Speaker's Corner

Le parole d’ordine emerse al Forum mondiale Unesco a Parma

Sostenibilità, riciclo ed educazione. Questi i punti centrali della “dichiarazione di Parma”, il documento sottoscritto da tutti i partecipanti al Forum mondiale dell’Unesco, conclusosi venerdì scorso, che ha provato a dettare le linee di comportamento per il futuro dell’alimentazione. 

Oltre 150 stakeholder ed esperti mondiali riuniti nella città emiliana, capitale della gastronomia, si sono interrogati sull’applicazione di buone pratiche, tra le quali la capacità di integrare al meglio cultura e politiche di sviluppo sostenibile. In particolare ci si è soffermati sulla necessità di promuovere una cooperazione trasversale nei settori della cultura, dell’istruzione e della scienza, di rafforzare il nesso tra cultura, cibo ed educazione e i modelli in evoluzione della sicurezza alimentare, nonché di sostenere metodi culturalmente appropriati di produzione e consumo alimentare che rispettino le comunità, il loro patrimonio culturale e l’ambiente.

Si è parlato anche di nuovi modelli di business e forme di creatività che rafforzino i processi di apprendimento, innovazione e sviluppo locali nel settore nutrizionale. 

Il quarto Forum, intitolato “Cultura e cibo: strategie innovative per lo sviluppo sostenibile”, ha affrontato la relazione tra cibo, cultura e società nell’ottica delll’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. 

“Bisogna partire da un allarme generale – ha esordito Ernesto Ottone, vice direttore generale Unesco per il settore Cultura. “Al mondo due miliardi di persone non hanno accesso regolare a quantità di cibo sufficienti. Un terzo del cibo prodotto va sprecato. Sono tendenze che minacciano la biodiversità. In questo senso le esperienze locali possono portare verso modelli alimentari più sostenibili. Da parte dell’Unesco c’è il sostegno massimo alla questione. Il food è parte integrante dell’Agenda 2030 per l’inclusione sociale, il dialogo e lo sviluppo sostenibile”. 

In un periodo in cui proprio il cibo è più che mai sotto i riflettori – grazie a blog, festival culinari e chef televisivi – è il momento di analizzare ambienti di vita, tradizioni, culture e abitudini nutrizionali che si influenzano a vicenda, per dare vita a nuove pratiche sociali intorno all’alimentazione. Su questa linea si è inserito l’intervento dello chef Massimo Bottura, che ha descritto il progetto “Food for Soul” che prevede di aprire in tutto il mondo, come già avvenuto a Expo2015, dei refettori, mense ricavate da spazi dimenticati in cui i migliori chef del mondo cucinano prodotti invenduti, non utilizzati o prossimi alla scadenza per chi è in condizioni di vulnerabilità.

“Il cibo è un atto d’amore, è eredità culturale, è un’emozione – ha dichiarato lo chef emiliano. “Contro lo spreco bisogna rispettare il cibo a ogni suo stadio e muoversi globalmente, ognuno nel proprio piccolo. Si comincia dal vicino di casa”. 

E se l’Emilia Romagna è in prima linea sull’attuazione di politiche alimentari sostenibili, Parma fa un passo avanti e si configura come “un punto di riferimento per tutte le città Unesco del mondo e degli esperti internazionali che lavorano su temi globali”. Parola del sindaco Pizzarotti che con orgoglio ribadisce l’importanza del ‘sistema Parma’ a sostegno di tutta la rete imprenditoriale della Food Valley. “Cultura e Cibo hanno un ruolo fondamentale nella sfida per lo sviluppo e rappresentano il cuore della tradizione e dell’innovazione: Parma è il naturale luogo in cui parlarne. Qui, per noi, la sfida è già iniziata”. 

La scelta di Parma, in effetti, non è stata casuale. Il modello emiliano offre soprattutto la forza della rete: aziende di produzione di cibo, università e cultura con l’obiettivo di far riconoscere in tutto il mondo questa terra come food valley. 

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