Speaker's Corner

Suicidio assistito, sentenza storica della Consulta

Con una sentenza storica, la Consulta ha dunque aperto al suicidio assistito. Ha in sostanza stabilito che non è punibile chi agevola il suicidio in situazioni come quella di Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo. In quel caso, reso di pubblico dominio grazie ai riflettori mediatici e all’attività dell’associazione Luca Coscioni, il ragazzo a seguito di un incidente stradale è diventato cieco e tetraplegico, attaccato ad un sondino per sopravvivere, vittima di atroci sofferenze. Dopo anni di terapie senza esito, ha maturato la decisione di porre fine alla sua vita: “Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia – sono state le sue parole che hanno certificato la sua precisa volontà. 

“Da oggi in Italia siamo tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo – è il commento alla sentenza della Consulta da parte di Marco Cappato, il tesoriere dell’associazione dedicata a Luca Coscioni, fondata nel 2002 dallo stesso economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica, scomparso nel 2006. Il sodalizio da quasi due decenni è sotto i riflettori per le battaglie a favore delle libertà civili e dei diritti umani, in particolare quelle sulla libertà di ricerca scientifica, sull’assistenza personale autogestita, sull’abbattimento delle barriere architettoniche, sulle scelte di fine vita, sulla legalizzazione dell’eutanasia. Ma anche sulla ricerca sugli embrioni, sull’accesso alla procreazione medicalmente assistita, sull’accesso ai cannabinoidi medici e sul monitoraggio mondiale di leggi e psolitiche in materia di scienza e auto-determinazione. L’associazione, tra l’altro, terrà il suo XVI congresso a Bari dal 3 al 6 ottobre e per l’occasione ha chiamato a raccolta “le forze laiche e liberali di maggioranza e opposizione”. 

“Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo – spiega Cappato. “La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge”. 

Gli fa eco l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni. “La Corte costituzionale apre la strada finalmente ad una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi non è attaccato a una macchina, ma è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, come previsto dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale depositata alla Camera nel 2013. Mi auguro che finalmente il Parlamento si faccia vivo”. 

La possibilità di poter decidere quando terminare la propria esistenza, interrompendo atroci sofferenze, è una richiesta che lega come un filo rosso tante vicende riportate dalle cronache. 

Dodici anni fa fu Piergiorgio Welby a porre il tema dell’autodeterminazione del malato. Colpito da anni dalla distrofia muscolare, inviò al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva l’eutanasia. Il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby di porre fine all’”accanimento terapeutico”, dichiarandola “inammissibile” a causa del vuoto legislativo su questo tema. Pochi giorni dopo, il medico Mario Riccio esaudì la volontà di Welby staccandogli il respiratore, venendo poi assolto dall’accusa di omicidio. 

Nel 2007 fu la volta di Giovanni Nuvoli di Alghero, malato di Sla di Alghero. Il tribunale di Sassari respinse la richiesta di eutanasia, i carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo e Nuvoli si lasciò morire con uno sciopero della fame e della sete. 

Due anni dopo il caso di Eluana Englaro, la giovane di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni. Poi quello di Mario Fanelli, malato di Sla morto per cause naturali nel 2016 dopo aver chiesto una legge sull’eutanasia. Nello stesso anno Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari, malato di Sla,  è morto ottenendo il distacco del respiratore con autorizzazione del tribunale di Cagliari. 

Dal 2015 ad oggi, sono 761 le persone che si sono rivolte all’associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere il suicidio assistito all’estero. Di queste, almeno 115 si sono poi rivolte a cliniche in Svizzera. Secondo l’associazione Exit-Italia, sarebbero un centinaio gli italiani interessati al suicidio assistito in Svizzera, nazione che per accedere al suicidio assistito chiede la presenza di una malattia grave, irreversibile, clinicamente accertata, senza possibilità di guarigione e la capacità di intendere e volere da parte del paziente. Il costo complessivo è di circa 10mila euro. 

Contro la decisione della Consulta si sono espressi, tra gli altri, Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita della Cei (“La Corte costituzionale cede ad una visione utilitaristica della vita umana”), e il leader della Lega, Matteo Salvini (“Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge”).

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