Politica estera

Di Maio ministro del debito anche alla Farnesina

La nostra politica estera dovrebbe avere due o tre punti fermi. Il primo è la Libia cruciale per la nostra sicurezza. Il secondo i rapporti con la Francia dopo l’avventurismo nazionalpopulista. Il terzo una salda collocazione euroatlantica dell’Italia. Ma Di Maio guarda a Oriente.

L’Italia nel marzo scorso è stata il primo Paese del G7 a sottoscrivere il Memorandum di Intesa (MoU) con Xi Jinping sulla “Via della Seta”, il progetto che vuol rendere l’Asia motore della globalizzazione e Pechino il centro dell’Asia. Di Maio è entusiasta della Belt and Road Initiative, si è anche scelto come capo di gabinetto l’attuale ambasciatore in Cina.

Sono anni che la Cina cerca di farsi spazio all’interno della comunità internazionale presentandosi come interlocutore rispettabile nel commercio estero e nella cooperazione economica. In uno scenario multipolare, la distensione serve a Pechino per entrare in Paesi esterni alla sua sfera di influenza.

In questo la Cina è favorita da due fattori. Da una parte la predilezione che ha il presidente Trump per gli accordi bilaterali che sono un’arma per difendere l’interesse nazionale ma fanno arretrare l’America. Dall’altra debolezza e divisioni dell’Europa. Così Pechino pensa a vincere la guerra prima di andare in battaglia.

La Cina ha fantastilioni da investire nei megaprojects della BRI, dal Laos al Kazakistan passando per lo Sri Lanka, dove però l’iniziativa cinese non sembra lasciare un bel ricordo. Tra gli obiettivi c’è naturalmente aprirsi uno sbocco sul Mediterraneo, cosa che vogliono tutti, Cina, Russia e Iran, contando sulla debolezza dell’Europa. La Cina ha già fatto shopping ad Atene, rilanciando il Pireo, un porto ormai in declino. In Italia punta a Trieste e  Genova, alle vie del mare e alle reti energetiche.

Paesi indebitati che hanno bisogno di grandi infrastrutture ma non hanno soldi per farle sono perfetti per la Via della Seta. Se governi incompetenti si indebitano, qualcuno gongola: le infrastrutture fatte con investimenti cinesi diventeranno dei cinesi? Di Maio è già caduto nella trappola del debito? Il capo politico del partito NoTav fautore delle megaopere cinesi?!

Mettendo da parte il secolo della prosperità e tornando alla realtà, diciamo pure un’ultima cosa. In Italia i ministri degli esteri passano ma i fondamentali geopolitici del nostro Paese restano. Qualcuno che vigila sulla Libia, sulle relazioni con la Francia e il nostro atlantismo, c’è. Citofonare Colle. 

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