Speaker's Corner

Poltrone & spalti: la guerra di Malagò contro Sabelli

Lo sport è la guerra senza le sparatorie, ha scritto George Orwell. L’hanno applicata alla lettera la massima dello scrittore britannico, seppur lontani dalle palestre e dai terreni di gioco, i due supermanager dell’agonismo italiano. Cioè il navigato Giovanni Malagò, 60 anni, romano, già commerciante di auto di lusso (storica concessionaria Samocar – del padre – a villa Borghese), da quasi sette presidente del Coni, e Rocco Sabelli, 65 anni, molisano, dallo scorso aprile presidente e amministratore delegato di “Sport e salute”, già Coni Servizi, la società in house del ministero dell’Economia e delle finanze. 

Uno scontro, in realtà, che di sportivo – in tutti i sensi – ha davvero poco. Più che lo spirito del barone de Coubertin, siamo al volare degli stracci. 

Innanzitutto di mezzo c’è l’immancabile politica. “Sport e salute” è stata ideata nientemeno che da Giancarlo Giorgetti da Cazzago, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel primo governo Conte. E l’ultima legge di Stabilità ha dispensato ben 368 milioni di euro – sui 408 totali di finanziamento dello Stato al settore – alla neonata creatura. Un regalone, ovviamente, mal digerito dal Coni, che ne ha avuti solo quaranta. 

Lo scorso 6 agosto la firma di un accordo tra i due organismi, una sorta di amarissimo calumet della pace per il Coni. Obiettivo: garantire una serena convivenza tra i due gestori dello sport italiano. Una precaria sintonia, relegata alla carta, rotta dall’evolvere degli eventi politici come una finale di coppa. Poche ore dopo quella firma, Salvini con una “paperata” ha mandato in aria il governo, il Pd è rientrato inaspettatamente in gioco e il risultato finale ha segnato un ribaltamento di fronti. 

Malagò, in brodo di giuggiole per i vecchi amici tornati al governo, è andato al contrattacco frontale, pescando un grido di battaglia un tempo tanto caro e poi rinnegato dai verdi padani: secessione. “Se non firmavo il contratto di servizio con ‘Sport e salute’, il Coni andava potenzialmente sotto commissariamento – ha spiegato, giustificando quell’accordo. Quindi, l’affondo: “Ora le cose sono cambiate, non c’è alcuna collaborazione, a questo punto chiederemo di cambiare il logo di ‘Sport e salute’. Ognuno va per la sua strada”. Parole di fuoco pronunciate al termine della giunta straordinaria che ha avviato la trasformazione del Coni nella forma ridimensionata prevista dalla legge di Stabilità. 

Una separazione non certo indolore, quindi, per gli organismi rispettivamente guidati dal manager romano e da quello sannita. Roba da battaglia delle Forche Caudine. A cominciare dallo storico sigillo dello sport: i cinque cerchi olimpici sono del Coni, per cui “Sport e salute” sarà forse costretta a farne un altro. C’è poi un rischio sfratto: il Palazzo H del Foro Italico è in comodato d’uso al Coni fino al 2032. Scatoloni, quindi, all’orizzonte? E per non far mancare alcunché alla querelle, c’è il nodo del personale, circa 110 dipendenti contesi, tra dirigenti, addetti stampa, responsabili marketing. In ballo ci sarebbe anche l’uso delle vetture Toyota, accordo commerciale sottoscritto dal Coni e valido fino al 2024. 

Se tutto ciò non bastasse, secondo qualche maligno, ad alimentare i dissapori ci sarebbero anche i “prestigiosi” biglietti-omaggio del Foro Italico per gli internazionali di tennis, apoteosi dell’estetica pariolina, e dello Stadio Olimpico (del Coni) per la Roma e la Lazio, con le tribune pullulanti di vip veri o presunti. Secondo i bene informati, ne sarebbero stati tolti al Coni ben 540, lasciandone solo 12 per le partite della Lazio e 20 per quelle della Roma. 

E Sabelli? “Sono sorpreso per le inaspettate, ingiustificate e inaccettabili dichiarazioni rilasciate da Malagò – ha detto. “Gli sgradevoli toni usati non modificheranno né rallenteranno l’implementazione dell’accordo. Da quando il Coni ha annunciato la firma con noi ai primi di agosto, l’unica novità è la nostra policy sui biglietti della tribuna dell’Olimpico pienamente legittima, con indiscutibili vantaggi aziendali e collettivi e che, al contrario, sembra incredibilmente essere l’unica motivazione alla base di un così repentino cambio di atteggiamento”. 

Insomma, dopo la stagione gialloverde, siamo alla totale restaurazione giallorossa. Dalle poltrone di Palazzo Chigi agli scranni della tribuna Vip dello Stadio Olimpico. Autografi del Pupone inclusi.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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