Politica interna

I Poteri Pieni e la Costituzione Ubriaca

Non commento quello che proabilmente è solo l’ennesimo slogan populista di chi da mesi vende collanine di vetro colorate al popolo bue, creando falsi nemici, da poter poi sbandierare come vittorie, nascondendo così i reali problemi del disastro italiano.

Voglio invece ricordare chi, e quando, in passato chiese ed ebbe «Pieni Poteri». Non sono un giurista, ma definirei questi come un Diritto di necessità extra-costituzionale dello Stato, in virtù dei quali il governo ottiene ampie libertà per quanto riguarda l’adozione di misure e l’emanazione di ordinanze. La nozione stessa di diritto di necessità extra-costituzionale (cioè privo di basi costituzionali) rende evidente che la collettività si trova in una condizione di emergenza, poiché si sente minacciata nella propria esistenza da pericoli interni o esterni, e non si possono aspettare i tempi parlamentari per l’approvazione di una legge: insomma una guerra. 

Nel nostro passato la prima legge che diede al Fascismo modo di cambiare le istituzioni del Regno fu quella “dei pieni poteri” (Legge 3 dic. 1922, n. 1601, concernente la delegazione di pieni poteri al Governo del re per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione). L’opposizione parlamentare a questa legge fu principalmente dovuta al deputato socialista Giacomo Matteotti (1885-1924), che poco dopo pagò con la vita la sua critica intransigente e documentata all’affermarsi del Regime.

In Germania, il 24 Marzo 1933, fu approvato dal parlamento il “Decreto dei pieni poteri”, che rappresentò il secondo passo – dopo il Decreto dell’incendio del Reichstag compiuto dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (e controfirmato dal Presidente Hindenburg) – per dichiarare lo stato di emergenza e nei fatti instaurare una dittatura utilizzando gli strumenti legali messi a disposizione dalla Repubblica di Weimar.

Salvini, nel suo comizio a Pescara, ha detto: «Chiedo agli italiani se ne hanno la voglia di darmi pieni poteri per fare quel che abbiamo promesso di fare, fino in fondo senza rallentamenti. Se mi candido premier? Questo sicuramente sì. Poi siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie”. No, signor Salvini, lei ha le idee molto confuse: la democrazia non è un mero processo elettorale, ma un insieme di valori che i rappresentati eletti dal popolo hanno a fondamenta di ogni programma di governo, dalla libertà dell’individuio alla salvaguardia e garanzia dei suoi diritti, al rispetto di ogni vita umana. 

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