Corsivi corsari Politica interna

La “toppa” giallorossa

“Non è mai alcuna cosa sì disperata che non vi sia qualche via da potere sperare”. Aveva ragione quel geniaccio di Machiavelli nella “Mandragola”. Per stoppare un probabile quinquennio di ardore salviniano, all’insegna della guardiania dei porti, e delle videoispirazioni di Giorgia della Garba, si sventolino i gloriosi rami di alloro, altro che ulivo, per l’ingresso nell’agone politico del più orripilante mostrarello bicefalo. Vendittianamente giallo come le cinque stelle cadenti più che come il sole. E rosso come il cuore afflitto degli ultimi elettori postcomunisti con residui di sentimentalismo. Ma sarà probabilmente il verde, più aulicamente green, tra ambiente e tasche dei cittadini, a caratterizzare cromaticamente il nuovo prodigio.

La “toppa” giallorossa riesce a semicoprire baratri di vergogne, dove l’inettitudine di stagioni caratterizzate da esecutivi pasticciati, con spruzzatine e spruzzatone di malaffare, ha alimentato la crescita di destre muscolose straripanti di retorica. Sulla carta, si può star più o meno tranquilli per quasi quattro anni.

Con paradossali endorsement che vanno dal network “mercati & banche” agli immancabili sindacati, dalle porpore cardinalizie al laicismo ottuagenario, da Donald Trump infatuato di “Giuseppi” l’Elevato alla pasionaria Fiorella Mannoia. Uno spettacolo da far impallidire il Cirque du Soleil.

Il cuore della questione, però, è che l’opportunismo – vero collante della fiera costruita in laboratorio per mera operazione di potere – viene fatto passare per strategia. L’anomalo connubio tra Pd e M5S, una sorta di duo Giorgio Consolini-Rocco Hunt, viene celebrato come geniale alleanza politica per dare vita ad un nuovo bipolarismo e per sfidare Salvini in ogni dove, dalle regionali umbre o calabresi all’ultimo dei comuni della Val Brembana. Laddove la vera questione che si apre non è più meridionale, bensì settentrionale, con un arco alpino – motore produttivo – tutto in mano all’opposizione.

Ancora Machiavelli, allora: “Gli uomini fanno questo errore, che non sanno porre termini alle speranze loro; ed in su quelle fondandosi, senza misurarsi altrimenti, rovinano”. Fateglielo leggere a Zingaretti, per favore.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 29/08/2019 at 17:21

Sono da sempre critico vs. la classe politica italiana che da Berlusconi 1994 in poi non ha saputo darsi una strategia di sviluppo economico dopo la caduta del muro di Berlino, scavandosi la fossa e facendo trionfare il populismo e il sovranismo. Una nuova votazione col trionfo di Salvini eventualmente alleato alla Meloni potrebbe essere pericolosa, sopratutto per la filosofia di gestione del bilancio e dell’economia. L’esplosione della spesa pubblica potrebbe, specie se Salvini avesse il coraggio di andare contro l’opposizione della parte più importante del mondo produttivo uscendo dall’Euriopa e dall’Euro, sa rebbe un disastro.
Resta tuttavia il fatto, come diceva Andreotti, che i voti non si pesano, ma si contano. L’imprenditoria piccola, microimpresa e P. IVA è numerosa, non capisce il pericolo, è sensibile alle blandizie, promesse e anche ai provvedimenti fiscali di Salvini, il quale ha anche altri 2 argomenti sensibili: immigrazione e ordine interno (tutela della proprietà, difesa del cittadino, ecc.) Il tutto con grandfe demagogia. Già in questi giorni ha impostato la polemica contro un governo eterodiretto, nato a Bruxelles o Biarritz, con la proteziione di Trump (e Salvini è seccato dopo essersi fatto fotografare al suo fianco).
Oggi Conte ha un compito difficile: fare il premier e non più il mediatore, mettere uomini competenti ai ministeri chiave, nominare il Commissario EU italiano. Il mondo finanziario ed economico non sembra in allerta, visto lo spread, ed è già qualcosa di fronte ad un’economia che rallenta e ha un orizzonte d’incertezza (Brexit, commercio internazionale, ecc.). Se il governo arriverà a fine legislatura almeno verrà eletto un Presidente della Repubblica che continuerà ad assicurare spero neutralmente l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Costituzione. E avremo un rapporto normale con l’Europa.
Che questo governo sia l’ideale, capace di varare un progetto che faccia rilanciare l’Italia che in 20 anni ha perso PIL/pro-capite mentre tutti gli altri Paesi OCSE hanno guadagnato, premessa per re-inventare il welfare e di sedare il malessere, il “rancore” di tanta parte degli italiani, ne dubito fortemente.
Manca una forza liberale e liberista, sensibile alla socialità, che disegni una nuova strada. Spero in Calenda, vedo varie iniziative almeno potenziali, come Cairo che sembra meditare qualcosa. +Europa dovrebbe anche essere sensibile. Molti sono falliti prima d’ora, dal giornalista Cisnetto, a Fare per fermare il declino di Oscar Giannino e alcuni docenti di economia allora a Chicago, alla stessa Scelta Civica, e non solo. Bisogna fare un vero piano di lancio, partendo da un’analiso sociologica sulla segmentazione del voto (e del non voto), fino a studiare non solo un programma ma anche il modo di comunicare, tenuto anche conto – diciamolo chiaramente – della grossolana ignoranza di troppi cittadini, i quali debbono capire che andando avanti come ora l’Italia sarà sempre più un paese in declino!
Wait and see!

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