Speaker's Corner

Il vino “ibrido” di Bruno Vespa fa infuriare i consorzi

La passione per il vino crea sapori e dissapori. Ne sa qualcosa Bruno Vespa. Il popolare – e nazionalpopolare – conduttore di “Porta a porta” ha di recente presentato in pompa magna – non a Zagarolo ma a Cortina d’Ampezzo – l’ennesima “creatura”. Non l’ennesimo tomo sugli anni di Berlusconi o Salvini, ma un’etichetta enologica denominata “Terregiunte”. Un vino rosso “anticonformista”, come viene presentato dagli ideatori, il giornalista-imprenditore Vespa, con la sua azienda agricola “Futura” e il veneto Sandro Boscaini delle Cantine Masi. “Terregiunte” è, appunto, una condivisione di territori, di “valori italici veraci”, come evidenziano gli abili promotori dell’iniziativa commerciale.

Quel è la trovata? Quella di mettere insieme in un’unica bottiglia il Primitivo di Manduria con l’Amarone della Valpolicella (Doc il primo Docg il secondo). Non a caso nella mondana presentazione del nettare, la grande festa nell’hotel Cristallo, a Luxury Collection Resort, erano presenti sia Luca Zaia, governatore del Veneto, sia Michele Emiliano, presidente della Puglia. Quando Vespa chiama le istituzioni rispondono. Parole entusiaste del primo cittadino veneto per la “grande intuizione” dei due maturi imprenditori: “Sono sicuro che questo vino avrà fortuna e altri produttori avveduti seguiranno con questo concetto”.

In realtà l’invenzione viene ora bocciata pesantemente e sul nascere dai due Consorzi di Tutela, quello dei Vini della Valpolicella e del Primitivo di Manduria. Per i primo l’iniziativa è “irrispettosa delle regole” e pertanto è richiesto l’intervento del ministero dell’Agricoltura per le opportune sanzioni. Per il consorzio pugliese, il vino che Vespa intende commercializzare con il blend “Primitivo di Manduria-Amarone” perderebbe il diritto ad utilizzare la denominazione di origine e sarebbe quindi declassato.

“Il Consorzio tutela vini della Valpolicella ritiene non corretta e quindi irrispettosa delle regole la gestione della comunicazione adottata dalle aziende Masi Agricola e Futura 14 in occasione del lancio, nei giorni scorsi, del vino da tavola ‘Terregiunte’ – scrive l’organismo in un comunicato stampa diffuso il 28 agosto. “Secondo il Consorzio le norme comunitarie vigenti vietano infatti di fare menzione a zone o prodotti a denominazione di origine accostate a vini senza alcun riferimento geografico, non solo in etichetta ma in tutti i canali media utilizzati. Questa norma è stata ad avviso del Consorzio ampiamente disattesa dalle aziende in questione nelle comunicazioni ufficiali rilasciate a mezzo sito (www.terregiunte.it), nelle schede tecniche e nei comunicati stampa forniti ai media in occasione della presentazione del prodotto, dove Amarone della Valpolicella Docg e Primitivo di Manduria Doc appaiono puntuali – assieme alle zone di origine – recando nei confronti degli utenti confusione e cattiva informazione e conferendo al vino da tavola un’immagine diversa dalla realtà. Nello stigmatizzare il fatto e rimandando, come di dovere, l’esame agli organi competenti, il Cda del Consorzio tiene inoltre a puntualizzare come tra l’altro non si possa nemmeno parlare di Amarone per un prodotto solamente vinificato, in quanto non ha concluso il processo di certificazione come Docg. Sorprende infine – evidenzia ancora il Consorzio veneto – come questa comunicazione inopportuna sia stata pianificata e realizzata da professionisti e imprenditori di comprovata esperienza. Per tutto ciò si invitano gli organismi di controllo del ministero delle Politiche agricole a un necessario approfondimento”.

Fa eco il Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria, con un comunicato diffuso lo stesso giorno. “Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria d.o.c. e del Primitivo di Manduria dolce naturale d.o.c.g. riserva massima attenzione all’iniziativa pubblicizzata a mezzo stampa e mediante il sito www.terregiunte.it da parte delle aziende Masi Agricola e Futura 14, al fine di vigilare sul rispetto della normativa di settore che disciplina le denominazioni tipiche per le produzioni vitivinicole, e – se del caso – assumere ogni più opportuna iniziativa. Nello svolgimento della funzione di tutela dei produttori e di informazione e tutela del consumatore che il legislatore riconosce ai Consorzi – continua l’organismo pugliese – il Consorzio del Primitivo di Manduria ritiene opportuno specificare che qualsiasi produttore può, per motivi di scelta commerciale, effettuare un’operazione di declassamento del proprio vino: nel caso di specie mediante il taglio di un vino d.o.c., quale il Primitivo, con un d.o.g.c. come l’Amarone. Tale operazione di declassamento – che peraltro implica la necessaria annotazione nei registri e le conseguenti comunicazioni agli Enti di controllo – determina de plano la perdita del diritto all’uso della denominazione d’origine, non solo sulle etichette, ma in generale sul materiale che viene utilizzato a promozione del prodotto ottenuto. Fermo restando che tali condotte commerciali, ove non conformi a normativa, sono soggette alle sanzioni dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali), il Consorzio ritiene non corrette le informazioni sin qui diffuse al pubblico, e quindi conseguentemente necessaria una significativa correzione dei contenuti comunicati. L’occasione, oltre a consentire al Consorzio di riaffermare con chiarezza la propria funzione di vigilanza e di tutela, consente altresì di rimarcare la funzione consultiva che il Consorzio stesso offre ai propri associati, e che, nel caso di specie, avrebbe indubbiamente consentito di ovviare un simile grossolano errore.Si osserva, secondariamente, la scarsa qualità tecnica dei commenti apparsi a margine dell’iniziativa in questione, laddove è stato affermato che il Primitivo non è capace di appassimento e che quindi trarrebbe giovamento dal taglio in questione. Questa affermazione non è sanzionabile ma rivela una scarsa conoscenza della nostra uva”.

Forse Vespa avrebbe avuto meno noie “rispolverando” qualche nobile vitigno del suo Abruzzo.

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