Speaker's Corner

Se non ora, quando? Prendiamoci il futuro

Il paese cade sempre più in basso ormai da 25 anni, ma stavolta sembra aver davvero raggiunto il fondo. Si sono alternate destra e sinistra, tecnici e comici, adesso addirittura ex comunisti padani riscopertisi italianissimi e vogliosi di lavorare (a parole, ovvio). Eppure categorie così diverse hanno avuto e continuano ad avere molto in comune: allergici alla fatica, alla serietà, alla voglia di mettersi in gioco, alla sincerità nei confronti di chi li ha votati, al futuro.

Ogni loro azione ha riguardato il (loro) presente, ogni decisione è stata presa per avere il maggior beneficio personale nel più breve tempo possibile. Da 25 anni non si investe in ricerca, in istruzione, in infrastrutture, in formazione. Non si preparano i giovani ai lavori del domani, non si potenziano linee ferroviarie utili ai pendolari, non si porta la banda larga nei comuni più piccoli, non si costruiscono più ospedali laddove servono maggiormente.

In compenso si buttano sempre più soldi in partecipate, poltronifici per politici trombati, si finanziano progetti inutili, si continuano a dare soldi alle regioni che peggio amministrano le loro risorse, si permettono assunzioni nella PA senza allo stesso tempo permettere il licenziamento di chi nella PA crea solo danni, ritardi, confusione, sprechi.

Non si premiano i migliori insegnanti, i migliori funzionari pubblici, non si aumentano stipendi e forniture alle forze dell’ordine: si danno invece mancette indiscriminate, si promuovono a livello dirigenziale lecchini del politico di turno, ci si mette la divisa della polizia su un palco per poi dimenticarsene 10 minuti dopo.

E davanti a tutto questo gli elettori si dividono in due categorie: quelli che, stanchi, perché hanno capito la presa in giro, si rifugiano nell’astensione, e quelli che vedono la politica come una partita di calcio dove loro sono gli allenatori. Ora, davanti all’ennesimo salto in avanti del pagliaccio di turno che promette miracoli fiscali senza dire né come né dove prenderà i soldi, davvero vogliamo gli uni continuare a non votare e gli altri continuare a tifare senza fermarsi a ragionare?

Più andremo avanti con gli spettacoli comici che offre la politica nazionale più sarà difficile tornare indietro. Ed ormai temo che il tempo a nostra disposizione sia davvero ridotto.

Davvero non possiamo parlare di futuro, di riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, di abbattimento della burocrazia? Davvero dobbiamo arrenderci al fatto che per aprire un’attività servano mesi, migliaia di euro, appuntamenti in comune, licenze, quando nel paesi vicini spesso servono una mattinata ed un investimento minimo? Davvero vogliamo farci convincere che i nostri concorrenti in ambito lavorativo siano dei poveracci che vengono da altri paesi e non parlano nemmeno la nostra lingua? Ed allo stesso tempo, davvero vogliamo farci convincere che chiunque venga da fuori sia brutto e cattivo, quando sempre più italiani emigrano all’estero e lì trovano lavoro, gratificazione, accoglienza? E ovviamente anche regole da rispettare, che se infrante comportano sanzioni, non pacche sulle spalle.

Non riusciamo proprio a sederci ad un tavolo tutti insieme per parlare di come lasciare ai più giovani un paese che funzioni, che sappia abbinare alla sua bellezza ed al suo innato talento organizzazione, rispetto per le regole, senso di comunità, libertà di intraprendere ed innovare, che abbia la capacità di complimentarsi con chi riesce a raggiungere gli scopi che si è prefissato nella vita ed al tempo stesso sappia aiutare chi è rimasto indietro?

Il tempo sta per scadere, cosa stiamo aspettando?

pubblica amministrazione burocrazia, istruzione, formazione, lavoro, appello, futuro

1 comment

Dario Greggio 15/08/2019 at 21:54

#cancroagliitaliani #morteaibambini

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