Politica interna

Non lasciamo a Salvini il monopolio dell’opposizione

Ho molto rispetto per il travaglio di chi ritiene che l’alleanza coi 5 Stelle sia un “male necessario” per evitare il “male assoluto” della inevitabile (?) vittoria salviniana e prova a trarne qualcosa di buono.

Non si è vista nessuna seria discontinuità nei propositi dei 5 Stelle, che hanno rivendicato, non solo con Di Maio, l’operato dei 14 mesi passati con la Lega e ottenuto dal PD la continuità del premier Conte, confermatosi un vuoto trasformista per tutte le stagioni.

Non c’è stata autocritica sui provvedimenti economici che per il bene immediato del Paese andranno eradicati; non c’è stata apertura nemmeno, ed è la cosa più grave, sugli ignominiosi decreti sicurezza, sulle scelte sadiche di far aspettare alla deriva centinaia di esseri umani sofferenti, perfino durante le stesse trattative.

Si è avuta tanta retorica sul parlare “di programmi e non di poltrone”, e la trattativa è stata impiccata per giorni sulla poltrona più inutile. La verità è che le persone contano perfino più dei programmi, perché, quando di valore, hanno esperienze e idee che fanno programma a sé, più di qualsiasi accordo scritto (nella prassi italiana) o promessa verbale.

E ancora su questi ruoli troviamo una girandola di nomi diversissimi o sovrapponibili fra loro, ma considerati perfettamente interscambiabili in un governo che, nella sostanza, non ha idea di cosa farà.

Perfino da parte del PD non c’è stato un esponente di rilievo che abbia indicato coperture minimamente credibili per le manovre annunciate, nemmeno per “disinnescare l’IVA” che sarebbe nella retorica delle ultime settimane la ragione madre di questo governo.

Nel frattempo paiono però confermati pessimi ministri come Bonafede, che considero il più squalificante guardasigilli della storia repubblicana.

Il video di Conte è stato di una vacuità imbarazzante, anche questa credo senza precedenti: un vortice di parole vuote, ammantate di pessimi luoghi comuni (la “lotta all’Europa dell’austerità”) e senza visione politica alcuna.

Tutto questo per tacere della piattaforma Rousseau, della natura e della storia del M5S (non iscritto ai partiti e senza regole di democrazia interna), per cui si può solo rimandare ai bei libri-inchiesta a loro dedicati; per tacere anche del fatto che questo governo nasca da manovre personalistiche di Renzi, che puntavano ad altri risvolti, mai supportati da un credibile programma politico, e anche della supervisione dei deliranti post e video di Beppe Grillo. 

Augurandoci che aiuti a frenare la marcia di Salvini (ma questo dipenderà dagli elettori), con ogni probabilità quello che verrà, se verrà, non sarà un buon governo. E non potrebbe essere possibile neanche per il miglior PD ottenere un governo utile e risanante con questi 5 Stelle, così maggioritari. I nodi accuratamente evitati nel “programma” discusso in questi giorni verranno prestissimo al pettine.

In questa situazione sarebbe sbagliatissimo lasciare a Salvini il monopolio dell’opposizione. L’opposizione ha un ruolo fondamentale in democrazia, che richiede responsabilità e capacità.

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Stefano Leanza

Nato a Milano un ventennio fa, studio Giurisprudenza a Roma. Penso liberale e scrivo di giustizia e garantismo. Blogger per hobby, sono appassionato di giornalismo politico e sportivo.

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