Politica estera

Un cetriolo chiamato Brexit

Il Parlamento inglese ha bocciato sia la proposta no deal sia la mozione per il voto anticipato del sempre più intelligente Boris Johnson.

La Brexit, probabilmente, sarà rimandata alle calende greche. Sai la novità. Al di là di tante smargiassate da pub, infatti, nessun politico inglese vuole realizzare l’exit. Dire di voler premere il grilletto è facile. Farlo, un po’ meno.

Bene specificare subito una mia convinzione: non ci sarà nessuna Brexit. Se gli inglesi l’avessero veramente voluta, avrebbero levato gli ormeggi già da tempo; invece, tutto è ancora in stand by.

Semplice il motivo: in caso di exit, sui beni importati sarebbero applicati dazi cospicui. Persino un sandwich con tonno e pomodoro potrebbe diventare un lusso. Figurarsi comprare farmaci.

Si aggiunga: la Bmw ha dichiarato di voler abbandonare l’Inghilterra in caso di barriere doganali. Airbus idem. Le big companies hanno già fatto le valigie, con JP Morgan in testa. Ad oggi la Brexit è costata agli inglesi più di 50 miliardi di sterline. By the way, l’Inghliterra, grazie al cosiddetto rebate, ha ottenuto, a carico degli altri Stati membri, un rimborso immediato del 66% della differenza tra quanto ha pagato e quanto ha ricevuto dall’Ue. In caso di exit, il rebate diventerebbe utopia.

La Brexit, dopo aver distrutto la brillante carriera politica di Cameron e quella della mediocre May, ha mietuto un’altra vittima: lo zotico Boris Johnson. Ben gli sta. Bojo è stato uno dei fautori del referendum e, da premier, è partito per suonarle a tutti ma è tornato a casa suonato.

Spero solo che le prossime elezioni politiche seguano l’iter delle ultime europee e premino Farage. In tal caso, il cetriolo della Brexit mieterebbe un’altra vittima, ritornando, dritto dritto, tra le…mani del suo folle ideologo.

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