Speaker's Corner

Riflessioni sull’Appello di Cerasa alla “Destra non Truce”

Da Liberale classica non sento di appartenere a schieramenti precostituiti, che siano destra o sinistra, ma condivido l’estrema necessità di una formazione politica nuova, liberale e federalista. 

Perché nuova: 

Politicamente stiamo vivendo un’era di mezzo, una transizione tra vecchi modelli e nuovi in cui i vecchi partiti non hanno, e secondo me non avranno più, appeal verso gli elettori; ostinandosi a leggere i risultati elettorali come protesta, ottusità, razzismo o egoismo non si candidano di certo né a essere votati né a rappresentarne le istanze.

Il voto “populista” è trasversale e niente è più fallace di una lettura economica o culturale. Non sono solo i ceti in difficoltà a supportare le formazioni populiste, è una vera questione di rappresentanza e di sfiducia nelle istituzioni. Come sottolineano alcuni studiosi di politica internazionale, gli argomenti che fanno molta presa su vasti segmenti elettorali sono: identità, sicurezza, appartenenza e comunità; argomenti ai quali non si risponde con una misura di spread, un grafico o qualche insulto. 

Perché Liberale

La sinistra ha avuto la sua occasione per generare un forte cambiamento quando la contingenza economica e internazionale era tutta a suo favore, ma ha sprecato il suo enorme capitale di consenso in personalismi e mancette senza investire in alcuna riforma economica strutturale. Avrebbe potuto rilanciare il paese invece ha continuato a soffocarlo sotto una valanga di debito e spesa pubblica assistenzialista. Inoltre argomenti di forte impatto emotivo sono stati trattati con superficialità e alterigia.

L’attuale destra al governo si dimostra altrettanto statalista e dirigista oltre che insensibile a temi di stato di diritto e libertà civili. 

Perché Federalista: 

Il divario nord/sud è stato per troppo tempo sottovalutato o affrontato con sistemi che l’hanno praticamente ampliato. La questione “autonomie differenziate” ha acceso la miccia di un carico di dinamite latente che rischia di spezzare ulteriormente il paese.

La proposta di una riforma in vero senso federalista (solidale ma competitivo) potrebbe riuscire a riunificare le divergenze, correggere errori decennali, stimolare la crescita e, nel contempo, declinare il sovranismo in modo da rendere compatibile la necessità di apertura, competizione e collaborazione tra mercati con la voglia di identità e territorialità degli elettori. Rispetto alla narrazione sovranista, una soluzione federalista, in cui le amministrazioni locali siano autonome e possano gestire burocrazia e finanza in uno stato federale, risponderebbe con rispetto alla sensibilità della popolazione verso appartenenza, sicurezza e comunità. 

L’Italia ha bisogno di una rappresentanza che sappia rispondere razionalmente e con efficacia strutturale alle istanze dei cittadini e alle necessità delle imprese che vogliono poter competere con il resto del mondo e, al momento, di questa razionalità machiavellica non c’è traccia.

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