Speaker's Corner

Da homo sapiens a smart worker: la ricerca Copernico

Cresce l’attenzione degli analisti sugli spazi fisici del lavoro, che da semplici luoghi operativi stanno acquisendo importanti funzioni sociali e culturali. Il workplace moderno, viene evidenziato da più parti, in molti casi non si presenta più come uno spazio freddo ma piuttosto quale ambiente “caldo”, abitato da nuove figure, nomadi, creative, artigiane.

E’ il caso degli smart worker, persone ad alta specializzazione, nomadi dei saperi, che non conoscono rapporti univoci tra spazio e azione, che viceversa credono e creano flussi continui e che vivono in perenne mobilità, alla ricerca di occasioni per essere produttivi. I nuovi spazi professionali, insomma, sono diventati veri e propri “paesaggi di lavoro”, simili a luoghi d’incontro, come le nostre case e le piazze delle nostre città, dove avvengono scambi di competenze e di apprendimento. E la cultura si propone come il collante tra le persone, un valore in più che rende un luogo in cui è presente migliore rispetto a quello dove non è presente. 

Lo spazio vitale, tra l’altro, ha sempre più a che fare con quello lavorativo, grazie anche a connessioni sempre più radicate, che determinano la condivisione di strumenti, di conoscenze, di esperienze quotidiane di vita. 

Lo smart worker si muove e in queste continue “migrazioni” modifica lo spazio che attraversa e, nel contempo, ne assorbe le energie e le idee: conosce altri smart worker, scambia idee e aumenta la sua conoscenza e la sua cultura. Agisce in maniera multilocale, cercando in ogni luogo in cui passa elementi che lo riconnettano con le proprie origini. 

Secondo la ricerca “Copernico” condotta dall’omonima rete di luoghi di lavoro in collaborazione con lo studio Ratti, Bnl e Arper, lo smart worker, più che un’evoluzione dell’homo sapiens, è la somma delle tre figure che hanno caratterizzato il secolo precedente: homo ludens, homo faber e homo turisticus. 

L’homo ludens è artefice del suo destino in maniera creativa: esplorando il mondo, interagisce con esso, lo interpreta e lo modifica. Rappresenta la contemporanea fluidità della società e dei rapporti. L’homo faber è custode del sapere tecnico, conosce la macchina e si aggiorna sempre. L’homo turisticus è colui che osserva e che produce valore in maniera inconsapevole. L’intersezione di queste figure rappresenta lo smart worker che si muove in continuazione, conosce gli strumenti ed è artefice del proprio destino. È l’abitante del nuovo paesaggio del lavoro e rappresenta la classe creativa contemporanea. 

Carlo Ratti, architetto e ingegnere, nonché autore della ricerca, insegna al Mit di Boston, dove dirige il Senseable City Laboratory. Tra i protagonisti del dibattito sull’influenza delle nuove tecnologie in campo urbano, i suoi lavori sono stati esposti da istituzioni culturali tra cui la Biennale di Venezia, il Design Museum di Barcellona, il Science Museum di Londra e il Moma di New York. 

Per scaricare la ricerca: https://partnership.coperni.co/nuovo-paesaggio-lavoro 

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