Speaker's Corner

Il Ministro degli Esteri non delle Ester-nazioni

His Excellency Of Mayo ha avuto giornate estremamente intense. Da un pulpito che aveva qualcosa a che fare con Rousseau (pare un centro di ricerca intitolato al filosofo) ha esternato su molteplici temi. L’immigrazione, che non è materia del suo dicastero, bensì (come avrebbe dovuto imparare in 14 mesi di diatribe, polemiche e litigi quotidiani con Salvini) del Ministero dell’Interno. Poi ha attaccato le concessioni autostradali che non sono competenza del suo dicastero, come potrebbe spiegargli persino Toninelli, se non l’avessero messo in un freezer della Findus. Poi ha dettato la linea sulle elezioni regionali in Umbria (dove ha scelto il candidato governatore nella persona di Cucinelli) e poi in Campania e in Calabria. Con una sola granitica determinazione in mente: i grillini faranno l’alleanza con il PD però al tempo stesso non la faranno (altrimenti i duri e puri ritiratisi in un bunker mongolo con Dibba farebbero i capricci). Ma in ogni caso qualsiasi alleanza dei grillini verrà stipulata ad insaputa di chi la firma in modo da poter negare il giorno dopo di averla mai persino ipotizzata.

E’ un peccato che Of Mayo non trovi il tempo di occuparsi di quello per cui viene pagato. Ad esempio nessuno nel governo Conte (canna)bis (come del resto nel governo Conte Uno vale Uno) ha mai speso una parola su Hong Kong. Eppure sono mesi che in quel territorio cinese la popolazione lotta per affermare i propri diritti. Ma evidentemente la Via della Seta e l’inchino permanente a Pechino prevalgono sui principi democratici che vanno sbandierati solo sul webbe a beneficio degli adepti ebeti, mentre nella realtà si privilegiano gli autocrati, che peraltro affondano le radici proprio nel pensiero di un certo Rousseau. Nemmeno il dramma di una donna iraniana SAHAR KHODAYARI che si è data fuoco per protestare contro la violazione dei diritti umani in Iran ha smosso l’apatia del nuovo inquilino della Farnesina, che evidentemente frequenta l’ufficio quanto Salvini frequentava il Viminale.

Oppure ci sarebbe da occuparsi di quel conflitto in Yemen che estendendosi ai campi petroliferi e alle raffinerie dell’Arabia Saudita rischia di provocare una nuova Guerra nel Golfo e un altro shock petrolifero. Ma evidentemente il governo giallorosso sistemerà tutto a colpi di investimenti green (scorporati dal computo del deficit) così al posto della benzina metteremo nei serbatoi delle auto la cicoria per autotrazione che metteranno a punto i tecnici del Campidoglio quando avranno capito come riparare le scale mobili della metropolitana.

E non dimentichiamo che in Libia infuria una feroce guerra civile, di cui l’Italia aveva promesso di occuparsi. Invece dal fiasco plateale del vertice di Palermo (di cui ancora ridono nei 5 continenti) il governo è sparito dai radar. Ora siamo in in attesa che Of Mayo appuri dove si trovi Tripoli rispetto al Venezuela di Pinochet.


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1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 22/09/2019 at 19:13

E’ desolante l’incompetenza di alcuni leaders politici, cher sanno (solo) comunicare, e anche molto bene per attrarre evidentemente una massa di elettori alttrettanto incapaci di capire per chi votano. La politica estera è fondamentalev per un Paese come l’Italia, sia in Europa che nello scacchiere mondiale.
a Di Maio interessa solo il prestigio, e fare le riunioni di partito alla Farnesina.

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