Speaker's Corner

Seminario di Ventotene: ospiti Sylvie Goulard, Mario Monti e Romano Prodi

Si aprirà domenica 1° settembre a Ventotene, l’isola dove fu redatto lo storico Manifesto ispiratore dell’Unità europea, il 38° seminario di formazione federalista promosso dall’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli”, che ha ottenuto il patrocinio della Camera dei deputati. Ospiti della manifestazione Sandro Gozi, presidente dei Federalisti europei, Laura Garavini, presidente Intergruppo federalista al Senato, Sylvie Goulard, vice governatore della Banca di Francia, Mario Monti, presidente dell’Università Bocconi e senatore a vita, Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, i parlamentari europei Brando Benifei, Salvatore De Meo, Domènec Devesa, la giornalista Rai Eva Giovannini, che riceverà il premio giornalistico “Altiero Spinelli”, insignito della medaglia del Presidente della Repubblica.

Il titolo di questa edizione del seminario, che si svolgerà fino al 6 settembre, è “Il federalismo in Europa e nel mondo. Dall’Unione monetaria agli Stati Uniti d’Europa”.

Nel dettaglio, domenica 1° settembre, alle ore 17, alla cerimonia di apertura, dedicata a “Un’Italia europea in un’Europa federale”, interverranno Sandro Gozi, Laura Garavini, Sylvie Goulard, Mario Monti, con le conclusioni affidate a Romano Prodi.

Venerdì 6 settembre, alle ore 9.30, la sessione conclusiva del seminario “Il ruolo del Parlamento europeo a 40 anni dalle prime elezioni europee”, ospiterà gli interventi dei parlamentari europei Brando Benifei, Salvatore De Meo, Domènec Devesa.

I temi più attuali, dalla crisi ambientale al protezionismo alla questione mediterranea, saranno al centro delle relazioni e dei dibattiti nell’isola in cui più di settant’anni fa Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero il Manifesto di Ventotene.

“Per contrastare nazionalismi e populismi appare sempre più importante la formazione dei giovani agli alti ideali della cooperazione tramite il rafforzamento e la democratizzazione delle istituzioni sovranazionali – evidenzia Federico Brunelli, direttore dell’Istituto Altiero Spinelli. “Al seminario di Ventotene 150 giovani provenienti da tutto il continente e da altre regioni del mondo si ritrovano per approfondire il pensiero federalista e confrontarsi su proposte operative per il lancio di una forte iniziativa politica per la Federazione europea e per un mondo governato. E’ evidente l’inadeguatezza degli Stati di fronte alle sfide epocali che abbiamo di fronte”.

L’Istituto “Altiero Spinelli” è stato costituito il 3 luglio 1987, nella sede della Giunta regionale del Lazio, a distanza di poco più di un anno dalla morte di Altiero Spinelli, il grande sostenitore di una comunità europea sopranazionale. L’associazione si propone di contribuire con ogni mezzo, ispirandosi all’insegnamento di Altiero Spinelli, allo studio e alla diffusione della cultura federalista. A questo scopo l’Istituto organizza stages, convegni, manifestazioni, promuove ricerche, cura e diffonde pubblicazioni. In occasione del ventennale della morte di Altiero Spinelli, il 21 maggio 2006, l’Istituto ha organizzato in Ventotene una manifestazione, alla quale, tra gli altri, parteciparono il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i ministri Giuliano Amato, Emma Bonino e Tommaso Padoa Schioppa.

Il programma del seminario: www.istitutospinelli.org.

Per pernottamenti a Ventotene si può contattare l’agenzia “Ventotene Turismo” (www.ventotene.it).

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Aldo Mariconda - Venezia 30/08/2019 at 17:27

