Economia & Finanza

Agricoltura italiana, qualità ma poca tecnologia

Il digital farming, cioè l’agricoltura supportata dalle nuove tecnologie, nel nostro Paese è ancora più prospettiva che realtà. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Informatore agrario, la storica casa editrice veronese che da oltre 70 anni pubblica le maggiori testate del settore. 

Analizzando un campione di oltre 10mila operatori del comparto primario, all’interno di un sondaggio effettuato sulle intenzioni di semina, è emerso che il 41 per cento degli agricoltori intervistati non utilizza alcuna tecnologia per la gestione dell’azienda agricola, dato che sale al 47 per cento nelle aree del Mezzogiorno. 

Lo stato dell’arte è quindi ancora lontano dagli obiettivi 4.0, con soltanto tre agricoltori su dieci che utilizzano il personal computer o lo smartphone, mentre il trattore dotato di gps è privilegio di due intervistati su dieci. I software gestionali e le centraline elettroniche, le attrezzature per eseguire trattamenti a rateo variabile, i sistemi di supporto decisionale (Dss) hanno diffusioni tra il 7 e il 12 per cento. E se a oggi si rivelano bassi anche gli investimenti annuali in innovazione – per la maggior parte sotto i 5mila euro – il futuro riserva però chiare aperture verso l’ambiente digital, con quasi un terzo del campione che dichiara di voler incrementare la spesa (il 47 per cento nel Mezzogiorno) in primo luogo per risparmiare nella gestione di concimi, acqua e agrofarmaci, oltre che per migliorare le produzioni, in seconda istanza per raggiungere una maggior sostenibilità ambientale. 

Si tratta di percentuali che farebbero pensare ad un sondaggio di un decennio fa. Ed invece è l’amara realtà odierna. 

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