Politica interna

Fino a che punto vogliamo precipitare?

La lega di Salvini pensava di essere scaltra, e ha cercato di capitalizzare il vantaggio che i sondaggi gli davano in termini di voti (e di evitare la finanziaria). Sulla sua strada ha però trovato un altro Matteo, più furbo e scaltro di quello della lega, che ha colto subito l’occasione che tanto aspettava: far cadere Zingaretti nel più grossolano degli errori, e far sì che il tempo eroda voti alla Lega. Compito che lo stesso Salvini gli ha facilitato cadendo nel vortice che ha creato e in cui si è ridicolmente impantanato. 

Il leader della Lega, in questa vicenda ha mostrato tutta la sua pochezza nella gestione delle trattative, piegandosi anche ad accettare Di Maio premier, piuttosto che scendere dallo scranno del governo. Ha perso su ogni fronte, come dimostrano anche i sondaggi, ma soprattutto ha perso agli occhi dei suoi che presto lo degraderanno dal titolo di ‘capitano’, e a cui dovrà giustificare l’aver consentito il ritorno della sinistra al governo (sarebbe una barzelletta se non fosse tutto drammaticamente vero).

Zigaretti, si è mostrato per quello che è: un segretario senza valore, ingenuo, di una pochezza politica disarmante, la cui parola vale meno di una moneta falsa di tre euro.

Insieme alla sua corte di uomini e donne, affannose banderuole prive di coerenza, sta conducendo il partito al peggiore degli errori; Zingaretti sarà l’uomo che sancirà la fine del PD.

Renzi, uno spregiudicato opportunista, pronto a sacrificare il PD per far fuori lo sprovveduto Zingaretti, preparando al contempo la strada al suo ritorno sotto i riflettori; con questa operazione, mantiene i suoi fedelissimi in parlamento, che cosi potranno staccare la spina al momento opportuno. Senza farsi scrupoli, ha favorito questo deprecabile show della crisi, da cui però si tiene debitamente a distanza, perché sa bene che il nuovo governo, come il precedente, nasce con le peggiori previsioni e programmi. E’ un governo che avrà tutti contro, anche gli italiani, e come tale, sarà spesso ingessato e incapace di prendere decisioni.

Il M5S è ormai sulla via del tramonto per evidente incapacità e impreparazione di governo. Di Maio e la sua corte di parlamentari, hanno ben presto abbandonato il motto ‘uno vale uno’, inaugurando fin da subito una stagione di deprecabile spregiudicatezza per mantenere un potere che mai più tornerà, e con esso le numerose poltrone del M5S. Ormai anche la demenziale piattaforma rousseau è da tempo un mero giocattolo vuoto, con cui continuare a ingannare e distrarre i grillini ancora incapaci di capire da che persone si fanno guidare. Gli stessi che hanno condotto tutte le campagne elettorali contro il PD. L’unico ruolo in cui e bravo Di Maio è vendersi: prima lo ha fatto con Grillo e i fedelissimi, elevandosi da venditore di bibite a capo politico del M5S, poi ‘vendendo’ balle a tutti gli italiani che hanno votato M5S, perché non volevano più il PD al governo.

Conte, l’avvocato di Di Maio, come da premesse si è rivelato un primo ministro buono per ogni occasione e pronto a tutto per mantenere un potere giunto inaspettato. Il suo patetico discorso di dimissioni è stato solo un modo per cercare di togliersi la sporcizia di cui si è vestito per 14 mesi di governo, in cui ha condiviso tutto con Salvini, e prepararsi per il nuovo ‘cliente’ giallo rosso.

Nella sceneggiata non poteva mancare Forza Italia, nella disperata ricerca di tornare ad avere un ruolo di primo piano in un centro destra ormai mutato. Un partito che non si è ancora accorto della spogliazione in atto da tempo, i cui membri (ormai molti ex) sono già in pellegrinaggio per trovare un nuovo padrone.

Il nuovo centro-destra vedrà solo la trazione populista di Salvini e Meloni, con quest’ultima in rapida ascesa viste le ridicole figuracce di Salvini.

Il PD che Zingaretti sta conducendo, ha una data di scadenza molto breve. Sicuramente proverà ad acquisire gli orfani di un movimento che ormai, ha perso tutte le stelle, ma è una strada che non conduce a nulla di buono e di costruttivo.

In quest’area Calenda, ma soprattutto Renzi, stanno solo aspettando la fine di un segretario privo ormai di ogni dignità, e non dovranno attendere per molto. (“mai con M5S!”, “l’unica via è il voto”, “ci vuole una svolta quindi no a Conte premier” ). 

