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Il Governo Renzaleggio

Come previsto, Pd e 5 stelle si stanno avvicinando per sostenere un governo di transizione con lo scopo di rinviare le elezioni almeno fino alla primavera.

Dall’intervista di Renzi oggi al Corriere, sembra che i pretesti siano fondamentalmente due, uno risibile, la riduzione del numero dei parlamentari, e uno serio, evitare l’aumento dell’Iva. Al di là dei contenuti, Renzi ha bisogno di guadagnare tempo per prepararsi alla campagna, se possibile fondando quel partito liberale e progressista che attualmente manca nell’arco costituzionale.

Non è ancora chiaro che tipo di governo Renzi e Casaleggio abbiano in mente, ma è ragionevole supporre si tratti di un esecutivo interamente tecnico, per minimizzare i danni elettorali delle sue azioni.

Ora, come potrebbe tale governo tecnico impedire l’aumento dell’Iva senza innescare dinamiche di esplosione del debito e senza contravvenire ai patti fiscali europei?

Secondo le stime, per coprire le spese programmate da Lega e 5 stelle compatibilmente coi vincoli fiscali servirebbero circa 32 miliardi (compresi i 23 miliardi di mancate entrate eventualmente dovute alla cancellazione dell’aumento dell’Iva).

Per gli “economisti” della Lega, quei soldi avremmo dovuto prenderli a prestito, cioè finanziare interamente le spese con l’emissione di titoli di Stato. Con rendimenti sempre più elevati, visto il timore dei risparmiatori per i rischi di default e ridenominazione del nostro debito. Una strategia insostenibile che ci avrebbe portato in poco tempo alla crisi finanziaria e, forse, all’Italexit, da sempre obiettivo dichiarato della Lega (nonostante la lieve frenata degli ultimi tempi).

Chiaramente un governo tecnico non potrebbe mai percorrere una strada del genere. Il senno del poi suggerisce che anche i leghisti avessero in mente una strategia diversa, molto più semplice di quella annunciata; scaricare su qualcun altro la responsabilità di affrontare il disastro di finanza pubblica creato in appena 12 mesi di governo.

Dunque Pd e 5 stelle sembrano disponibili a venirsi incontro, lasciando sconcertate le rispettive basi, e addossarsi la responsabilità, sia pure indiretta, di aumentare l’Iva oppure tagliare la spesa e aumentare le tasse per 32 miliardi, in ossequio ai nostri impegni con l’Europa (in realtà in ossequio alla sostenibilità delle nostre finanze pubbliche, ma lo capiranno in pochi), alla vigilia di una campagna elettorale che molti vorrebbero trasformare in una sorta di referendum sull’euro.

Non c’è che dire, Salvini è un uomo fortunato.

A meno che, come alcuni più ottimisti di me ritengono possibile, in questi mesi Renzi e i suoi non trovino il modo di disciplinare i 5 stelle, evitare l’aumento dell’Iva e finanziare le misure di spesa gialloverdi senza nuove tasse (magari con il supporto di una Commissione europea più accondiscendente), fondare un partito liberale e progressista che offra nuove soluzioni politiche e una visione alternativa (a quella sovranista) del futuro del paese, mentre Salvini perde consensi perché indebolito dalla perdita del Viminale, dalle indagini sul Russiagate e soprattutto dalla sopravvenuta impossibilità di dettare l’agenda. A me sembra poco probabile, ma spero che abbiano ragione gli ottimisti.

Renzi, corriere, movimento 5 stelle, governo PD cinque stelle

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