Terza pagina

In tv domina la nostalgia perché si teme il futuro

Da otto anni “Techetechete” è uno dei programmi tv di maggior successo. Con medie di quattro milioni di telespettatori, propone videoframmenti degli archivi Rai, tipo l’affascinante bianco e nero di Mina o Battisti. Trasmissioni d’antan, come “Canzonissima” o “Studio Uno”, vengono puntualmente “saccheggiate”. Ed altre proposte televisive di successo dei nostri giorni hanno come missione la rievocazione del passato, specie di quello più spensierato tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta, in particolare riproponendo i protagonisti della canzone di quelle stagioni. L’imperativo sembra essere: rifugiamoci nel bianco e nero. 

Quando non è fatto con i dovuti crismi, tipo l’oggettività di “Techetechete”, c’è il rischio della retorica e del trash. E dello scadimento qualitativo dell’offerta complessiva, cosa che sta puntualmente avvenendo (da tempo). 

I tentativi di proporre qualcosa di (apparentemente) nuovo – nell’ultima stagione molto in salsa sovranista – sono falliti. Emblematico il caso di Lorella Cuccarini con “Grand Tour”, il cui varietà in giro per l’Italia è stato chiuso anzitempo. Il sensibile calo di ascolti di Raiuno è una patata bollente nei piani di alti di viale Mazzini. E quest’anno i programmi di attualità e di punta della rete ammiraglia, come “Uno Mattina”, “La vita in diretta”, “La prova del cuoco” e persino “Porta a porta”, sono tutti in calo. 

Eppure la crisi di governo ha fatto crescere il numero dei curiosi davanti al piccolo schermo. Ma a beneficiarne sono state quelle emittenti che stanno puntando sull’attualità politica, come Retequattro e La7, quest’ultima sospinta soprattutto dalle dirette di Enrico Mentana. Per il resto la proposta televisiva non va oltre “l’usato sicuro”, l’ossessiva ripetizione dei programmi delle scorse stagioni, gli anniversari (simbolica l’apoteosi televisiva per i dieci anni dalla scomparsa di Mike Bongiorno), o la rievocazione di quelli degli anni d’oro della tv (da Fazio con “Rischiatutto” a Carlo Conti con “La Corrida”). Quelle poche sperimentazioni finiscono nelle fasce orarie meno battute dall’utente medio. 

Perché questo ancorarsi al “vecchio”, tra l’altro privilegiando l’utenza più canuta, mentre la maggior parte dei giovani non segue proprio più la televisione? 

La spiegazione più comune è nella paura del presente e del futuro. Il passato edulcorato dei ricordi e di età spensierate è in grado di rassicurare. Così si raschia il fondo. E volti come quelli di Battista o di Mina diventano icone buone per ogni esigenza.  

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

Leave a Comment