Ho frequento Bruxelles e Strasburgo dal 1995 al 1998, gli anni della deregulation TLC, perché presiedevo Advanced Communications for Europe, associazione sorta a Parigi, promossa da France Télécom e con associati sia gli “incumbent operators” europei che moltissimi “new entrants”, con lo scopo di promuovere lo sviluppo economico attraverso la deregulation TLC.
Sono stato fin da giovane convinto dell’opportunità di un’Europa unita, sempre più. L’impressione avuta già in quegli anni è che l’Italia avesse un duplice e contradditorio atteggiamento che andava da una professiione di fede retorica e di facciata, ad un disinteresse e assenza di fatto nell’impegno all’interno delle istituzioni EU. Questo senza far torto ai pochi che invece erano seriamente impegnati, come Bonino, Monti, Prodi e tanti altri.
Una conferma veniva dalla selezione dei parlamentari EU, spesso col doppio incarico a Roma e in Europa, presenti a Strasburgo i 2 o 3 gg. per le riunioni del parlamento e assenti invece quasi di regola nelle commissioni. Dato confermato spesso dall’impressione che i partiti mandavano in Europa molti esponenti da pensionare, considerati oramai inutili o scomodi in Italia ma da giubilare con onore. Conoscevo invece loro colleghi spagnoli e non solo, impegnati sia a Strasburgo che a Bruxelles, assenti da casa 3 settimane al mese perché impegnati nelle commissioni.
Ho avuto una sensazione negativa a conferma quando con una collega svedese sono andato a fare delle proposte nella Commissione Trasporti e Telecomunicazioni, allora col commissario Bangemann. Non appena mi sono alzato a parlare, i parlamentari italiani sono tutti usciti, mentre l’interesse maggiore era purtroppo da parte di chi, come gli scandinavi e i britannici, non erano mai stati interessati all’integrazione ma solo al mercato comune.
Aggiungo che la scarsa sensibilità ai temi dell’utilizzo delle nuove tecnologie ICT e i tempi biblici della burocrazia italiana non hanno consentito di usufruire dei fondi europei, p.es. stanziati per il cablaggio delle città.
In quegli anni il cablaggio in fibra ottica a banda larga era elemento di attrazione di imprese. Mentre le città più grandi come Londra o Parigi godevano già di iniziative d’investimento dei grandi operatori, magari nelle zone più vive, sede della finanza e delle grandi corporation, le città medie tipo Stoccolma, Barcelona, Birmingham, Manchester e tante altre simili hanno cablato e in questo modo hanno creato sviluppo, attratto molte aziende telematiche, con conseguente sviluppo di servizi e motivi di attrazione per altre iniziative.
Una conferma di questo duplice atteggiamento vs. l’Europa, dalla retorica al disinteresse l’ho trovata proprio leggendo in questi giorni un bel libro di Federico Fubini, esperto economico de Il Corriere della Sera, che parla di un’assenza e solitudine dell’Italia in Europa, quando come seconda potenza industriale e terza economica in Europa potremmo degnamente e con forza sedere al tavolo di chi comanda, ossia Germania e Francia.
Siamo soli, scrive Fubini, di fronte a dei gruppi: i Paesi anseatici, estonia, Lettonia, Finlandia, Danimarca, Svezia, Olanda, Irlanda, che, come scrive Fubini, “percepiscono sè stessi come vincenti della globalizzazione, o potenzialmente vincenti”, il C.D. Gruppo di Visegrad, Ungheria,m Polonia, rep Ceca e Slovacchia, che “non vedono se stesse come vincenti nella globalizzazione, ma in essa cercano rivincite e molto impegnate nello sport che pratica ormai anche il ns. Paese: scaricare sui governi del resto d’Europa i problemi che alimentano il risentimento dei loro cittadini”. I Paesi mediterranei, Spagna, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Slovenia non sono mai riusciti a fare gruppo e a portare avanti istanze comuni, a cominciare dalle piolitiche sull’immigrazione.
Aggiungo alle considerazioni di Fubini: il mancato sviluppo della ns. economia negli ultimi 30 anni almeno ha avuto come conseguenza una politica di bilancio non sempre credibile. Lo conferma uno studio dell’ex Vice-Ministro dell’economia Mario Baldassarri, tornato a fare il professore di economia a Roma e Direttore dell’Istituto Luigi Sturzo, all’epoca di Berlusconi e Tremonti: previsioni PIL più alte, costi inferiori, quindi meno deficit e meno impatto sul debito. Poi a consuntivo, si cercavano sempre giustificazioni per gli sforamenti e gli aumenti del debito.
Se lo stesso Fubini scrive di scarsa credibilità dell’Italia come accusa frequente da parte dei Paesi anseatici, Olanda in primis, è anche vero che una certa impressione di cialtroneria e di non piena fiducia l’ho percepita anch’io in Europa, e spesso nell’avere incarichi di partecipazioni a commissioni o di presiedere le stesse sempre su temi ICT, purtroppo mi sono sentito anche dire da amici svedesi, “Aldo, you are not Italian”.
Non so se il governo che forse sta pder nascere sarà in grado di dare una svolta e definire una politica europea.
Temo la demagogia di Salvini che, consigliato da Borghi, Bagnai e Rinaldi scaica sull’Europa tutti i mali italiani ingannando i cittadini. Uscire dall’Euro e dall’Europa per essere liberi di stampare moneta, carta straccia e col rischio di tornare all’inflazione tipo anni ’70, è pura demagogia. Si possono anche sfondare certi parametri EU su deficit e debito/PIL, ma con un programma d’investimenti mirati allo sviluppo, non per aumentare la spesa corrente come Quota 100, Reddito di Cittadinanza, Flat Tax, Salario minimo, ecc.; tutte istanze sacrosante dal punto di vista sociale e dell’impresa troppo tassata oggi, mala spesa va coperta, non fatta aumentando il debito!

è

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