Solo in una cosa tutti i partiti sono uniti: continuare a spendere e sprecare denaro al solo fine di comprare voti. Salvini, come Di Maio e Zingaretti, tutti a chiedere e programmare maggior deficit e quindi maggior debito, che alla fine gli italiani dovranno pagare.

Tutti a chiedere maggior spesa, nonostante abbiano miliardi sotto il loro naso.

Una politica incapace di spendere 58 miliardi di fondi Europei già disponibili per il nostro paese per infrastrutture, scuole, strade, dissesto idrogeologico, miglioramento organizzativo e tecnologico, ricerca e altro ancora. Solo 17,3 miliardi su 75,2 di fondi strutturali e d’investimento del ciclo 2014-2020 sono stati spessi in progetti, con l’ulteriore aggravio che, in moltissimi casi, persino questi sono spesi male, senza controllo, sprecati in ridicoli corsi di formazioni, incentivi ad aziende parassitarie e sprechi di ogni genere, ma utili per richiamare giornali e voti; tanto nessuno controlla, nessuno è responsabile.

Per questi politici di penosa levatura, è più facile spendere i soldi degli italiani senza pensare troppo al futuro del paese.

Tutte scelte di comodo, nulla viene detto su come migliorare il futuro del nostro paese, sull’introduzione del merito, della responsabilità, della vera competenza in ogni settore dell’amministrazione pubblica, nulla su come favorire la crescita della produttività del sistema Italia, delle imprese, dei lavoratori. Nulla sulla lotta alla burocrazia, corruzione, sprechi metastasi del paese, insieme alla malavita organizzata, che nessuno vuole controllare con efficacia.

Nulla di serio sulla riforma della scuola, nulla sulla sanità. Nulla sulla riforma delle politiche sociale e previdenziali. Nulla su una seria programmazione delle infrastrutture.

Nulla appunto, come il valore dei governi che l’Italia ha subito in questi ultimi decenni, come il valore del governo che sta per nascere sotto gli auspici più nefasti sia per i protagonisti, sia per gli italiani.

Due cose invece continuano a essere concrete: i danni arrecati al paese, e il conto che i cittadini stanno pagano e che pagheranno, il cui importo è sempre più alto anno dopo anno.

Quante vergognose pagine della storia d’Italia devono essere ancora scritte prima di avere un governo degno di questo nome?

Salvini, Zingaretti, Renzi, Calenda, governo giallorosso, fondi europei, Conte, spesa pubblica

3 comments

Aldo Mariconda - Venezia 31/08/2019 at 17:34

Temo di dover condividere il tutto: il quadro è fosco e non vedo elementi di resurrezione. Nel breve termine, forse si arriverà ad un DEF rabberciato senza uno scontro drammatico con l’Europa implicito, ho paura, nella Salvinomis basata sui tre geni Borghi, Bagnai e Rinaldi.
Io ho un po’ di speranza in Calenda. Ma tra la stima del personaggio e il lancio di un partito nuovo capace di aggregare un grande consenso c’è di mezzo il mare. Non perdiamo del tutto questa speranza.
E’ certo comunque che, se questo nuovo governo sarà varato, e non lo è ancora detto, o riesce a varare un progetto di riforme tale da rilanciare l’economia italiana, oppure Salvini raccoglierà un successo non più subito, ma domani o dopo. Ed è difficile che, come descritto nell’articolo, una spinta alla politica della spesa senza coperture riesca nell’obiettivo.

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Roberto Gambelli 02/09/2019 at 20:11

Cresce ogni giorno il numero delle persone esauste di politici che non sono in grado di risolvere i loro problemi, di persone che hanno chiesto il voto con la menzogna, per poi porre i propri interessi dinnanzi a quelli degli italiani.

La domanda di una politica condotta da politici preparati, seri, che sappiano guidare l’Italia fuori da questa palude aumenta ogni giorno.
Speriamo di non dover attendere ancora molto per la risposta.
R

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Luca Celati 05/09/2019 at 13:45

La prospettiva dell’articolo non fa una grinza. Il partito della spesa è una costante trasversale – e non solo nella politica italiana. Quando all’ignoranza economica degli italiani si abbina lo spaventoso potere di questi curiosi soggetti al governo – ed i predecessori non erano affatto migliori- i risultati sono quelli che ci si puo’ attendere.

Resta un punto su cui riflettere: per mesi abbiamo assistito al tam tam mediatico sull’importanza di riportare ordine nei conti, con Cottarelli ospite fisso dei vari talk shows a raccontarci ad nauseam tutto quanto non andava e quello che andava fatto. E dopo tutto questo, all’economia abbiamo …. un professore di storia ! Beh, adesso che non c’è piu’ il crudele Salvini, che fine hanno fatto tutti coloro inneggivano ai tecnici all’economia ?

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