Politica interna

Il programma M5S-Pd: e vissero tutti felici e contenti

Necessari gli investimenti, necessarie le infrastrutture, necessario promuovere lo sviluppo tecnologico, necessaria la protezione dell’ambiente, necessaria la coesione sociale. Necessario ridurre i tempi della giustizia civile, penale e tributaria, necessario tutelare i risparmiatori, necessario contrastare le mafie e combattere l’evasione fiscale, necessario semplificare e abbassare la pressione fiscale, necessario tutelare i beni comuni, come la scuola, l’acqua pubblica, la sanità. Ancora, necessario valorizzare il personale del comparto sicurezza e valorizzare la ricchezza del nostro patrimonio naturale, storico, artistico, necessario creare le condizioni affinché chi ha dovuto lasciare l’Italia possa tornarvi e trovare un adeguato riconoscimento del merito, necessario rimuovere tutte le forme di diseguaglianze, necessario rafforzare il nostro export, necessario investire sulle nuove generazioni e, dulcis in fundo, necessario rendere Roma una capitale sempre più attraente per i visitatori e sempre più vivibile e sostenibile per i residenti.

Benvenuti nell’immacolato e fantastico mondo del programma M5S-Pd per l’Italia del new deal. Se le canzoni di Sanremo abbondano dei termini “cuore” e “amore”, il decalogo giallorosso non lesina il “necessario” con, in alternativa, “occorre”. Ci manca solo “Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie, supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare” per trasformarla in una hit di successo. Come nelle fa-vo-le, per dirla con Vasco.

Ventisei punti pregni di ovvietà, che anticipano l’intenzione di attuare “una politica economica espansiva”, cioè un “più soldi per tutti” dalla sapidità vagamente berlusconiana, in grado di includere la neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, il sostegno alle famiglie e ai disabili, il perseguimento di politiche per l’emergenza abitativa, maggiori risorse per scuola, università, ricerca e welfare, la riduzione delle tasse sul lavoro la deburocratizzazione e la semplificazione amministrativa. Ma, grazie al classico gioco delle tre carte, è prevista anche un’efficace opera di spending review (tagliando cosa?) e la garanzia dell’equilibrio di finanza pubblica. Nemmeno Merlino ci riuscirebbe.

Ovviamente non mancano anche quelle “buone intenzioni”, che fanno tanto trendy, di cui sono solitamente gonfi i programmi elettorali dei partiti più smart. Ad esempio, buttate qua e là, la lotta al dissesto idrogeologico o gli investimenti nella ricerca o l’internazionalizzazione. Nel contempo sono immancabili quei termini talmente abusati di cui s’è perso il significato reale, come “l’efficientamento energetico”, la “rigenerazione urbana”, la “mobilità sostenibile”.

Non mancano, infine, i cavalli di battaglia – ma spesso in campi diversi per le due formazioni politiche – come la riduzione del numero dei parlamentari, la legge sul conflitto di interessi, la revisione delle concessioni autostradali, la riforma del sistema radiotelevisivo improntato alla tutela dell’indipendenza e del pluralismo, una legge sulla rappresentanza sindacale. C’è da domandarsi perché nei governi precedenti, che hanno visto entrambi i soggetti politici ben inserite nelle stanze dei bottoni, a tutto ciò non si sia pensato.

Il primato dell’ambiguità lessicale spetta però al tema dell’immigrazione. Testualmente: “È indispensabile promuovere una forte risposta europea al problema della gestione dei flussi migratori, anche attraverso la definizione di una normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che – nello stesso tempo – affronti i temi dell’integrazione”.

Una segnalazione, per chiudere. Estensori del nuovo contratto, vi siete dimenticati l’agricoltura. Un po’ di biologico e di prodotti “a chilometri zero” avrebbero reso tutto ancora più insipido.

1 comment

Franco Puglia 04/09/2019 at 13:33

Bellissimo, non c’è che dire .

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