo perfetto, sfodera un drammatico rapporto che raccoglie i risultati di nientemeno che settemila ricerche scientifiche – immaginiamo consultate anche di notte per chiudere il lavoro in 24 ore – il Belpaese ci svela la nostra ignoranza sull’esistenza del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, un inventario che classifica 903 ghiacciai che coprono un’area totale di 369.90chilometri quadrati. Accipicchia. Mentre il quotidiano Il Manifesto, riattizzato dalle piazze piene di ragazzini e di ex sessantottini con il pannolone (titolo: “Autunno caldo”), ci fa sapere che Luca Mercalli ben dal 1986 sale sul ghiacciaio Ciardoney, Gran Paradiso. Il noto meteorologo, resosi celebre alla corte di Fabio Fazio, può attestare che da allora il colosso bianco valdostano è arretrato di oltre quattrocento metri. Confessando che li misura personalmente.

Momenti di inaspettata gloria anche per tanti sconosciuti scrittori locali, le cui insensate ricerche sono state per decenni rigorosamente ignorate (“Sono stato testimone della celebre frana del 1996”) o per guide alpine, che di solito hanno modo di parlare solo per le frequenti tragedie di montagna.

E la politica? Non poteva mancare. Antonio Fosson, neogovernatore della Regione Valle d’Aosta, il quale in una conferenza stampa sottolinea che “è una fortuna per la Valle d’Aosta avere 186 ghiacciai” (come dargli torto con tutto questo inatteso turismo?), ha invitato a Courmayeur nientemeno che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Chi meglio di lui, abile nell’adattarsi ai più variegati governi e alle policrome feste, sarà in grado di cavalcare abilmente la “ghiacciaiomania”?

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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